*ARTICOLI IN ITALIANO

 

Da ' un'occhiata al libro del Dott. Tremblay in prossima uscita "The Code for Global Ethics" (‘Il codice per l’etica globale’) all’indirizzo:

www.TheCodeForGlobalEthics.com

www.LeCodePourUneEthiqueGlobale.com/

(in francese)

 

DIECI COMANDAMENTI

PER UN UMANESIMO GLOBALE

 

(Dr. Rodrigue Tremblay)

 

 

1- proclamare la dignità naturale e l'uguaglianza intrinseca di tutti gli esseri umani.

 

2- rispettare la vita e la proprietà altrui.

 

3- Per praticare la tolleranza e apertura mentale verso le scelte e stili di vita degli altri.

 

4- Condividi con coloro che sono meno fortunati e reciprocamente aiutare chi è nel bisogno.

 

5- Non usare la menzogna, o dottrine spirituali, né il potere temporale di dominare e sfruttare gli altri, e proclamare il principio delle pari opportunità per tutti.

 

6. Cercare la ragione della scienza per comprendere l'Universo e per risolvere i problemi dell'esistenza.

 

7. Mantenere e migliorare l'ambiente naturale della terra - terra, il suolo, l'acqua, l'aria e lo spazio - come patrimonio comune dell'umanità.

 

8 diversi risolvere e conflitti cooperativa senza ricorrere alla violenza e guerre.

 

9. Organizzare lo spazio pubblico in base a principi di libertà e di responsabilità adottando la democrazia politica ed economica.

 

10- Sviluppare la vostra intelligenza e talenti attraverso l'educazione e lo sforzo.

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© tutti i diritti riservati

Il Codice for Global Ethics

il Liber Publishing (ISBN: 978-2-89578-173-8), 2009.

 

 

15.

Settembre 7th, 2011

DOMANDA:

Quali sono le regole da adottare per un’unione monetaria stabile in presenza di una moneta comune?

 

RISPOSTA: di Rodrigue Tremblay (professore emerito di economia presso l’Università di Montreal):

 

1 – In primo luogo, i Paesi membri devono avere strutture economiche e livelli di produttività del lavoro simili, in modo che la moneta comune non appaia sopravvalutata o sottovalutata a seconda della particolare economia del singolo Paese aderente. Un’alternativa è quella di avere un alto grado di mobilità del lavoro fra le economie regionali in modo che i livelli di disoccupazione non rimangano eccessivamente elevati nelle regioni meno competitive.

 

2 – In secondo luogo, se una delle due condizioni di cui sopra non è soddisfatta , l’unione monetaria deve essere guidato da un soggetto politico forte (forse un sistema di governo federale) che sia in grado senza problemi di trasferire fondi dalle economie a surplus fiscale alle economie con deficit fiscale, attraverso fondi gestiti centralmente sotto forma di pagamenti di perequazione fiscale. Questo per evitare le tensioni politiche e di incertezza quando il tenore di vita aumenta nelle ricche economie regionali e cala invece in quelle meno ricche. Infatti, dal momento che i tassi di cambio regionali non possono essere regolati verso l’alto o verso il basso per ristabilire l’equilibrio di ogni Paese membro e dato che la legge del prezzo unico si applica in tutta la zona monetaria, il principale meccanismo di aggiustamento agli squilibri esterni resta quello di contrastare le fluttuazioni nei livelli di reddito ed occupazionali.

 

3 – Una terza condizione per un buon funzionamento dell’unione monetaria è quello di avere la libera circolazione dei capitali finanziari e bancari all’interno della zona monetaria. Questo per assicurare che i tassi di interesse (corretti per il fattore di rischio) siano coerenti all’interno di tale zona e che i progetti produttivi abbiano l’accesso ai finanziamenti ovunque essi avvengano. Negli Stati Uniti, per esempio, l’elevata liquidità nel mercato dei fondi federali consente alle banche (in temporaneo deficit nel controllo di compensazione) di prendere in prestito fondi a breve termine dalle banche che si trovino in una posizione di temporanea eccedenza. In Canada, le grandi banche nazionali hanno filiali in tutte le province e possono facilmente trasferire fondi dalle filiali con fondi in eccedenza alle filiali con fondi in disavanzo, senza intaccare il loro credito o le operazioni di prestito.

 

4 – La quarta condizione è quella di avere una Banca centrale comune la cui politica monetaria si rivolga non solo al controllo dell’inflazione ma anche alla reale crescita economica e dei livelli occupazionali. Tale Banca centrale dovrebbe essere in grado di agire come prestatore di ultima istanza non solo nei confronti delle banche ma anche dei governi della zona monetaria.

 

Sfortunatamente l’Eurozona ha fallito spesso incontrando alcune delle più fondamentali condizioni per il funzionamento di unione monetaria.

 

Guardiamole una ad una.

 

Primo, i livelli di produttività lavorativa (produzione per ora di lavoro) varia sostanzialmente tra gli stati membri. Per esempio nel 2009, se il livello dell’indice di produttività in Germania era 100, in Grecia era solo il 64,4, quasi un terzo più basso. In Portogallo ed Estonia per esempio, era rispettivamente anche più basso tra il 58 e il 47. Questo significa che l’euro, come valuta comune, può sembrare svalutata in Germania ma sopravvalutata per molti altri membri dell’Eurozona, stimolando la rete delle esportazioni nel primo caso ma andando a colpire male la competitività degli altri paesi membri.

 

Secondo, e possibilmente uno dei più importanti requisiti, l’Eurozona non ha il sostegno di una forte e stabile unione politica e fiscale. Questo permette trasferimenti fiscali tra gli stati membri che devono essere fatti con decisioni politiche ad hoc, e questo crea incertezza. Infatti, no ci sono dei meccanismi permanenti di pagamenti equanimi tra forti e deboli economie all’interno della zona. Perciò possiamo dire che non esiste una solidità economica permanente all’interno della zona.

 

Terzo: i progettisti eletti dell’Eurozona per limitare la Banca Centrale Europea ad un suo ruolo strettamente definito, hanno come principale obbligo quello di mantenere la stabilità dei prezzi mentre non hanno responsabilità nella stabilizzazione di tutta la macro economia della zona e di prevenirla se fosse il caso se i governi creassero denaro. Per questa ragione possiamo dire non c’è nell’Eurozona una solidarietà finanziaria istituzionale.

 

Infine, anche se la mobilità ed il lavoro dell’Eurozona è alta, storicamente è molto meno sicura rispetto al caso della unione monetaria americana.

 

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Traduzione di: Nicola Z., 22 marzo 2012.

Fonte: Prof. Rodrigue TREMBLAY, professore emerito di Economia all’Università di Montreal.

1- LA GRÈCE ET L’EURO : Une situation de dette excessive et improductive et d’implosion financière

17/07/2011

http://www.thenewamericanempire.com/francais27.htm

2- Greece and the Euro: A Time of Excessive and Unproductive Debt and of Financial Implosion

7/18/2011

http://www.thenewamericanempire.com/tremblay=1138.htm

 

Dott. Rodrigue Tremblay è professore emerito di economia alla Université de Montréal, può essere contattato all’indirizzo rodrigue.tremblay@yahoo.com.

Visitate il suo blog www.thenewamericanempire.com/blog e il suo sito :

www.thenewamericanempire.com/blog.htm

 

 

14.

2015, anno dei Neocons guerrafondai.

Attenta Europa!

(Prof. Rodrigue TREMBLAY, professore emerito di Economia all’Università di Montreal)

Maria Grazia Bruzzone/La Stampa

06/01/2015

 

“I Neocons spingono continuamente verso confronti, conflitti, e guerre: il 2015 potrebbe essere l’anno in cui molti dei fuochi che hanno acceso esplodono”, scrive Rodrigue Tremblay, economista canadese prof emerito all’Università di Montreal, più moderato ma solo nei toni. E paventa non uno ma due rischi: un’altra crisi finanziaria, oltre a una guerra nucleare, conseguenza della Guerra Fredda ripresa con la Russia.

 

“I neoconservatori o Neocons hanno ormai un controllo quasi integrale del governo Americano sotto la facciata di qualsiasi presidente sia al vertice del paese. Dirigono le politiche americane al Dipartimento di Stato, al Pentagono, al Tesoro e alla Fed, la banca centrale” – scrive il prof canadese, mettendo nel mucchio i falchi sul piano economico, a rigore non propriamente Neocon (ma il concetto è largo, vedi un post del 2004 sul sito del Cfr-Council of Foreign Relations scritto da Max Boot, uno di loro, per smontare tanti ‘miti’ sul gruppo, nel mirino in quel momento a ridosso della guerra in Irak).

 

“Non accadeva prima dell’amministrazione Reagan (1981-89) quando il presidente adottò la politica estera “muscolare” ispirata ai neoconservatori e basata sull’intervento militare all’estero, la guerra preventiva, i cambiamenti arbitrari di regime.

Non se la passavano tanto bene sotto George H. Bush (1989-93) che a un certo punto ne rinnegò i consigli e li considerava “i pazzoidi del seminterrato” ( the crazies in the basement).

 

Paradossaalmente hanno ripreso a contare sotto Bill Clinton (1993-2001) con l’intervento ‘umanitario’ NATO in Kosovo a guida americana e con l ‘irresponsabile smantellamento del Glass Steagall Act (la separazione fra banche commerciali e banche d’affari speculative introdotto negli anni ’30 dopo la Crisi del ’29) che ha spianato la strada alla crisi finanziaria mondiale del 2008 – come hanno riconosciuto molti economisti e lo stesso presidente Obama.

 

Il loro maggior successo tuttavia arriva con George W. Bush e di Dick Cheney (2001-2009) quando hanno persuaso l’amministrazione a lanciare l'intervento in Afghanistan e soprattutto l’invasione dell’ Irak, una guerra ancora in corso oggi, 12 anni dopo. E hanno delineato la cosiddetta ‘ dottrina Bush’ delle ‘guerre preventive’ ( preemptive)e del cambio forzato di regime in altri paesi, per l’interesse nazionale e promuovere la democrazia.

 

E’ l’ideologia dei Neocons puri avanzata tempo prima, quando Paul Wolfovitz era vicesegretario alla Difesa con Bush padre che poi quelle idee ripudiò pubblicamente, e venne pubblicata in vari saggi e scritti del PNAC, Project for the New American Century, il pensatoio fondato nel 1997 da William Kristol e Robert Kagan(quest’ultimo incidentalmente marito di Victoria Nuland la diplomatica che ha ammesso l’intervento americano di un anno fa per ‘cambiare regime’ in Ucraina). Che i due personaggi, e vari altri del gruppo siano ebrei non significa che lo sia il movimento dei Neocons in quanto tale, precisa il post di Cfr   citato). Pur ammettendo la vicinanza politica con l’ala destra israeliana e altri partiti conservatori.

 “Dopo la caduta dell’impero Sovietico nel 1991 i guerrafondai Neoconservatori teorizzarono che non ci dovesse essere nessun ‘dividendo di pace’ per i cittadini Americani (come asserivano 'pacifisti' alla Jimmy Carter, messo infatti subito da parte) e che gli USA dovessero cogliere l’opportunità di diventare la sola superpotenza  militare al mondo e aumentare, non diminuire, la spesa militare. L’obiettivo era stabilire un Nuovo Impero Americano del 21° secolo, sulle orme dell’Impero Britannico del secolo 19°”.

 

“Dopo gli eventi dell’11 settembre e l’arrivo di George W. Bush alla Casa Bianca Wolfovitz, come vice segretario alla Difesa di Rumsfeld era nella posizione migliore per spingere affinché il budget del Pentagono venisse incrementato la spesa militare e la politica estera adottasse una linea più aggressiva.

 

Quel che inquieta – aggiunge il prof Tremblay - è il fatto che nel 2000 il PNAC aveva prodotto un documento intitolato ‘ Rebuilding American Defenses’ (Ricostruire le difese americane, di cui Wolfovitz era un firmatario) che enigmaticamente osservava come solo una ‘nuova Pearl Harbor’ avrebbe fatto accettare agli americani i cambiamenti nella politica militare e di difesa che il gruppo neocon stava proponendo. Poi nel settembre 2001 la ‘nuova Pearl Harbor’ prese per coincidenza la forma degli attacchi delll’11 settembre.

Per il prof. Tremblay, la Guerra Fredda e la sua eventuale degenerazione è solo uno dei due rischi associati ai Neocons. L’altro è un’altra crisi economica che potrebbe essere favorita dal nuovo provvedimento sui derivati passato dal parlamento Usa il 16 dicembre scorso, una legge praticamente scritta da avvocati e lobbisti di Wall Steet e megabanche (il particolare di Citigroup, già ispiratrice della cancellazione del Glass Steagall Act nel 1999) che concede mano libera a banche e assicurazioni per usare i depositi assicurati dal governo per agire speculativamente sul mega-galattico mercato dei derivati, cancellando i pur timidi limiti introdotti dalla riforma di Wall Street, il Dodd-Frank Act del 2010 promossa da Obama .

 

-Un altro colpo di mano finanziario sotto un presidente Democratico, dopo l’abolizione del Glass-Steagall Act  firmata da Bill Clinton, consigliato dal suo ministro del Tesoro Robert Rubin e del suo vice Larry Summers, entrambi per anni a libro paga di megabanche. Rubin passò a la palla a Summers proprio nel 1999  per spostarsi… a Citigroup dove guadagnò in 10 anni $126 milioni.

 

-Così come fu Clinton sia a tradire la promessa fatta da Bush padre a Gorbachev di non allargare la NATO a est, sia a promuovere l’intervento in Kosovo per “ragioni umanitarie”, un importante precedente nella strategia dell’Alleanza che in quegli anni si andava ampliando proprio a est e trasformando da strumento di difesa in strumento di offesa, per ‘ragioni umanitarie’, appunto, o per ‘promuovere la democrazia’, o per ‘difendere dal terrorismo’.  

 

Una politica suggerita dai Neocons, scrive Rodrigue Tremblay, e proseguita da Bush figlio come da Obama, che pure all’inizio del primo mandato sembrava – almeno a parole - voler voltare pagina. Come dire che presidenti e amministrazioni, siano Democratici o Repubblicani, alla fine contano poco, altre sono le forze in gioco e i corposi interessi che le muovono.  

 

Ma qui siamo già al secondo rischio, quello di una guerra nucleare col riaccendersi della Guerra Fredda con la Russia.

 

CONCLUSIONE

 

“Se gli affari del mondo volgessero al peggio nel 2015, il mondo dovrebbe almeno sapere dove puntare il dito per additare i colpevoli". I toni di Tremblay sono didascalici come si addice a un professore.“ Molte persone pensano che gli eventi del mondo si verifichino per puro caso e che non sia alcuna pianificazione dietro di essi. Sbagliatissimo. Cattive politiche dei governi, misfatti, operazioni false flag o semplici errori di calcolo sono spesso causa di crisi geopolitiche, siano finanziarie, economiche o militari.

Non c’è bisogno di essere complottisti per rendersene conto, aggiungiamo.

 

“Sta diventando sempre più evidente anche fra i poco o male informati di noi, che la rinascita della Guerra fredda con la Russia è stata progettata da Washington e che la Russia non è l’aggressore (come la propaganda ufficiale vuole che crediamo) ma ha reagito a un’intera serie di provocazioni guidate dagli USA” - scrive ancora Tremblay.

 

Perché tanti interventi di destabilizzazione nel mondo decisi dal governo Usa e a chi giova questa instabilità voluta? E’ una buona domanda che gli americani dovrebbero porsi".

 

“A livello nazionale, l’economia americana deve continuare ad essere guidata dai banchieri? A livello internazionale, il governo deve continuare la politica che mira a spingere la Russia nell’angolo e a distruggerne l’economia? Sono azioni di guerra. I cittadini americani sono d’accordo? Chi se ne gioverà di più e chi perderà di più se ci sarà una guerra nucleare con la Russia? Dal momento che l’Europa si troverebbe in prima linea, a queste domande si dovrebbe rispondere anche in Europa".

 

“Il mondo oggi ha disperatamente bisogno di una comunità internazionale governata da leggi, non di un impero mondiale sciovinista che guarda solo ai propri limitati interessi.“

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Rodrigue Tremblay è una personalità eclettica del panorama culturale canadese. Economista, umanista, politico, è professore emerito di economia all’Università di Montréal, autore di diversi saggi e articoli e titolare del blog The New American Empire

 

 

13.

Tre cruciali decisioni di Bill Clinton

Del Prof. Rodrigue TREMBLAY

(professore emerito di Economia all’Università di Montreal)

(Il 15 agosto 2014)

 

“Ho detto, nel 1936, che il problema non era il patto della Società delle Nazioni, ma prima di tutto le questione della moralità internazionale… La Carta delle Nazioni Unite esprime benissimo le aspirazioni più nobili dell’uomo: il rifiuto di ricorrere alla forza per regolare i conflitti fra Stati; la difesa dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali per tutti, senza distinzione di razza. sesso, lingua o religione; salvaguardia della pace e della sicurezza nel mondo“. Hailé Sélassié (1892-1975): discorso all’ ONU, 6/10/1963.

 

 “La bellezza della legge Glass-Steagall, dopotutto, è semplice: le banche non dovrebbero speculare con i depositi bancari garantiti dallo Stato. Anche un bambino di sei anni lo capirebbe…“. Luigi Zingales, A capitalism for the people, 2014.

 

“Oggi il Congresso americano ha votato una legge che ringiovanirà le regole che hanno retto i servizi finanziari dalla Grande Depressione, rimpiazzandole con un sistema degno del XXI secolo… Questa storica legge permetterà alle imprese americane di partecipare pienamente alla nuova economia“. Lawrence Summer, Segretario del Tesoro americano, 12/11/1999.

 

 “Siamo coscienti che l’adesione alla NATO di una Germania unificata solleva complesse questioni. Per noi, tuttavia, una cosa è certa: la nato non dovrebbe estendersi all’Est“. Hans-Dietrich Genscher, Ministro degli esteri tedesco, il 10/2/1990, a conferma di una promessa fatta alla Russia che la NATO non si sarebbe estesa all’Est.

 

 “Penso che sia l’inizio di una nuova Guerra Fredda. Penso che i russi poco a poco reagiranno molto negativamente e ciò si ripercuoterà sulle loro politiche. Penso che sia un grave errore. Non c’era ragione perché ciò accadesse… Denota una flagrante mancanza di comprensione della storia russa e della storia sovietica. Certamente ci sarà una reazione negativa da parte della Russia e [i fautori dell'espansione NATO] diranno che vi avevano avvisato che i russi sono fatti così. – ma è semplicemente falso“. George F. Kennan, diplomatico americano, esperto della Russia (1998, dopo il voto del senato americano per l’espansione della Nato alla Polonia, l’Ungheria e la Repubblica Ceca.

 

Un nuovo libro americano sostiene che gli uffici del presidente Clinton furono messi sotto ascolto a vantaggio del governo israeliano e del suo primo ministro Netanyahu. Il libro spiega anche come Netanyahu ha potuto servirsi delle registrazioni legate allo scandalo sessuale del presidente americano per persuaderlo a liberare la spia israeliana Jonthan Pollard, arrestato nel 1985 con l’accusa di spionaggio. In realtà, tutto indica che le attività israeliane di spionaggio siano una prassi abituale negli Stati Uniti e non solo.

 

E’ comprensibile che l’americano medio non apprezzi l’idea di un Presidente americano e altri ministri del suo governo siano messi sotto ascolto e ricattati da parte di un paese straniero. A questo si aggiunge la recente scoperta che la CIA, che opera in stretto coordinamente con il Mossad israeliano, ha spiato i senatori americani, in violazione delle leggi e della costituzione americane.

Tutto questo porta a considerare più attentamente certe decisioni prese dall’amministrazione Clinton, quindici anni fa, le cui conseguenze sono tutt’ora operanti.

 

Ci sono tre grandi crisi in corso oggi le cui origini possono essere ricondotte ai suoi mandati (1992-2000), in particolare alle decisioni prese durante il secondo. La gente ha la tendenza a dimenticare questioni del genere, e preferisce concentrarsi sull’attualità. Spesso tuttavia ciò che succede sotto i nostri occhi si è preparato nel corso di diversi anni, per svilupparsi molto tempo dopo che gli iniziatori hanno abbandonato la scena politica. Quello che l’amministrazione Bush ha fatto e quello che fa oggi l’amministrazione Obama non sono che il seguito delle politiche implementate da Clinton.

 

1)        La guerra del Kosovo e la marginalizzazione dell’ONU – 1999


 

Il caos che deriva dalle numerose guerre in corso oggi nel mondo, in violazione diretta della Carta delle Nazioni Unite, è dovuto in gran parte al precedente del Kosovo, invocato da Clinton per lanciare gli USA in una guerra “umanitaria” contro la Serbia.

L’obiettivo delle Nazioni Unite è proclamato solennemente dal preambolo della Carta: “Noi, popoli della Nazioni Unite, decisi [...] a salvare le future generazioni dal flagello della guerra [...] e per tali fini [...] assicurare, mediante l’accettazione di principi e l’istituzione di sistemi, che la forza delle armi non sarà usata, salvo che nell’interesse comune[...]“.

 

Come Ban Ki-Moon ha ricordato, la Carta delle Nazioni Unite, sottoscritta da tutti i paesi membri, stabilisce che “l’utilizzo della forza è legale solo in caso di legittima difesa [contro un attacco armato] o con l’autorizzazione [ufficiale] del Consiglio di Sicurezza dell’ONU“. Si tratta di Diritto internazionale, e la Carta dell’ONU è la base stessa di questo diritto.

 

Il capitolo VII della Carta vieta espressamente ogni guerra che non sia condotta per mantenere o ristabilire la pace internazionale (art 42) o per legittima difesa, sia individuale che collettiva (art 51). Non esistono eccezioni per guerre “preventive” e/o “umanitarie” o per qualunque altro tipo di guerra d’aggressione.

 

Tuttavia, nel 1998 e 1999, il governo democratico di Clinton decise unilateralmente di intervenire nella guerra del Kosovo, senza un mandato esplicito del Consiglio di sicurezza, sostituendo per la prima volta la stretta legalità con l’argomento arbitrario ed extra-giudiziario della legittimazione politica per ragioni “umanitarie” e per la salvaguardia dei “diritti umani”. Ciò, senza nemmeno l’autorizzazione da parte del Congresso americano, dal momento che l’amministrazione Clinton ritenne che un ricorso alla NATO era sufficiente per giustificare l’intervento militare (in questo caso costituito da soli interventi aerei [con utilizzo di base e spazio aereo italiani, autorizzato dal governo d'Alema]).

 

Quella del Kosovo è stata definita come “la prima guerra fondata su valori”, ed ha aperto il vaso di Pandora delle guerre facoltative, in opposizione al quadro giuridico internazionale della Carta.

 

Da quell’intervento, che avallava l’intervento militare unilaterale per motivi umanitari, questo genere di guerra d’aggressione è diventata più una questione politica che legale, perché i grandi paesi [o meglio: l'unica grande potenza insieme ai suoi satelliti] possono decidere una guerra a seconda della loro specifica visione di “interesse nazionale”. In altre parole, il mondo è tornato a un’epoca antecedente al 1945, cioè prima della creazione dell’ONU, quando i paesi imperialisti potevano decidere di scatenare una guerra se stimavano loro interesse nazionale farlo.

 

La decisione dell’amministrazione clintoniana di privilegiare la NATO a svantaggio della Carta, segna l’inizio della marginalizzazione dell’ONU come quadro di riferimento giuridico per impedire le guerre. Questa marginalizzazione ha reso il mondo, di fatto, meno sicuro.

 

2)        L’abrogazione del Glass-Stegal Act, 1999


 

Negli anni ’90 le più grandi banche americane lanciarono una costosa campagna pubblica (300 milioni di dollari) per l’abrogazione della legge bancaria in vigore dalla Grande Depressione degli anni ’30, conosciuta come Glass-Stegal Act. Questa importante legge del 1933 era il baluardo contro la speculazione finanziaria, perché impediva alle grandi banche di speculare con i depositi bancari assicurati dallo Stato. Più precisamente, rendeva illegale ogni collegamento tra banche d’affari – specializzate nella sottoscrizione speculativa di valori mobiliari – e banche commerciali autorizzate alla raccolta del risparmio.

 

L’influente lobby dei banchieri americani, alcuni dei quali occupavano posti strategici nell’amministrazione Clinton (come Robert Rubin, già vice-presidente della Goldman Sachs e all’epoca Ministro delle finanze), sosteneva tuttavia che dai tempi della Grande Depressione le cose erano cambiate, e che i vincoli imposti dalla legge sulle loro attività impedivano la creazione e la vendita di nuovi prodotti finanziari, non solo negli Stati uniti ma in tutto il mondo, pregiudicando la loro competitività internazionale.

 

All’inizio Clinton si mostrò riluttante all’idea di abolire una legge che per tanto tempo aveva efficacemente impedito il ripetersi di abusi bancari come quelli che si erano verificati prima della Grande depressione. Tuttavia enormi pressioni politiche, interne ed esterne, lo costrinsero alla fine a firmare l’atto che modificava quelle regole, il 12 novembre 1999, il Gramm-Leach Bliley Act. La nuova legge permetteva la fusione fra banche commerciali, banche d’affari, società mobiliari e compagnia d’assicurazione senza che la SEC (Security and Exchange Commission) o qualunque altro organismo di controllo avesse il potere di regolamentare i nuovi soggetti.

 

Le super-banche e le grandi compagnie assicurative non persero tempo ad approfittare della nuova de-regolamentazione. Nuove strutture finanziare alla “Ponzi” apparvero come in passato, quale era logico attendersi.

I nuovi giganti finanziari si presentarono con innovativi prodotti – i “derivati” – che alla lunga si sono rivelati altamente tossici e hanno scatenato la crisi finanziaria dei subprimes  del 2007-2008.

Oggi sappiamo che quella crisi ha comportato perdite di reddito e patrimonio di svariati miliardi di dollari per le famiglie americane, e forzato il governo americano a sovvenzionare con centinaia di miliardi le super-banche per evitarne il fallimento.

 

Il risultato è stato un enorme trasferimento di ricchezza dalla popolazione in generale al settore bancario, nonché l’indebolimento dell’economia americani per diversi anni a venire.

 

3)        La violazione dell’impegno NATO

 

Come la dichiarazione del ministro tedesco Genscher conferma, è comunemente ammesso che dopo la dissoluzione del Patto di Varsavia, all’inizio degli anni ’90, e dopo la riunificazione tedesca, era inteso – se non altro in termini di impegno implicito – che la nato non avrebbe approfittato della nuova situazione per circondare militarmente la Russia allargandosi verso l’Est.  Per esempio, nel corso di un incontro tra il Segretario di stato James Baker e il Ministro degli esteri tedesco Genscher, il 10 febbraio 1990, i due convennero che non ci sarebbe stato alcun allargamento a Est della NATO.

 

Era questo il convincimento di Mikhail Gorbatchev, ancora presidente dell’URSS, quando affermava di avere ricevuto l’assicurazione che la NATO non si sarebbe allargata verso l’Est “di un solo pollice”.  L’ambasciatore americano a Mosca dell’epoca, Jack Matlock, ha confermato pubblicamente che  Mosca aveva ricevuto un “impegno chiaro” su questo punto. L’errore di Gorbatchev fu quello di prendere per buone le assicurazioni verbali dei politici occidentali anziché esigere un accordo più formale [o forse non era più politicamente in grado di esigerlo].

 

Rimane il fatto che gli impegni tennero qualche anno, fino a quando Clinton, in piena campagna elettorale, il 22 ottobre 1996 espresse l’auspicio di un allargamento della NATO alla Polonia, all’Ungheria e alla Cecoslovacchia.  E’ stato Clinton, quindi, che in cerca di un vantaggio elettorale pensò bene di disattendere gli impegni del suo predecessore. Il seguito è noto. L’alleanza militare NATO, da essenzialmente difensiva, è stata trasformata in offensiva, sotto ancor più stretto controllo americano. L’espansione all’Est non si è fermata con la Polonia, l’Ungheria e la Cecoslovacchia, ma incorpora ora paesi come l’Albania, la Croazia, la Lettonia e la Slovenia, spingendo la propria struttura militare sino ai confini con la Russia.

 

I recenti tentativi di includere anche l’Ucraina non sono che il prosieguo di una politica aggressiva di espansione della Nato che mira a isolare la Russia.

 

E’ stato dunque Clinton, senza dubbio sotto l’influenza dei neo-conservatori americani, a soffocare la speranza che molti avevano di vedere i paesi occidentali approfittare di un “dividendo di pace” quale si prospettava con la fine della Guerra fredda e della minaccia sovietica.

 

Conclusione

Il disordine planetario di questo primo scorcio di secolo, la crisi finanziaria 2007/2008 che ha devastato migliaia di persona [e quella economica conseguente, che sta tuttora devastando intere popolazioni e di cui ancora non si vede la fine], il ritorno inatteso della Guerra fredda: tre fenomeni del nostro tempo la cui origine risale alle miopi decisioni di breve periodo prese dal governo Clinton negli anni ’90.

 

I mediocri governi americani di Bush e Obama non hanno fatto altro che spingere più avanti, peggiorandole, le politiche disastrose implementate all’inizio da quella amministrazione. Una realtà di cui gli storici dovranno tenere conto per capire la logica degli eventi che hanno portato al caos attuale.

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Rodrigue Tremblay è una personalità eclettica del panorama culturale canadese. Economista, umanista, politico, è professore emerito di economia all’Università di Montréal, autore di diversi saggi e articoli e titolare del blog The New American Empire [http://www.thenewamericanempire.com/italiano.htm].

[http://www.thenewamericanempire.com/tremblay=1161.htm]

 

Traduzione di Mauro Poggi

http://mauropoggi.wordpress.com/2014/11/04/rodrigue-tremblay-tre-cruciali-decisioni-di-clinton/

 

 

 

12.

 

Il "Grand Design" neocon americani: esso spiega le apparenti incoerenze e le gaffe di politica estera di Barack Obama.

DEL Prof. Rodrigue TREMBLAY (professore emerito di Economia all’Università di Montreal)

15 luglio 2014

 


"Io credo nell'" eccezionalismo americano "con tutto il mio essere. Ma ciò che ci rende unici, non è tanto la nostra capacità di ignorare le norme internazionali e violare lo Stato di diritto; piuttosto è il nostro desiderio di affermarli attraverso le nostre azioni. "

Il presidente Barack Obama
29 maggio 2014 discorso di laurea presso l'Accademia Militare di West Point


 

"La guerra è la più tragica e la più stupida follia del genere umano; l'atto di incoraggiarla o causarla deliberatamente è un crimine efferato contro tutta l'umanità. "


Il presidente Dwight Eisenhower
Discorso di laurea presso l'Accademia Militare di West Point nel 1947

 


"Politicamente parlando, il nazionalismo tribale ancora insiste che il suo popolo è circondato da" un mondo di nemici ", e che è una situazione di" uno contro tutti ", e che c'è una differenza fondamentale tra questa persone e tutti gli altri. Egli sostiene che la sua popolazione è unico, speciale, incompatibile con tutti gli altri, e lui nega persino la possibilità teorica che ci possa essere comune a tutta l'umanità prima di essere utilizzato, per distruggere l'umanità della diritti. "

Hannah Arendt (1906-1975), Le origini del totalitarismo, 1951

"Un impero è dispotismo, e un imperatore è un despota, soggetto ad alcuna legge o limitazione, ma solo per sua volontà; è una forma di tirannia che supera quella di una monarchia assoluta. Infatti, anche se la volontà di un monarca assoluto fanno legge, deve ancora essere approvato dai suoi dettami in Parlamento. Anche questa formalità non è richiesta nel caso di un impero. "


John Adams (1735-1826), 
Secondo presidente degli Stati Uniti


 

Sono solo io ad avvertire un certo disagio, ascoltando il discorso di Barack Obama, e la sensazione che abbiamo davanti a noi un attore che interpreta il ruolo di un presidente americano che legge attentamente il copione che lui era consegnato? Sempre più spesso, infatti, abbiamo la netta impressione che Barack Obama ha adottato la postura di un George W. Bush, ma questa volta, democratico. Chi scrive i suoi discorsi sembrano avere la stessa mentalità aggressiva rispetto a quelli che hanno scritto il discorso di George W. Bush e Dick Cheney, dodici anni fa.

Questo probabilmente non è una coincidenza, perché neocons influenti ora occupano posizioni chiave nell'amministrazione delle posizioni di Barack Obama come è stato il caso sotto George W. Bush, poi hanno fatto tutto quanto in loro potere perchè gli Stati Uniti si impegnno in una guerra illegale contro l'Iraq, come anche cercato di spingere gli Stati Uniti in un confronto militare con l'Iran e come stanno ora cercando di provocare un conflitto militare con la Russia . E 'un enigma capire come i neocon americani possono facilmente infiltrarsi negli amministrazioni statunitensi, sia repubblicani che democratici, e svolgere il ruolon di fomentatori disturbi!

Conosciamo bene il "Grand Design" dei neo-conservatori americani. Esso mira essenzialmente a usare il potere militare degli Stati Uniti per rimodellare il Medio Oriente, negli interessi di Israele e dei suoi alleati. E i neocon sono stati abbastanza gentile di pubblicarlo. In effetti, si tratta di un piano che è stato sviluppato e presentato in molte relazioni, a partire dal famoso rapporto "Clean Break" del 1996 e quelli del Progetto per un Nuovo Secolo Americano.
(PNAC), un'organizzazione creata nel 1997, ed i cui fondatori sono diventati esponenti di spicco della Bush-Cheney. Nessuno può capire la politica estera degli Stati Uniti senza leggere queste relazioni.
I Neocons americani si presentano oggi sotto due nuovi steme o l'iniziativa politica estera (Foreign Policy Initiative) e la Fondazione per la Difesa delle Democrazie (Fondazione per la Difesa delle Democrazie).

È importante sottolineare che i neocon sono riusciti negli ultimi anni, nonostante il clamoroso fallimento della loro politica di guerra contro l'Iraq, a diventare molto influente all'interno dell'amministrazione del presidente Barack Obama, in particolare il Dipartimento di Stato , dove sono stati protetti dalla ex Segretario Hillary Clinton. Questi neoconservatori e loro alleati politici,sono quelli che sono la principale forza intellettuale dietro la politica estera degli Stati Uniti, che ha provocato la disastrosa e incoerenti politiche americane in Medio Oriente come in Europa orientale, come quelle che sono state osservatae per una quindicina di anni.

Sul suo volto, questo è un progetto che ha ben poco a che fare con gli interessi fondamentali degli americani comuni, e tutto a che fare con quelle di alcuni soggetti stranieri e nazionali, a cominciare con lo Stato di Israele a causa della sua grande influenza sulla politica interna degli Stati Uniti e lo stato sunnita dell'Arabia Saudita a causa del suo ruolo cruciale nella determinazione del prezzo internazionale del petrolio.

E 'anche un progetto che si adatta molto bene con gli interessi del complesso militare-industriale americano, che deve contare su un ambiente di "guerre preventive" nel contesto di una guerra permanente per giustificare gli enormi bilanci annuali difesa.

Il progetto neocon si basa sul vecchio principio del "divide et impera" (o in latino, "divide ut Realms" o "divide et impera"). Questo a volte è necessario per creare il caos politico in cui prevale la stabilità. Infatti, si sta creando il caos che neocon vogliono per raggiungere i loro obiettivi. In Medio Oriente, soffiano sul fuoco del conflitto settario tra i vecchi musulmani sunniti e sciiti, in modo da provocare la caduta di governi ostili e costringendo anche la disintegrazione di interi paesi, al fine di un migliore controllo e questo, quali che siano gli enormi costi umani derivanti per le popolazioni locali.

Ad esempio, può sembrare assurdo per l'amministrazione Obama di armare e sostenere i gruppi ribelli islamisti fanatici in Siria contro il governo di Assad, poi combatterle con droni e marines quando si aventurano in Iraq. Tuttavia, questa politica bizzarra sembra abbastanza razionale agli occhi dei neocon, se incoraggiano sunniti e sciiti ad uccidirsi a vicenda e il paese dell'Iraq è frammentato in più parti. Ecco perché io uso il termine "incongruenza apparente" nel titolo di questo testo, perché ovviamente quello che è inconsistente dal punto di vista americano,non lo è del punto di vista neocon .

In Europa, i neocon hanno convinto il presidente Obama piuttosto ingenuo di far rivivere la vecchia guerra fredda con la Russia, per sfruttare la relativa debolezza di quest'ultimo paese. Tali tensioni causato artificialmente hanno consentito agli Stati Uniti di consolidare la loro influenza sull'Unione europea (UE) e facilitare la trasformazione di un estesa alleanza militare sotto il controllo degli Stati Uniti rendendo piu facile il riorientamento della NATO allargata e recentrata come una alleanza 'offensiva, in modo da bypassare le richiesta dellle Nazioni Unite, e per giustificare l'intervento militare degli Stati Uniti all'estero.

Tuttavia, questo è perché la strategia dei neo-conservatore è spesso in conflitto con gli interessi economici e politici degli Stati Uniti fondamentali, sia all'interno che all'estero, il progetto neoconservatore di portare successive guerre in Medio Oriente ed Europa dell'Est fa apparire la politica estera di Obama in modo incoerente e così contraddittoria. Elaboriamo un po 'su quest'ultimo punto.

 

1 - In primo luogo, considerare la situazione caotica prevalente attualmente in Siria, Libia e Iraq. Grazie all'azione delle milizie islamiche armate e ben supportati dall'esterno, questi paesi sono devastati dalla guerra civile, che può facilmente portareli alla disintegrazione politica e al declino economico.

Ma chi beneficia di un tale disordine in questa parte del mondo, ricco di petrolio? Certamente non i lavoratori ei consumatori americani che devono pagare alla pompa prezzi gonfiati della benzina e le tasse elevate per finanziare tutte queste guerre. Gli interessi economici delle grandi compagnie petrolifere americane attive nella regione possono anche essere minacciati.

Tuttavia, oer i neocon americani, un tale caos permanente è di natura a rallegrarli perché è probabile che serve alcuni degli loro nteressi geopolitici, soprattutto quelli di Israele, il cui vantaggio geopolitico ammesso è quello di indebolire gli stati islamici confinanti e addirittura di spezzarli in entità più piccole. E 'la stessa Arabia Saudita sunnita a beneficiare di prezzi più alti per il suo olio e che vede di un buon occhio l' indebolimento degli stati sciita loro concorrenti in Medio Oriente (Iran, Iraq e il loro alleato la Siria).

Infatti, i prezzi gonfiati per il petrolio sono una delle cause della stagnazione economica sulla attualmente prevalente negli Stati Uniti e in Europa, mentre la possibilità che le milizie islamiche possono attaccare e prendere il controllo dei giacimenti petroliferi in questi paesi va contro gli interessi delle compagnie petrolifere americane.

Questo spiega in parte perché l'amministrazione Obama deve fare i conti con esigenze contrastanti fatte da vari interessi politici ed economici, e diventa sempre più difficile soddisfare tutti, anche se è una marcata tendenza del presidente Obama a prestarsi a un tale esercizio.
Da qui, le evidenti incongruenze e contraddizioni nella sua politica estera.

A volte Barack Obama agisce come se ha approvato la strategia machiavellica deineocon americani di destabilizzare la maggiore parte dei paesi musulmani del Medio Oriente a favore di Israele e dell'Arabia Saudita. Basti considerare tutto il sostegno finanziario e militare che il governo americano ha fornito a organizzazioni terroristiche al fine di provocare "cambio di regime" in Iraq, in Siria, e come ha fatto anche in Libia .

Ricordiamo che lo scorso settembre, il presidente americano Barack Obama si era comformato alle raccomandazione dei suoi consiglieri neocon e ha deciso di bombardare il paese della Siria, il governo di Assad che è stato considerato troppo vicino al Iran prima di rendersi conto che tutta la cabala di giustificazioni per una tale operazione, del tutto illegale, era una operazione sotto falsa bandiera, cioè, un inganno

A volte, anche i costi economici di una tale politica di instabilità provocate sono considerati troppo alti e un timido Obama, per il dispiacere dei suoi consiglieri neocon riluttanti ad attuare pienamente il piano malvagio di quest'ultimi. Il presidente Obama diventa il bersagliodei media neocon negli Stati Uniti, che lo presentano alora come un personnagio debole", inesperto ed esitante,il che ovviamente contribuisce alla sua impopolarità crescente.

2 - In secondo luogo, considerare ora la nuova guerra fredda che i neocon sono riusciti a far rivivere in Europa. E 'ancora affascinante vedere i neocons cercare di tornare un quarto di secolo indietro e riprendere la loro campagna contro la Russia con la loro politica di accerchiamento geopolitico e militare di quest'ultimo paese, circondendolo di missile e spingendo i suoi vicini al confronto. Questo è il risultato degli investimenti che sono stati fatto dagli Stati Uniti per attuare la politica neocon di "cambio di regime" in Ucraina, ruescendo con la forza un governo legittimamente eletto e questo, pochi mesi prima delle elezioni generali. La democrazia svanisce quando gli interessi geopolitici entrano in giocco

Chi quindi chi sono i beneficiare di questi rinnovate tensioni e caos orchestrati? Certamente non l'ordinario americano o europeo. Tutti questi problemi possono solo danneggiare la salute economica del America ed Europa. Le principali profittatori sono piuttosto i costruttori dell'impero e trafficanti di armi, e tutti coloro che amano pescare nel torbido.

Conclusione

E 'deplorevole che il presidente Barack Obama non e' stato in grado di fare la propria politica estera degli Stati Uniti con coerenza e credibilità di principi i e obiettivi chiari, e dovette fare affidamento sulle stessi neocons screditati dell'era Bush-Cheney per loro consigli. Pertanto, egli stesso e il suo governo si sono messi al servizio di influenze diverse e contrastanti, che le spingono a volte in una direzione, ora in un'altra direzione. Questo si chiama una mancanza di visione e di una mancanza di leadership.

Forse non è troppo tardi per il presidente Barack Obama per riprendere le cose in mano, durante il secondo mandato, e cessa di emulare George W. Bush e Dick Cheney e la loro visione egemonica rovinosa. L'ultima cosa di cui il mondo ha bisogno oggi è una terza guerra mondiale.

Per questo, però, dovrebbe espellere tutti i neo-conservatori che sono saliti a posizioni di potere e di processo decisionale nel suo governo. Se lui non ha il coraggio di farlo, lasciara il segno di uno dei peggiori presidenti americani, su un piano di parità in questo con George W. Bush.

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Rodrigue Tremblay è professore emerito di economia alla University of Montreal, può essere contattato all’indirizzo rodrigue.tremblay@yahoo.com.

Visitate il suo blog www.thenewamericanempire.com/blog e il suo sito :

www.thenewamericanempire.com/

E’ autore del libro 'The New American Empire'.

Potete avere informazioni sul suo prossimo libro, “The Code for Global Ethics” sul sito www.TheCodeForGlobalEthics.com/

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(in francese)

http://www.thenewamericanempire.com/francais35.htm

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(Traduzione di Michel Ulisiad

 

 

 

11.

 

L’IDOLATRIA DEL FUCILE NELLA CULTURA AMERICANA D’OGGI

 

6 febbraio 2011

 

L’IDOLATRIA DEL FUCILE NELLA CULTURA AMERICANA D’OGGI

DEL PROF. RODRIGUE TREMBLAY (professore emerito di Economia all’Università di Montreal)

Postato il Sabato, 05 febbraio 2011

“Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario!”

George Orwell

 

Sosteniamo la causa di un’America libera dalla violenza armata, dove tutti gli americani vivono sicuri nelle loro case, a scuola, al lavoro e nelle nostre comunità. Come Brady Campaign lavoriamo per far promulgare ed entrare in vigore leggi, regolamenti e politiche pubbliche sulle armi attraverso un attivismo che parte dal popolo, sostenendo l’elezione di pubblici ufficiali che siano a favore di leggi contro le armi, e incoraggiando la pubblica consapevolezza della violenza armata”.

Missione ufficiale del Brady Center per la Prevenzione della Violenza Armata[1].

Possiamo davvero affermare che il motto dell’attuale generazione americana è “In Guns We Trust” ? Questa è sicuramente l’impressione che si ha se prendiamo in considerazione gli ultimi avvenimenti.

Attualmente in America c’è una ossessione poco sana per le armi, una forma di idolatria delle stesse come strumento utile per appianare le differenze tra individui. Sembra che, in modo crescente, ogni qualvolta un individuo si sente mancato di rispetto la reazione sia spesso quella di affidarsi alle armi per sistemare le cose. Le prove di spaventosi incidenti legati all’impiego di armi sembrano moltiplicarsi e accadere su base giornaliera nell’attuale clima culturale americano. Un dipendente scontento esce dal lavoro; va a casa, irrequieto, prende il fucile e torna in azienda per mettere a segno il suo piano: uccidere delle persone in una sparatoria scatenata. Uno squilibrato estremista politico manifesta contro un candidato che viene comunque eletto; l’estremista, deluso, imbraccia il fucile che si è procurato senza fatica, spara al politico e uccide un’altra mezza dozzina di persone. Un fervido fanatico religioso si mette in testa che in qualche modo la sua religione e i suoi adepti non sono ben visti: imbraccia il suo fucile e apre il fuoco a caso contro tutti quelli che gli si trovano attorno. Studenti frustrati che prendono dei brutti voti a scuola o che vengono emarginati dai compagni tornano a casa, prendono i fucili dei loro genitori e ammazzano gli insegnanti e qualche compagno.

Ci sono anche dei ragazzini disturbati di dieci anni che ricorrono alle armi perché sono stati sgridati dai genitori. Le armi le tengono ben nascoste nelle loro stanze e le puntano contro la madre o il padre. Molto lontano dal comandamento ‘Onora il padre e la madre’.

Sembrerebbe quasi che ci sia una crisi omicida da arma da fuoco negli Stati Uniti, ma l’idea che ci sia bisogno delle armi nella vita quotidiana di ogni individuo è così ben radicata e diffusa da determinare il persistere di uno stato di negazione collettiva. Duecento anni fa la maggior parte della popolazione viveva nelle fattorie. E’ comprensibile come i fucili fossero allora una necessità, sia per la caccia sia per finalità di protezione del singolo all’interno di un ambiente ancora selvaggio e relativamente poco regolamentato. Al giorno d’oggi, la gran parte delle persone vive in aree urbane sviluppate dove la caccia non è permessa. A che cosa si ricollega quindi questo bisogno di armi da fuoco, se non a quello di sparare alla gente?

C’è naturalmente il mito persistente che gli americani hanno il ‘diritto’ di accumulare grosse quantità di armi e di utilizzarle. E anche questa cosa sembra un retaggio dei tempi passati in cui la giovane repubblica americana era minacciata dai suoi precedenti padroni inglesi e correva il rischio di perdere l’indipendenza appena acquisita a seguito di un’invasione britannica. In quell’epoca era diffusamente percepita la necessità di poter creare rapidamente una milizia in grado di difendere il territorio, e i contadini armati avrebbero potuto assolverla. Questa è l’interpretazione logica che può essere data al Secondo Emendamento della Costituzione americana del 1789, il quale recita: “Essendo necessaria alla sicurezza di uno Stato libero una ben organizzata milizia, il diritto dei cittadini di detenere e portare armi non potrà essere infranto”.

L’implicazione più logica è che si possa prendere qualche necessaria precauzione per difendere lo stato con una milizia armata ‘ben organizzata’, in un’epoca nella quale il governo federale americano era percepito come debole e incapace di allestire una risposta militare federale a un’invasione esterna o a una rivolta armata interna, e questo non dovrebbe impedire agli stati di creare gruppi armati per mantenere l’ordine. Questo era il clima costituzionale del tempo. – Le disposizioni della Costituzione americana non erano strutturate per essere una licenza aperta a tutti gli individui di armarsi, di ricorrere alle armi a loro piacimento e di costituire a piacimento una milizia singola ‘non regolata’.

Un’interpretazione così estensiva e stravagante in un contesto urbano moderno costituirebbe sicuramente la ricetta per l’anarchia politica e sociale. Inoltre, nei nostri giorni, il governo federale americano ha il pieno controllo della potente organizzazione militare americana e non ha nessun bisogno di milizie private per difendere il territorio. Oggigiorno poi le guardie di stato nazionali hanno di fatto preso il posto che le milizie private dell’ultim’ora avrebbero potuto occupare in passato. Oggi non c’è nessun bisogno di avere un esercito privato disponibile all’occorrenza per la difesa del territorio.

Ciononostante, alcuni giudici delle corti americane hanno stabilito, supportati in questo da alcuni politici, che il diritto vecchio di cent’anni di formare delle milizie ‘ben organizzate’ e di portare armi per difendere il territorio significa davvero che chiunque, nell’attuale sistema,è titolare di un diritto individuale assoluto di possedere armi pericolose nella misura e della qualità che vuole, comprese sofisticate armi d’aggressione, e di utilizzarle, senza che alcun governo elettivo possa interferire.

La pronuncia più recente sull’argomento è stata resa nel giudizio Parker contro il District of Columbia, nel quale lo scorso 9 marzo 2007 la Corte d’Appello del Distretto di Columbia si è pronunciata nel senso di ritenere che il divieto imposto dal District of Columbia di detenere armi a mano senza una licenza sia in contrasto con i diritti stabiliti dal Secondo Emendamento della Costituzione americana. Ecco come stanno le cose…e il massacro continua.

Quante tragedie dovranno ancora accadere prima che la mentalità cambi?

Rodrigue Tremblay è professore emerito di economia alla University of Montreal, può essere contattato all’indirizzo rodrigue.tremblay@yahoo.com. Visitate il suo blog www.thenewamericanempire.com/blog e il suo sito www.thenewamericanempire.com/ : E’ autore del libro 'The New American Empire' . Potete avere informazioni sul suo prossimo libro, “The Code for Global Ethics” sul sito www.TheCodeForGlobalEthics.com/

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(in francese)

Source

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Tratto da: L’IDOLATRIA DEL FUCILE NELLA CULTURA AMERICANA D’OGGI | Informare per Resistere

Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario!

 

 

 

10.

 

La politica FED di creazione dell’inflazione: un massiccio trasferimento di ricchezza

di Rodrigue Tremblay - 01/03/2011

 

Fonte: eurasia [scheda fonte]

 

“Se [la gente] presterà poca attenzione agli affari pubblici una volta, io e voi, il Congresso e le Assemblee, i giudici ed i Governatori, diventeremo tutti lupi. Sembra essere la legge della nostra natura, nonostante le eccezioni individuali.” Thomas Jefferson (1743-1826), Terzo Presidente degli Stati Uniti.

 

“Se il popolo americano permetterà alle banche private di controllare l’emissione della sua valuta, prima con l’inflazione e poi con la deflazione, le banche e le corporazioni che gli cresceranno intorno priveranno il popolo di tutte le sue proprietà, finché i suoi figli si sveglieranno senza casa sul continente che hanno conquistato i loro padri.” Thomas Jefferson (1743-1826), Terzo Presidente degli Stati Uniti

[La corruzione nelle alte sfere seguirebbe dal momento che] “tutta la ricchezza è racchiusa in poche mani, la Repubblica è distrutta.” Abraham Lincoln (1809-1865), sedicesimo Presidente degli Stati Uniti

 

“Quando la rapina diventa lo stile di vita per un gruppo di uomini che vivono insieme all’interno di una società, col passare del tempo, essi creeranno un sistema legale che la autorizzi ed un codice morale che la glorifichi.” Frederic Bastiat (1801-1850), economista francese

“L’inflazione qui negli Stati Uniti è molto, molto bassa.” Ben Bernanke, Presidente della FED, Giovedì 10 Febbraio 2011

 

Iniziamo con qualche indicatore di riferimento macroeconomico.

 

Nell’Ottobre 2010, il valore mondiale della produzione totale (tutti i Prodotti Interni Lordi o PIL) è stato stimato in 61.96 trilioni di dollari al valore nominale corrente. Il PIL degli Stati Uniti è stato stimato a 16.11 trilioni di dollari, ovvero il 26% del PIL mondiale.

 

I due maggiori mercati finanziari in termini di valori di cambio sono il mercato globale di cambio estero (mercati in tutte le valute), che ha un volume d’affari giornaliero medio in cambi di transazioni globali estere di 4 trilioni di dollari al giorno, ed il mercato mondiale dei derivati, per lo più deregolamentato e con scambi in base a trattative private (tutti i mercati dei derivati) i cui eccezionali contratti sono stati stimati, dalla Banca dei Regolamenti Internazionali in Svizzera, avere complessivamente a livello mondiale un valore nozionale o nominale di circa 791 trilioni di dollari nel 2010. [

 

In termini di ricchezza reale, comunque, i due mercati finanziari più importanti sono il Mercato Mondiale delle Obbligazioni ed il Mercato Mondiale delle Azioni. Nel 2009 ad esempio, il mercato globale delle obbligazioni ha avuto l’eccezionale valore di 91 trilioni di dollari americani, assieme al mercato U.S.A. delle obbligazioni, del valore di 35.5 trilioni di dollari americani, diventando il più grande mercato interno di obbligazioni. – A metà del 2010, la capitalizzazione del mercato globale delle partecipazioni sugli scambi regolati è stata stimata in 54.9 trilioni di dollari, con il mercato azionario degli U.S.A. del valore di 19.8 trilioni di dollari americani.

 

Con una tale quantità di beni finanziari, è comprensibile che i cambiamenti nei prezzi ed i tassi di interesse abbiano effetti importanti su ogni mercato. Se i tassi d’interesse a lungo termine salgono, il valore nominale delle obbligazioni scende, e al contrario, quando i tassi d’interesse sono in ribasso, il prezzo delle obbligazioni sale. Per quanto riguarda le azioni, molti fattori, come i rendimenti della compagnia, le prospettive di profitti futuri e le previsioni dell’inflazione, così come le considerazioni politiche e di tassazione, possono influenzare il loro valore. In generale, comunque, tendono ad andare meglio quando i tassi d’interesse a breve termine sono bassi piuttosto che alti.

 

Qualche volta questi due importanti mercati finanziari si muovono insieme, specialmente in una condizione di disinflazione generale, quando i tassi di interesse tendono a diminuire. Tendono a scendere contemporaneamente quando i tassi di interesse reali salgono, quindi i prezzi delle obbligazioni e delle azioni crollano.

 

A volte comunque, possono muoversi in direzioni diverse, specialmente durante la fase iniziale di un periodo inflazionistico, essendo questa inaspettata inflazione positiva per il mercato delle azioni ma negativa per il mercato delle obbligazioni. E’ stato il caso dell’autunno passato, con il mercato delle obbligazioni in caduta e il mercato delle azioni in salita. La domanda è quanto questo sdoppiamento possa durare.

 

Come può inserirsi in una simile condizione di inflazione imminente, la politica monetaria della FED, e cosa dovrebbe fare?

Lo scorso 3 novembre, il giorno dopo le elezioni di medio termine del 2010, la Fed di Bernanke ha annunciato che si sarebbe imbarcata in un secondo turno di alleggerimento quantitativo (QE2) una parola sofisticata che significa stampare nuova moneta in cambio di obbligazioni governative – in altre parole, monetizzare il debito pubblico. Sembra che il Presidente Bernanke ed il consiglio di amministrazione della FED abbiano sentito che mesi di prestiti di trilioni di dollari alle maggiori banche americane a tasso d’interesse quasi zero, pagando lo 0.25% per tenere le loro riserve in eccesso sui suoi libri, non fosse abbastanza. Hanno annunciato che la Fed avrebbe acquistato obbligazioni del Tesoro del valore di 600 miliardi di dollari fino a giugno 2011, reinvestendo circa 300 miliardi dei principali pagamenti dal proprio portfolio azionario di titoli garantiti da prestiti ipotecari.

 

Facendo questo, la Fed ha dichiarato di seguire due obiettivi in qualche modo correlati; 1- abbassare i tassi d’interesse reali così da stimolare l’attività economica e creare impiego; e 2- aumentare contemporaneamente le aspettative sull’inflazione per poter evitare gli effetti della deflazione sul rapporto di indebitamento degli USA.

 

Si dovrebbe ricordare che dal 1913 al 1977, la Fed ha avuto un solo obiettivo da raggiungere, cioè la stabilità dei prezzi. Al momento, comunque, la Fed ha ufficialmente un mandato doppio. Difatti, dal 1977, la rettifica al Federal Reserve Act del 1913 stipula che la banca centrale americana deve determinare la sua politica monetaria in modo da promuovere l’occupazione mantenendo la stabilità dei prezzi. Riporta che la Fed deve promuovere “la massima occupazione, prezzi stabili, e modesti tassi d’interesse a lungo termine.”

 

Di certo, una banca centrale in un sistema monetario a corso legale può sempre creare inflazione attraverso una politica monetaria e la stampa di banconote ma, in un’economia di mercato, questo ha poca influenza nella creazione di posti di lavoro e sui tassi d’interesse a lungo termine. L’occupazione dipende dagli investimenti, dall’innovazione e dalle opportunità di mercato nazionali ed estere, mentre i tassi d’interesse a lungo termine dipendono dall’aumento dei risparmi disponibili, dalle offerte di investimento e dalle aspettative d’inflazione a lungo termine, tutti fattori che sono più o meno fuori dalla portata della banca centrale. E’ facile illudersi pensando l’opposto, ma la realtà è questa.

 

Ciò che la Fed può certamente fare, comunque, è creare inflazione espandendo la base monetaria e la scorta di denaro; può anche imperare nell’inflazione drenando liquidità dal sistema. Se si esagera per un verso o per l’altro, si possono anche creare bolle speculative mantenendo i tassi prefissati d’interesse a breve termine troppo bassi troppo a lungo, oppure si può creare una stretta del credito frenando troppo sulla creazione di credito, solitamente nella fretta di correggere l’errore precedente.

Questi movimenti della politica monetaria a breve termine sono molto destabilizzanti per l’economia reale, a volte creano un boom temporaneo; a volte un ribasso economico. Sono anche accompagnati da ingenti trasferimenti di ricchezza tra creditori e debitori.

 

Innanzitutto, quando la Fed (o qualunque banca centrale se è per questo) crea troppo denaro comprando beni finanziari e scrivendosi assegni, ne derivano inflazione e aspettative di inflazione. Questo abbassa i tassi di interesse a breve termine e alza quelli a lungo termine (innalzarsi della curva di rendimento) [ http://en.wikipedia.org/wiki/Yield_curve ] ed il prezzo dei buoni del Tesoro trentennali scende, con l’effetto di imporre una tassa d’inflazione [http://en.wikipedia.org/wiki/Inflation_tax ] su di tutti i titolari di moneta legale. Questa tassa d’inflazione porta ad un trasferimento di benessere tra ignari possessori di dollari e obbligazionisti che vedono il valore reale dei pacchetti scendere, mentre i debitori e gli azionisti vedono il peso del loro debito venire ridotto dall’inflazione e salire il valore della maggioranza delle azioni nel mercato.

 

In secondo luogo, può accadere il contrario se l’economia è affamata di liquidità: la curva di rendita si inverte con tassi d’interesse a breve scadenza, in salita in confronto ai tassi d’interesse a lungo termine. Generalmente ne conseguono il crollo del mercato azionistico e una recessione economica.

-       Questo è più o meno ciò che la Fed ha fatto nei suoi quasi 100 anni di esistenza, mantenendo i tassi d’interesse a breve termine troppo bassi per troppo a lungo, creando insostenibili bolle speculative, e poi applicando i freni monetari per eliminare le previsioni d’inflazione che ha creato da sé. A volte, la Fed ha mantenuto la stabilità dei prezzi ed il valore del dollaro americano; ma altre volte, ha volontariamente agito per distruggere il potere di acquisto del dollaro, stampandone troppo.

-        

Come principio generale, se le aspettative d’inflazione crescono più velocemente dei tassi d’interesse nominali a lungo termine, i tassi d’interesse reali, cioè il costo reale del capitale per gli investitori ed i compratori di immobili, dovrebbero diminuire e, si spera, stimolare l’attività economica e l’occupazione.

Sfortunatamente per la Fed, l’annuncio fatto il 3 novembre si è tradotto in un’importante perdita di fiducia nella sua abilità di escogitare e perseguire una politica monetaria appropriata, ed è stata immediatamente screditata dalle altre banche centrali e dal più grande creditore dell’America, la Cina, come uno sfacciato tentativo di creare ed esportare inflazione. Il prezzo delle obbligazioni ha iniziato immediatamente a crollare e quello delle rendite delle obbligazioni a crescere. Sembra che gli obbligazionisti abbiano iniziato a vendere i buoni del Tesoro a lunga scadenza ad a ritmo più veloce di quanto la Fed potesse comprare.

 

Il presidente Ben Benanke ed il suo consiglio d’amministrazione sembrano aver dimenticato che gli U,.S.A. ora sono una nazione debitrice non una creditrice. Una nazione creditrice potrebbe cavarsela con un’esplicita politica di creazione d’inflazione – ma non una nazione debitrice. Soltanto nel 2010, gli U.S.A. hanno registrato mezzo trilione di dollari di deficit negli scambi con il resto del mondo. Questo dev’essere finanziato, ed è fatto con i prestiti stranieri. Per estensione, i creditori stranieri decidono il risultato finale della politica monetaria americana.

 

La rendita decennale del Tesoro che ha raggiunto il minimo del 2.40% nell’ottobre 2010, era al 2.63% il giorno prima dell’annuncio della Fed del 2 novembre 2010. Alla fine, venerdì 11 febbraio ha chiuso al 3.64%, dopo aver raggiunto un picco del 3.75% l’8 febbraio. Lo stesso vale per la rendita trentennale del Tesoro che ha raggiunto il picco del 4.76% l’8 febbraio, avvicinandosi così alla pericolosa soglia del 4.90%. Quest’ultimo era al 3.93% il 2 novembre 2010.

 

Ovviamente, la politica monetaria ultra liberale della Fed è stata controproducente. L’intenzionale politica di stampare soldi in eccesso rispetto alle richieste dell’economia è risultata in un aumento dei tassi d’interesse a lungo termine, non nel loro abbassamento. Infatti, con i tassi nominali a lungo termine in salita mentre l’inflazione avrà bisogno di molti mesi per rialzarsi, l’effetto immediato dell’annuncio di novembre della Fed è stato l’aumento dei tassi d’interesse reali a lungo termine del Tesoro, non il loro abbassamento. Le rate dei mutui si sono alzate minacciando di posticipare il tanto atteso recupero del mercato immobiliare.

 

-       E’ di certo possibile che si stia entrando in un periodo in cui il già osservato rialzo dei tassi d’interesse reali può far deragliare il rialzo del mercato azionario che prosegue dagli inizi di marzo 2009. In seguito comunque, ci si può aspettare un rallentamento dell’economia, che insieme alle riduzioni fiscali, faccia ribassare i tassi a lungo termine. Queste montagne russe non sono vantaggiose per i tassi d’interesse.

-        

L’attuale consiglio d’amministrazione della Fed sembra credere che questa sia più di una banca centrale, che sia una sorta di governo interno che può allo stesso tempo controllare le condizioni monetarie e risolvere i problemi strutturali nell’economia reale, senza rispetto per ciò che pensa il resto del mondo. Questo sembra essere meno realistico. Forse una dose d’umiltà sarebbe salutare questa volta, prima che vengano fatti danni irreparabili.

 

                                                                                         

(Traduzione di Valentina Bonvini)

 

Fonte: www.globalresearch.ca/

·      Rodrigue Tremblay è professore emerito di Economia all’Università di Montreal.

 

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9.

 

L'economia va di bolla in bolla con una mentalità da casinò ...

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L'economia va di bolla in bolla con una mentalità da casinò

di Rodrigue Tremblay - 10/06/2008

 

Fonte: Come Don Chisciotte [scheda fonte]

 

“La strategia Usa dovrebbe avere come scopo, sopra ogni altra cosa, la rimozione dal potere del regime di Saddam Hussein”.... [La sua rimozione è assolutamente vitale per] “la sicurezza del mondo nella prima parte del ventunesimo secolo” e per “la sicurezza delle truppe americane nella regione, dei nostri amici e alleati come Israele e i paesi arabi moderati, e di una porzione significativa delle riserve mondiali di petrolio”.

Lettera del 26 gennaio 1998, indirizzata al presidente Bill Clinton dai neoconservatori.

 

[Sugli iracheni] “Se accenderanno il loro radar faremo esplodere i loro fottuti missili. Loro sanno che siamo padroni del loro paese. Possediamo il loro spazio aereo... Noi dettiamo come devono vivere e parlare. Ed è questo che è fantastico per quel che riguarda l'America ora. È una buona cosa, specialmente dato che c'è un sacco di petrolio laggiù di cui abbiamo bisogno”.

Generale di brigata aerea Usa William Looney, comandante delle operazioni di volo americane e britanniche a sud del trentaduesimo parallelo sull'Iraq (no-fly zones), intervista pubblicata dallo Washington Post, il 30 agosto 1999 [citata nel libro di William Blum Rogue State, Common Courage Press, 2005, p. 159].

 

“Focalizzate le vostre operazioni sul petrolio, specialmente in Iraq e nel Golfo, dato che questo significherebbe la morte [dell'Occidente]” .

Osama bin Laden, dicembre 2004

 

“Gli alti prezzi del greggio non hanno alcuna relazione con la produzione o il consumo”... [Sono dovuti] “alla perdita di valore del dollaro” .

Mahmoud Ahmadinejad, presidente dell'Iran, aprile 2008.

 

 

L'economia americana sembra andare di bolla in bolla: nel 2000 c'era la bolla tecnologica; nel 2005 c'è stata la bolla immobiliare; ed oggi c'è la bolla del petrolio e dei beni. Di fatto l'intero mondo degli investimenti è oggi un gigantesco casinò dove comandano gli speculatori e i governi guardano dall'altra parte. Per molte materie prime commerciabili di base (riso, grano e mais) e beni (petrolio, gas, metalli), i prezzi non hanno alcuna relazione con il valore intrinseco di quanto viene commerciato. Tali prezzi sono in gran parte guidati da cattive politiche e dalla tecnica piramidale detta del “più folle” per cui i grandi speculatori off-shore navigano tramite i derivati non regolamentati per spingere sempre più in alto i prezzi sino a che la bolla non esplode. Nel frattempo possono venire create enormi distruzioni e le vite delle persone messe in pericolo o perse. L'attuale carestia in molti paesi è il risultato finale di tali manipolazioni del mercato approvate dai governi, dall'Opec e da un pugno di altri cartelli e di cosiddetti hedge fund speculativi.

 

E possibile che un'economia cresca e prosperi senza essere sempre sulle montagne russe? Di fatto, l'attuale esplosione del prezzo dei beni e del petrolio riflette reali spostamenti di domanda e offerta, come distruzioni delle forniture, o è anche, o persino soprattutto, guidata da fattori geopolitici e speculazioni finanziarie che alimentano una sempre più grande e insaziabile domanda artificiale?

 

È mia sensazione che il crollo del dollaro Usa sta avendo conseguenze economiche serie e non volute in tutto il mondo. Infatti una tale svalutazione da panico della valuta chiave più usata sta alimentando un enorme corsa di allontanamento dai depositi in dollari verso beni più solidi, come il petrolio, l'oro e altri beni. Banche centrali, aziende e individui stanno perdendo fiducia nel dollaro cartaceo, che si è andato deprezzandosi velocemente contro altre valute, ma il cui valore intrinseco ci si aspetta venga ulteriormente eroso dall'inflazione in arrivo che seguirà inevitabilmente l'attuale creazione di liquidità voluta dalla Fed. Tutti questi problemi sono interconnessi.

 

Ricordiamoci che il problema petrolifero negli Usa è largamente auto-inflitto dal momento che il governo Usa ha preferito allontanarsi da un'economia basata sull'autosufficienza e l'energia rinnovabile. Nel 1982, per esempio, il consumo giornaliero di petrolio negli Usa era stato abbattuto sino 9 milioni di barili al giorno, dai 14 milioni di barili al giorno precedenti allo shock petrolifero iniziato dall'Opec nel 1973. Dal momento che gli Usa stavano producendo circa 9 milioni di barili al giorno si può dire che l'economia americana allora era autosufficiente per quella forma di bisogno energetico. L'amministrazione Reagan cambiò tutto ciò: non più limiti di velocità a 55 miglia orarie; riduzione degli obblighi per i produttori di macchine di aumentare il numero di chilometri per litro; non più restrizioni, fiscali o di altro tipo, sull'acquisto di macchine divoratrici di benzina eccetera. Il risultato è che gli Stati Uniti, con meno del 5% della popolazione mondiale, consumano ora il 25% della produzione giornaliera di petrolio, circa 22 milioni di barili su 88 milioni di barili prodotti in tutto il mondo al giorno. Ed ecco il succo del problema: il 60% di quel petrolio deve essere importato. Per di più, per il mondo intero, il 60% delle importazioni di petrolio provengono dal medio oriente instabile. Questo è ciò che chiamiamo giocare col fuoco!

 

Perciò, dal momento che l'accesso a petrolio sotto controllo americano ha giocato una parte importante nella decisione da parte di Bush-Cheney di lanciare, nella primavera del 2003, una guerra non provocata contro l'Iraq allo scopo di trasformare quel paese sovrano in un protettorato petrolifero americano sotto la gestione di alcune grandi compagnie petrolifere anglo americane, si può dire che i semi per questa guerra illegale fossero stati sparsi durante l'amministrazione repubblicana di Reagan. Quando la filosofia della deregolamentazione era rampante e veniva salutata come un successo. Ma, come conseguenza, sono stati persi 25 preziosi anni per preparare l'economia Usa al momento in cui il petrolio sarebbe divenuto una fonte di energia scarseggiante. Ora quel momento è arrivato, ma siamo ancora nell'era dei veicoli Hummer che camminano solo grazie a grandi quantità di costoso petrolio importato con grossi rischi.

 

Infatti, negli Usa, vi sono tre macchine ogni quattro adulti e tali macchine sono più grandi e hanno motori più potenti che in qualunque altro paese del mondo. Se solo alcuni paesi, come Cina e India, volessero emulare gli Stati Uniti in questo, grazie alla crescita dei loro livelli di reddito, il consumo di petrolio al mondo più che raddoppierebbe. Ma senza riserve petrolifere note che vengano incontro a una tale incremento di domanda, i prezzi del petrolio salirebbero alle stelle distruggendo il potere d'acquisto dei consumatori e facendo crescere l'inflazione. Il risultato sarebbe un enorme crisi economica mondiale prima che possano essere sviluppate fonti di energia alternativa sfruttabili. Ciò richiederebbe 10 o 20 anni.

 

Siamo già a quel punto? Se non lo siamo ci stiamo muovendo velocemente verso il giorno del brusco risveglio, mentre governi complici che non fanno nulla sperano in un miracolo o in una qualche soluzione magica. Le maggiori conseguenze saranno la crescita dell'inflazione, guerre simili a quelle del diciannovesimo secolo per assicurarsi le risorse, e un rallentamento economico mondiale nella produzione e nel commercio. I prossimi 20 anni saranno interessanti per alcuni, ma richiederanno sacrifici per i più.

 

Rodrigue Tremblay è professore emerito di economia alla University of Montreal, può essere contattato all’indirizzo rodrigue.tremblay@yahoo.com. Visitate il suo blog www.thenewamericanempire.com/blog

e il suo sito

www.thenewamericanempire.com/ :

E’ autore del libro 'The New American Empire' . Potete avere informazioni sul suo prossimo libro, “The Code for Global Ethics” sul sito www.TheCodeForGlobalEthics.com/

 

Titolo originale: " In a Casino Mentality, The Economy Goes From Bubble to Bubble"

 

Fonte: http://www.globalresearch.ca

Link

14.05.2008

 

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da ALCENERO

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8.

 

14-04-2009

La Russia, la Georgia e John McCain: degli ambiziosi irresponsabili al comando

Del Prof. Rodrigue TREMBLAY

Tradotto da Alberto Tiepolo

 

“La prosperità apportata dalla guerra è simile a quella apportata da un terremoto o dalla peste."

“… La guerra è nociva, non soltanto per i conquistati, ma anche per i conquistatori. “

“Per superare gli aggressori non basta rendere la pace duratura. L'essenziale è di disfarsi dell'ideologia che genera la guerra. “

“La radice del male non è la costruzione di nuove armi, più terrificanti. È lo spirito di conquista. “

Ludwig von Mises (1881-1973)

 

C'è gente responsabile che pensa che la provocazione e l'aggressione possano essere modellii di governo accettabili. Il conflitto che è appena scoppiato improvvisamente tra l'ex provincia sovietica della Georgia e la Russia nel Caucaso in Eurasia è un buon esempio.

 

Cosa c'è dietro questo conflitto che scoppiato venerdì scorso, all'inizio dei giochi olimpici di Pechino? Inizialmente e soprattutto, occorre conservare allo spirito che il vero e primo aggressore in questo conflitto è il governo bellicoso della Georgia, diretto da un uomo politico impulsivo dal nome di Mikhail Saakashvili, che è apertamente sostenuto dai governi degli Stati Uniti e di Israele. Di buon'ora il giorno di venerdì, l'8 agosto, dei carri armati e della fanteria georgiani, assistiti da consulenti militari usamericani e Israeliani, hanno lanciato un vasto attacco d'artiglieria e di razzi sulla capitale dell'Ossezia meridionale secessionista, Tskhinvali, provocando così direttamente la Russia, che aveva soldati in questa provincia.

 

A prima vista, la maggior parte della gente potrebbe facilmente arrivare alla conclusione che Saakashvili è completamente pazzo ad aver dichiarato guerra alla sua vicina Russia, un paese oltre 50 volte più grande della Georgia, allo scopo di rioccupare la provincia russofona dell'Ossezia meridionale, indipendente de facto dal 1992. La sola spiegazione logica sembra essere che il presidente georgiano credeva, o aveva una certa forma d'assicurazione, che l'amministrazione Bush-Cheney sarebbe stata al suo fianco militarmente. Con lui. Ha realmente creduto che l'amministrazione Bush-Cheney, già profondamente impegnata in due conflitti militari in Iraq ed in Afganistan, andasse rischiare una guerra mondiale per salvare un oleodotto ed una colonia recentemente acquisita in questa lontana parte del mondo? Questa sembra essere un'altra idea folle.

 

È un fatto poco conosciuto: gli USA e Israele hanno trascinato ed armato l'esercito georgiano dal 2002. Questa situazione equivale a un rischio di riapertura della guerra fredda con la Russia. Lei ha ugualmente seminato il grano di un conflitto molto più importante in questa parte del mondo incoraggiando la Georgia a lanciarsi in manovre militari. La piccola Georgia (4,5 milioni di abitanti) ha ancora 2000 soldati in Iraq, che gli USA stanno ora trasportando rapidamente verso la Georgia. Ciò spiega fino a che punto l'amministrazione Bush-Cheney ed i suoi sostituti israeliani sono pronti ad andare per sfidare la Russia. Ed ora, l'orso russo reagisce. È dell'acrobazia politica molto elevata.

 

Nel corso dell'estate 1914, un errore di calcolo simile si realizzo ad accendere la prima guerra mondiale. Questo conflitto che era cominciato da una sola morte (l'assassinio dell'arciduca Franz Ferdinand il 28 giugno 1914) era arrivato, alla fine, a 40 milioni di morti. La catastrofe fu il risultato di una reazione a catena di dichiarazioni di guerra da parte dei diversi paesi implicati negli affari di altri paesi. Ciò resta un esempio nel modo in cui conflitti regionali relativamente secondari possono degenerare in conflagrazioni quando teste bruciate sono ai comandi.

 

Il battibecco tra la Georgia e la Russia rappresenta una buona occasione per il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, di dare prova di leadership e non lasciare le cose degenerare. In effetti, c'è sempre una possibilità che un politico dopo l'altro proverà a non perdere la faccia lasciandosi scavalcare. Ad esempio, il segretario generale delle Nazioni Unite dovrebbe ottenere dal Consiglio di sicurezza il mandato di recarsi immediatamente nelle due capitali direttamente implicate, e dovrebbe tentare di negoziare immediatamente una cessazione delle ostilità che salverebbe la faccia di tutti. Dovrebbe persuadere i dirigenti russi a non reagire in modo eccessivo alle provocazioni del presidente georgiano. Per quanto riguarda quest'ultimo, ha dimostrato che non è degno di occupare le sue funzioni.

 

Il tempo è essenziale in tali circostanze, poiché ci sono sempre interessi che potrebbero approfittare di un aggravamento della situazione.

 

Da un lato, il presunto candidato presidenziale repubblicano John McCain, che non ha mai incontrato una guerra che non gradiva, ha già tentato di attizzare il fuoco del conflitto chiamando i 26 paesi della NATO ad implicarsi in ciò che è principalmente un conflitto etnico. Dando seguito alla sua campagna John McCain ha dichiarato: “Dobbiamo immediatamente convocare una riunione del Consiglio del Nord Atlantico per valutare la sicurezza della Georgia ed esaminare le misure che la NATO può adottare per contribuire a stabilizzare questa situazione molto pericolosa.„

 

Il candidato repubblicano tenta in modo incredibile di approfittare politicamente di questa crisi lontana facendo balenare la prospettiva spaventosa di un piccolo conflitto regionale trasformato in guerra mondiale. Ciò potrebbe avere qualcosa a vedere con il fatto che il principale consigliare in politica estera del Sig. McCain (Randy Scheunemann) è un vecchio lobbyista per il governo della Georgia ed un vecchio lobbyista neoconservatore a favore dell'invasione militare in Iraq da parte degli USA. Ciò sembra costituire un conflitto di interessi diretto ed una ragione sufficiente per il Sig. McCain di astenersi da gettare olio sul fuoco.

 

Lo ho già scritto, e quest'incidente lo conferma: quest'uomo (McCain) sembra non essere adatto a prendere la testa di un paese molto armato.

Fonte: http://www.thenewamericanempire.com

Articolo originale

14/04/09

Articolo Tradotto per www.risorsetiche.it da DAMIR

 

Autore: Rodrigue Tremblay

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7.

 

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Perché semplicemente non abolire la NATO?

DEL PROF. RODRIGUE TREMBLAY

Tradotto da Manuela Vittorelli

 

 

[L'obiettivo della NATO è] "tenere i russi fuori, gli americani dentro, i tedeschi sotto".

Lord Ismay, primo segretario generale della NATO

"Dovremmo immediatamente convocare una seduta del Consiglio Nord Atlantico per accertare la sicurezza della Georgia e rivedere le misure che la NATO può prendere per stabilizzare questa situazione pericolosissima".

Sen. John McCain (8 agosto 2008)

"Se avessimo lavorato in maniera preventiva con la Russia, con la Georgia, facendo sì che la NATO avesse il genere di abilità, presenza e impegno adatti, forse saremmo riusciti a evitare tutto questo" [l'invasione dell'Ossezia del Sud e la successiva reazione russa].

Tom Daschle, ex leader di maggioranza al senato e consigliere del senatore Barack Obama (17 agosto 2008)

"Tra tutti i nemici delle libertà pubbliche la guerra è forse il più temibile perché comprende e sviluppa i germi di tutti gli altri".

James Madison (1751-1836), quarto presidente americano

 

L'Organizzazione del Trattato Nord Atlantico (NATO) è una reliquia della Guerra Fredda. Fu costituita il 4 aprile del 1949 come alleanza difensiva dei paesi dell'Europa Occidentale con il Canada e gli Stati Uniti per proteggere quei paesi dagli sconfinamenti dell'Unione Sovietica.

Dal 1991, però, l'impero sovietico con esiste più e la Russia ha cooperato economicamente con i paesi dell'Europa Occidentale fornendo loro gas, petrolio e tutti i tipi di materie prime. Ciò ha accresciuto l'interdipendenza economica europea e ha dunque ridotto la necessità di una simile alleanza militare difensiva al di sopra e al di là dei sistemi militari di auto-difesa dei singoli paesi europei.

Ma il governo degli Stati Uniti non la vede così. Preferirebbe conservare il proprio ruolo di sussiegoso protettore dell'Europa e di unica superpotenza del mondo. In questo senso la NATO è uno strumento che si adatta bene allo scopo. Ma forse il mondo dovrebbe preoccuparsi di chi se ne va in giro per il pianeta con una tanica di petrolio in una mano e una scatola di fiammiferi nell'altra, fingendo di vendere assicurazioni contro gli incendi.

 

Ora come ora, è un dato di fatto che il governo e la nomenklatura degli affari esteri degli Stati Uniti vedono la NATO come un importante strumento di intervento della politica estera americana nel mondo. Dato che di fatto molti politici americani non appoggiano più le Nazioni Unite come organo internazionale supremo dedicato al mantenimento della pace nel mondo, una NATO controllata dagli Stati Uniti è ai loro occhi un sostituto più attraente dell'ONU per fornire una copertura legale alle offensive militari altrimenti illegali da loro intraprese in tutto il mondo. Preferiscono controllare completamente un'organizzazione come la NATO, anche se è diventata un'istituzione ridondante, piuttosto che dover scendere a compromessi alle Nazioni Unite, dove gli Stati Uniti dispongono comunque di uno dei cinque veti al Consiglio di Sicurezza.

È questa la ferrea logica che sta dietro ai propositi di riorganizzazione, riorientamento e allargamento della NATO per trasformarla in uno strumento flessibile della politica estera americana. Ed è un'altra dimostrazione del fatto che le istituzioni ridondanti vivono di vita propria. E infatti quando lo scopo per il quale sono state inizialmente create non esiste più si inventano nuovi scopi per farle andare avanti.

Per quanto riguarda la NATO, il piano è quello di ingrandirla e trasformarla in un'alleanza politico-militare imperiale e offensiva contro il resto del mondo dominata dagli Stati Uniti. Secondo questo piano, la NATO si espanderebbe nell'Europa centro-orientale a includere non solo gli ex-membri del Patto di Varsavia (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Bulgaria, Romania, Albania e Ungheria) e molte delle ex-repubbliche sovietiche (Estonia, Lituania, Lettonia, Georgia e Ucraina), ma anche in Asia a includere il Giappone, l'Australia, la Nuova Zelanda, la Corea del Sud e forse anche in Medio Oriente per ammettere Israele. Oggi la NATO, che all'inizio contava 12 membri, è passata a 26 membri. In futuro, se gli Stati Uniti raggiungeranno il loro obiettivo, potrebbe arrivare a 40 membri.

 

Negli Stati Uniti sia i Repubblicani che i Democratici vedono la trasformazione della vecchia NATO in questa nuova alleanza militare offensiva come una buona idea (neocon) per promuovere nel mondo gli interessi americani e quelli dei loro stretti alleati come Israele. È un'idea promossa attivamente non solo dall'amministrazione neocon Bush-Cheney, ma anche dai consiglieri neo-conservatori di entrambi i candidati alle presidenziali americane del 2008, John McCain e il senatore Barack Obama. Infatti entrambi i candidati sostengono con entusiasmo l'interventismo militare, e questo essenzialmente perché i loro consiglieri vengono dallo stesso ambiente neo-conservatore.

Per esempio, la precipitazione con cui i Bush-Cheney hanno imprudentemente promesso l'ingresso nella NATO all'ex-repubblica sovietica della Georgia e le hanno fornito appoggio e rifornimenti militari è un buon esempio di come viene vista la NATO a Washington da entrambi i maggiori partiti politici americani. Da una parte, il candidato presidenziale repubblicano John McCain progetta un nuovo ordine mondiale costruito attorno a una "Lega delle Democrazie" di ispirazione neo-conservatrice che sostituirebbe di fatto le Nazioni Unite e attraverso la quale gli Stati Uniti dominerebbero il mondo. Dall'altra, la posizione del senatore Barack Obama non è poi così diversa dalle proposte del senatore McCain in fatto di politica estera. Infatti il senatore Obama promuove l'impiego della forza militare degli Stati Uniti e degli interventi militari multilaterali nelle crisi regionali a "scopi umanitari", anche se significa aggirare le Nazioni Unite. Dunque, se mai dovesse andare al potere, possiamo tranquillamente scommettere che il senatore Obama non avrebbe alcuno scrupolo ad adottare la visione del mondo del senatore McCain. Per esempio, entrambi i candidati probabilmente appoggerebbero l'eliminazione della clausola "no first strike" dalla convenzione della NATO. Si può stare certi che con l'uno o l'altro alla Casa Bianca il mondo sarebbe meno basato sul diritto e meno sicuro, e certo non migliore di come è stato sotto la sfrenata amministrazione Bush-Cheney.

 

È tuttavia difficile capire come questo nuovo ruolo offensivo della NATO possa essere negli interessi dei paesi europei o del Canada. L'Europa Occidentale in particolare ha tutto da temere da un ritorno alla Guerra Fredda con la Russia e forse con la Cina. La trasformazione della NATO da organizzazione militare difensiva nord-atlantica a organizzazione militare offensiva guidata dagli Stati Uniti avrà profonde conseguenze geopolitiche internazionali in tutto il mondo, ma soprattutto in Europa. L'Europa ha una forte attrazione economica per la Russia. Dunque perché imbarcarsi nella politica aggressiva dell'amministrazione Bush-Cheney, basata sull'accerchiamento militare della Russia attraverso l'espansione della NATO fino ai confini russi e l'installazione di uno scudo anti-missile proprio lì accanto? Non sarebbe meglio per l'Europa sviluppare relazioni politiche ed economiche armoniose con la Russia? Perché preparare la prossima guerra?

Per quanto riguarda il Canada, sotto il governo minoritario del neocon Harper il paese è diventato di fatto una colonia americana in materia di politica estera, e questo senza che si sia svolto alcun dibattito o referendum. L'ultima cosa di cui il Canada ha bisogno è proseguire su quella strada minata.

In conclusione, parrebbe che l'idea umanistica che vede la pace, il libero scambio e il diritto internazionale alle basi dell'ordine mondiale venga messa da parte a favore di un ritorno alla grande politica della forza e alla diplomazia delle cannoniere. Così si torna indietro di cent'anni.

È una vergogna.

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Originale da:

www.thenewamericanempire.com/tremblay=1093

Articolo originale pubblicato il 20 agosto 2008

Rodrigue Tremblay vive a Montreal, può essere contattato all'indirizzo mail rodrigue.tremblay@yahoo.com. E' autore del libro 'The New American Empire'  (Il Nuovo Impero Americano).

 Visitate il suo blog thenewamericanempire.com/blog.

 

 

6.

07 Febbraio 2008

E’ ARRIVATA LA STAGFLAZIONE

DI RODRIGUE TREMBLAY

Global Research

 

La guerra: in fondo, cosa ci guadagna la gente? Mah, vedove, tasse, gambe di legno e debiti.

Samuel B. Pettengill

 

"Eserciti, debiti e tasse sono gli strumenti conosciuti per ricondurre i molti sotto il dominio dei pochi.”

James Madison, Quarto Presidente degli U.S.A. (20 aprile 1795)

 

La scorsa estate, ho constatato l'esistenza di una "crisi di solvibilità" sottostante la continua pressione dovuta all'indisponibilità di liquidità nei mutui subprime. Le banche centrali sono in grado di alleviare una "crisi di liquidità", ma non di risolvere una crisi di solvibilità.

 

Sempre l’anno scorso, prima degli eventi che si sono verificati, ho avvertito del fatto che gli U.S.A. si stavano dirigendo verso la stagflazione.

 

Ciò era dovuto a tre fattori fondamentali.

 

Primo, i deficit fiscali strutturali del bilancio federale in un periodo di prosperità, risultanti dalla continua spesa in disavanzo della amministrazione Bush-Cheney in relazione alle guerre in Iraq e Afghanistan e ai sostanziosi sgravi fiscali;

 

Secondo, l’eccesso di indebitamento dell’economia statunitense nel suo complesso associato ad un saggio di risparmio complessivo vicino allo zero (nel 1981, era del 12%) e, di conseguenza, il rapido aumento del debito estero degli U.S.A.; e,

 

Terzo, il crollo del dollaro U.S.A. necessario all'inversione e correzione della bilancia dei pagamenti americana in deterioramento. Il secondo fattore annunciava la diminuzione dei consumi privati nei mesi seguenti, mentre il terzo fattore avrebbe attizzato il fuoco dell’inflazione generale. E con deficit del bilancio pubblico già alti, ci sarebbe stato un minor margine per attuare una politica fiscale aggressiva a sostegno dell’attività economica. Tutto era quindi pronto per un periodo di stagflazione, ovvero crescita lenta e inflazione in aumento.

 

Ora la stagflazione è arrivata. — La crescita economica sta rallentando, i numeri della massa monetaria M3, come misura della liquidità complessiva nell’economia, sono nell’intervallo delle due cifre, la curva dei rendimenti si è invertita diventando negativa (tassi a breve termine superiori ai tassi a termine più lungo) e il dollaro statunitense è diventato una delle valute più deboli del mondo. Tutto ciò mentre il doppio deficit americano (deficit della bilancia commerciale e disavanzo del bilancio pubblico federale) è a livelli da record. — Come ho fatto presente l’anno scorso, "Una valuta più debole si traduce in maggiore inflazione importata e rende più difficile mantenere bassi i tassi di interesse" anche se, a tempo debito, essa migliorerà la bilancia commerciale. Ciò significa che ora, a tutti gli effetti, anche la politica monetaria è gravemente limitata in ciò che è in grado di realizzare. Per tutto il 2007, l'inflazione ha toccato il 4,1%, ovvero due terzi in più che nel 2006 quando l'inflazione fu registrata al 2,5%. Inoltre, l'aumento improvviso dei prezzi all'ingrosso annuncia una inflazione persino maggiore nei prossimi mesi.

 

Con l'inflazione in aumento e i tassi di interesse reali già in territorio negativo, un impulso monetario aggressivo probabilmente si rivelerebbe controproducente perché tassi di interesse troppo bassi incoraggerebbero fughe di capitali, e farebbero diminuire ulteriormente il dollaro con il conseguente aumento dell'inflazione importata. Oltre a ciò, si deve ricordare che le modifiche nelle politiche monetarie impiegano da nove a dodici mesi per incidere sull'economia reale. Si deve anche tenere a mente che gli Stati Uniti operano sempre più in un ambiente internazionale e sono sempre meno in grado di influenzare l'economia domestica manipolando un'unica variabile quale è il tasso di interesse.

 

Naturalmente la Federal Reserve aver potuto rivestire un migliore ruolo di regolamentazione preventiva se fosse intervenuta nel 2003-04 a governare in quelle insane pratiche creditizie che hanno portato alla batosta dei subprime. Ma ora il latte è versato, e nulla può cancellare il danno che tale mancanza di supervisione ha causato al settore dell'edilizia abitativa e ad altri segmenti dell'economia.

 

Dopo sette anni di stravizi continui, di assunzione di prestiti e costruzione del debito, il governo federale statunitense è in una situazione spinosa anche dal punto di vista fiscale e troverà difficile reagire in maniera efficace al rallentamento dell'economia. Di certo, nel corso degli ultimi sette anni, l'amministrazione Bush-Cheney ha gestito disavanzi pubblici di 461,29 miliardi di dollari in media all'anno, per una somma totale di 3.229 miliardi di dollari di deficit in bilancio.

 

Ciò rende più difficile imbarcarsi in una nuova fase di spesa in disavanzo per stimolare l'economia. Per prima cosa, le modifiche della politica fiscale presentano un orizzonte temporale ancor superiore prima di incidere sull'economia reale. Secondariamente, il rallentamento e la recessione in arrivo peggioreranno un disavanzo pubblico federale già alto, mentre le entrate governative stanno diminuendo con l'aumento della disoccupazione e la contrazione nella crescita del reddito. Sul versante della spesa, la guerra in Iraq, in particolare, è un buco nero che sottrae oltre 100 miliardi di dollari all'anno, senza che se ne veda la fine. Anche i prezzi del petrolio sono molto elevati, in parte a causa della grande domanda mondiale, in parte a causa dell'instabilità geopolitica, e in parte a causa dell'indebolimento del dollaro.

 

Dopo sette anni di pazzia in politica estera e di costruzione dell'impero su una montagna di debiti, di pubblici stravizi ed erosione privata, la crisi finanziaria e la resa dei conti creditizia, il dollaro a precipizio, ed l'elevato prezzo del petrolio contribuiranno al rallentamento economico nel 2008, che probabilmente durante la prima metà dell'anno si trasformerà in recessione, sempre che ciò non sia già avvenuto fin dallo scorso dicembre. La contrazione nei mercati borsistici mondiali durante quest'ultimo mese è un'altra chiara indicazione del fatto che qualcosa non funziona non solo nell'economia statunitense ma anche in quella mondiale.

 

Tutto ciò sembrerebbe rappresentare una pessima notizia per i Repubblicani di George W. Bush, proprio come fu una cattiva notizia per l'amministrazione del Democratico Carter alla fine degli anni Settanta. Di certo, secondo l'Ufficio Nazionale della Ricerca Economica (National Bureau of Economic Research), nel corso dell'ultimo secolo è accaduto quattro volte che l'economia statunitense fosse in recessione all'inizio dell'anno delle elezioni presidenziali. Ogni volta — nel 1920, 1932, 1960 e 1980 — il partito del presidente in carica ha perso le elezioni.

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Rodrigue Tremblay è professore emerito di economia all’Università di Montreal e può essere contattato all’indirizzo rodrigue.tremblay@yahoo.com

è autore del libro 'The New American Empire' (‘Il nuovo impero americano’)

Visita il suo blog all’indirizzo: www.thenewamericanempire.com/blog.

Sito internet dell’autore:

www.thenewamericanempire.com

Da ' un'occhiata al libro del Dott. Tremblay in prossima uscita "The Code for Global Ethics" (‘Il codice per l’etica globale’) all’indirizzo: www.thecodeforglobalethics.com

 

Fonte: www.globalresearch.ca

Link:

www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=7951

31.02.08

 

 

5.

DECADENZA, SPRECO, CORRUZIONE NEL NUOVO IMPERO AMERICANO (Parte I)

DEL PROF. RODRIGUE TREMBLAY

 

"Un impero è sempre coercitivo e autoritario: è come un coperchio tenuto premuto su una pentola che bolle. Ad un certo punto la pressione interna è troppo forte, il coperchio esplode via e avviene una sorta di eruzione vulcanica".

Umberto Eco, medievalista italiano

 

"Un impero è dispotismo, e un imperatore è un despota, che non è trattenuto da alcuna legge o limitazione che non sia la sua volontà; è l'estensione della tirannia oltre la monarchia assoluta".

John Adams (1735-1826), secondo presidente americano

 

"Il deterioramento di ogni governo inizia con il declino dei principi su cui è fondato".

Montesquieu (1689-1755), Charles Louis de Secondat, Barone di Montesquieu

 

 

Un sicuro segno della decadenza di un impero si ha quando il denaro duramente guadagnato sembra perdere ogni significato e viene sprecato a destra e a manca. Ci sono indizi che ciò è quanto sta accadendo oggi negli Stati Uniti. Vi è una danza di miliardi che sfida ogni immaginazione e che nessuno sembra capire.

 

Primo caso:

Nel 2006 la banca di investimenti e compagnia di assicurazioni Goldman Sachs ha pagato l'esorbitante somma di 16.5 miliardi di dollari in bonus di fine anno per i suoi dirigenti e impiegati. Una tale quantità di denaro se dovesse essere trasportata in scatole contenenti banconote da 100 dollari richiederebbe circa 50 container da 10 tonnellate.

 

Da questa somma è venuto fuori un regalo di Natale di 625000 dollari per ciascun uomo o donna di tale organizzazione, il cui maggior lavoro consiste nello spostare fogli di carta. Lo scorso anno la società pagò i suoi due co-presidenti 54 milioni di dollari l'uno in stipendi, bonus e benefit. Pensate ci sia un legame tra gli esorbitanti profitti privati e il potere politico? Beh, potreste chiedervi perchè Bush abbia nominato un ex presidente e amministratore delegato della Goldman Sachs come Segretario del Tesoro e abbia scelto un avvocato proveniente dalla Goldman Sachs come capo del suo staff.

 

Il secondo caso in cui il denaro scorre liberamente è il Pentagono. Il budget militare del governo degli Stati Uniti per il 2007 ammonta all'enorme somma di 623 miliardi di dollari. Vuol dire più di 2000 dollari per ciascun uomo, donna o bambino in America. Come ha fatto notare il Rapporto della Commissione sull' 11 Settembre, "Il Dipartimento della Difesa è un colosso... Con un budget annuale superiore al PIL della Russia, è un impero".

 

Il vero Nuovo Impero Americano è il Dipartimento della Difesa USA. Il suo budget annuale rappresenta più del 50% delle spese militari di tutti gli altri 191 paesi al mondo messi assieme. E' un impero che allunga i suoi tentacoli in 135 paesi, con truppe in ognuno di essi, e che ha dispiegato l'incredibile numero di 737 basi militari in questi paesi stranieri. Questò è veramente un impero fuori controllo che è diventato una sempre maggiore minaccia per il mondo.

 

Ottenere contratti per la difesa è un modo sicuro per diventare rapidamente ricchi. Per esempio, un rapporto dell'Ispettore Generale per la Ricostruzione Irachena ha concluso che la più alta proporzione di costi operativi consisteva nei contratti, per gli stabilimenti petroliferi, con la KBR Inc. , la sussidiaria della Hulliburton ed ex azienda del Vice Presidente Cheney. Per quel che riguarda i legami tra contratti per la difesa e potere politico, potreste chiedervi perchè Bush abbia nominato sottosegretario per la Marina il presidente di una delle maggiori aziende fornitrici di armi.

 

Con così tanto denaro in circolo, non c'è da stupirsi che un comitato del Congresso, l' House Oversight and Government Reform Committee [Comitato del Congresso per il Controllo e la Riforma del Governo n.d.t.], abbia recentemente scoperto che l'equivalente di circa 36 container da 10 tonnellate di biglietti da 100 dollari appena stampati sia sparito in Iraq (363 tonnellate di contante per un valore di circa 12 miliardi di dollari in base alle ultime stime), senza lasciare traccia. Sono nelle tasche di qualcuno, ma il Congresso ancora non sa nelle tasche di chi e non è in grado di seguire il tortuoso tracciato della frode, degli sprechi, degli abusi e della corruzione che avvengono nella guerra in Iraq.

 

E' ragionevole pensare che parte di questo denaro sia servito per comprare le famose elezioni irachene del 15 Dicembre 2005 raccontate dal regime Bush-Cheney come un modello di democrazia per il medioriente. Se i 12 miliardi di cui non si ha traccia fossero stati divisi equamente tra 12 milioni di elettori iracheni, ciascuno di questi abitanti di un paese impoverito avrebbe ricevuto 1000 dollari in biglietti da 100 appena coniati. Dobbiamo ricordare che le elezioni del 15 Dicembre 2005 hanno consegnato il potere, sino al 2009, ad una coalizione di fanatici fondamentalisti e partiti teocratici sciiti appoggiati dall'Iran, e guidati dal Supreme Council for the Islamic Revolution in Iraq (SCIRI) [Consiglio Supremo per la Rivoluzione Islamica in Iraq n.d.t].

 

Naturalmente il primo e maggiore costo della Guerra in Iraq è un costo umano e la distruzione di un paese da parte di immorali invasori stranieri. Ma la corruzione in denaro viene per seconda.

 

In tempo di pace la corruzione è una costante minaccia alla democrazia. In tempo di guerra, se non vengono intrapresi speciali passi, diventa endemica.

 

E sotto il regime Bush-Cheney non sono stati intrapresi tali passi per evitare la corruzione. Al contrario sembrerebbe che tale corruzione fosse benvenuta, possibilmente sapendo, o sperando, che parte del denaro che vi gira avrebbe ritrovato la strada per tornare nel sistema politico.

 

Questo è il motivo per cui la corruzione finanziaria pone una minaccia mortale alla democrazia americana. Benjamin Franklin (1706-1790), per dirne uno, temeva che la Costituzione USA sarebbe un giorno "caduta... a causa della corruzione della gente, in un senso generale". Da parte sua, il Presidente Abraham Lincoln (1809-1865) pensava che la corruzione tra le alte cariche sarebbe seguita "appena il denaro si sarà accumulato in poche mani e la Repubblica verrà distrutta".

 

La domanda a cui si deve ancora rispondere è se la democrazia americana possa essere salvata dalla corruzione ambientale o se sia già troppo tardi. Di fatto gli Stati Uniti sono già caduti in un abisso di corruzione così profondo che non li si può salvare?

 

Rodrigue Tremblay vive a Montreal, può essere contattato all'indirizzo mail rodrigue.tremblay@yahoo.com. E' autore del libro 'The New American Empire'  (Il Nuovo Impero Americano).

 Visitate il suo blog thenewamericanempire.com/blog.

 

Titolo originale: 'Decadence, Waste, Corruption in the New American Empire - America's "dance of the billions"'

Fonte: http://onlinejournal.com/

Link (Parte I): onlinejournal.com/artman/publish/article_1813.shtml

04.03.2007

 

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ALCENERO

 

 

4.

DECADENZA, SPRECO, CORRUZIONE NEL NUOVO IMPERO AMERICANO (Parte II)

DEL PROF. RODRIGUE TREMBLAY

 

“L’abuso della compravendita di voti iniziò a prendere piede e il denaro inizio ad avere un importante ruolo nel determinare l'esito delle elezioni. Successivamente questo processo di corruzione si diffuse nelle corti di giustizia. E poi all'esercito, e infine la Repubblica fu sottomessa al governo di imperatori.”—Plutarco (c. 46 A.D.-127 A.D.)

 

“Uno squilibrio tra i ricchi e poveri è la più antica è la più fatale malattia per qualunque Repubblica.”—Plutarco (c. 46 A.D.-127 A.D.)

 

“Non dovrebbe sorprendere che quando i ricchi ottengono il controllo del governo, fanno passare leggi che sono favorevoli a loro stessi. La sorpresa è che coloro che non sono ricchi votino per tali persone, anche se dovrebbero sapere dall'amara esperienza che i ricchi continueranno a derubare il resto di noi. Forse il motivo è che i ricchi sono molto abili nel nascondere ciò che fanno.” --Andrew Greeley

 

La corruzione e la bancarotta morale assumono molte forme. Esse sono solitamente il risultato finale di un'insaziabile desiderio di denaro, potere e privilegio, al di là di ogni decenza. E il denaro in politica è il fulcro di quasi tutte le forme di corruzione.

 

Negli Stati Uniti, per esempio, il grande capitale è così centrale per la politica e per il funzionamento dei partiti politici che chiunque sia candidato ad alti incarichi, anche se personalmente già milionario, è obbligato a corteggiare coloro che possiedono grandi quantità di soldi. Molti buoni candidati si rifiutano perciò di intraprendere, o abbandonano presto, le campagne presidenziali, perché non vogliono sottomettersi a questo genere di prostituzione.Come conseguenza degli accordi che devono essere fatti per raccogliere le grandi quantità di moneta necessarie ad avere successo, è difficile per qualunque amministrazione non rimanere invischiata in una rete di scandali. Infatti, le grosse somme di denaro sono la chiave per avere influenza a Washington, e i soldi usati per corrompere i politici portano infine ad avidità e scandali. E successo all'amministrazione Nixon (scandalo Watergate), all'amministrazione Carter (scandalo Lance), all'amministrazione Reagan (scandalo Iran-Contra), all'amministrazione di George H. W. Bush (scandalo Iraqgate) e ora all'amministrazione di George W. Bush.

 

C'è stato lo scandalo Enron, lo scandalo Abramoff, e lo scandalo Tom DeLay. Subito dopo lo scandalo Enron, per esempio, fu reso pubblico il fatto che la Enron aveva speso un totale di $ 5,8 milioni per finanziare le elezioni federali americane, su di un periodo di 12 anni, con il 73% del denaro che andava ai repubblicani. 71 senatori su 100 e 188 membri del congresso su 435 beneficiarono della generosità dell'azienda. Lo stesso presidente George W. Bush, un infaticabile oppositore di qualunque riforma dei finanziamenti per le campagne elettorali, ricevette $ 826.000 da questa sola azienda del Texas in un periodo di otto anni da che si candidò per la prima volta come governatore di quello Stato. Tutto ciò sembra essere parte di una pervasiva cultura della corruzione.

 

La rivelazione che il super lobbysta Jack Abramoff offrì $ 100.000 per incontrare il presidente George W. Bush e il capo consigliere Karl Rove per spingere verso leggi di suo piacimento è un'indicazione di come le cose possano rapidamente degenerare, pure nella democrazia più solida. Il super lobbysta Abramoff è stato uno dei principali finanziatori di George W. Bush, e ciò lo ha reso ad honorem un “pioniere” di Bush. E, in modo tipicamente americano, sia Abramoff che DeLay dicevano che Dio era in qualche modo dietro le loro azioni. Da una parte Abramoff confessò : “Io credo che le risorse che arrivano nelle mie mani siano dovute al fatto che è Dio a metterle lì”. E nelle parole di DeLay, “Io credo fermamente di essere innocente dalle accuse che mi vengono rivolte. Crediamo che sia Dio a controllare le cose, infatti Egli fa in modo che tutto vada bene per coloro che lo amano”. Questa è un'indicazione che per alcuni, di fatto si mischiano la corruzione politica e quella religiosa.

 

Infatti ciò che il denaro compra a Washington, è l'accesso a quelle posizioni di potere, la diretta influenza nel concepimento delle politiche pubbliche e l'assegnazione preferenziale di posti di lavoro e succosi contratti. La corruzione degli impiegati pubblici e del Congresso da parte di lobbysti è ciò che ne segue. La corruzione politica diventa rapidamente un circolo vizioso: i corruttori scelgono i politici che vogliono vedere in carica gettando tonnellate di denaro nelle loro campagne elettorali, mentre i politici così selezionati sono ansiosi di ripagare i loro benefattori aprendo loro incarichi influenti e servendoli con remunerativi contratti. E così via. In particolare, perché pensate che tutti i maggiori candidati presidenziali democratici di quest'anno non siano contro un attacco non provocato dell'America all'Iran? E' perché i benefattori del grande capitale che stanno corteggiando sono tutti pesantemente filo israeliani. Sono coloro che pagano a fare la politica. Questa potrebbe essere la principale ragione del fatto che il 60% degli americani non si preoccupa di andare a votare il giorno delle elezioni. Essi non sono apatici; sanno solo che la plutocrazia non è democrazia e che non c'è una sola speranza che il sistema si riformi da solo. La plutocrazia è il governo dei ricchi, per i ricchi e nominato dai ricchi. Ciò è qualcosa di ben diverso dalla visione di Lincoln della democrazia come governo “ della gente, per la gente e nominato dalla gente”.

 

Quando Paul Wolfowitz, il principale architetto della guerra contro l'Iraq, è andato dal Dipartimento della Difesa Usa a dirigere la Banca Mondiale, il mondo ha avuto una vivida dimostrazione di quanto possa essere corrotto il sistema politico americano. Wolfowitz non aveva alcuna formazione (scienza politica) o esperienza nella finanza, ma è stato nondimeno nominato presidente dell'importante Banca Mondiale solo per i servizi che aveva reso.

 

Un altro esempio è quello del curioso spettacolo offerto da Dick Cheney, membro dell’ American Enterprise Institute ed ex amministratore delegato della Halliburton Energy Services, che, nel 2001, si scelse da solo come vice presidente di George W. Bush (egli era il comitato per la ricerca di un vicepresidente di Bush) e, come direttore della squadra di transizione del presidente eletto, si trovò nella posizione per nominare gran parte degli alti funzionari della nuova amministrazione Bush. Come poteva fare ciò, ci si potrebbe legittimamente chiedere? Inoltre, perché George W. Bush, il 25 marzo del 2003, firmò l' ordine esecutivo 13292 che dava a Cheney il potere di declassificare l'intelligence e garantiva la maggiore espansione dei poteri del vice presidente nella storia Usa? Perché Dick Cheney ha finito con l'avere così tanto potere all'interno dell'amministrazione che persino George W. Bush una volta scherzò sul ‘presidente Cheney’? a quanto ci risulta nessun scienziato politico ha trovato risposte a queste domande.

 

Un'altra forma di corruzione in America può derivare da questo primo tipo. Essa proviene dal fatto che mentre i super ricchi si ingozzano con costosissimi contratti militari e tagli alle tasse, i più poveri tra gli americani stanno diventando relativamente sempre più poveri. Infatti, l' ineguaglianza economica negli Usa è aumentata significativamente tra il 1979 e il 2006: durante questo periodo, più di un quarto di secolo, i salari, tenuta conto l'inflazione, sono aumentati del 34% per coloro che sono al vertice, i salari di coloro che stanno in mezzo sono aumentati dell'11,5% e i salari di coloro che stanno in fondo sono rimasti stagnanti, aumentando di un misero 4% in 27 anni. I recenti rapporti hanno anche mostrato che la percentuale degli americani poveri che vivono in situazioni di forte povertà ha raggiunto il massimo in 32 anni e il divario tra coloro che hanno e coloro che non hanno è continuato ad aumentare.

Per esempio nel 2005, 35 milioni di americani sono andati avanti senza avere abbastanza da mangiare. A ciò è dovuto il fatto che 13 milioni di bambini americani, cioè il 17,8%, viveva in forte povertà. E con l'incremento a due cifre ogni anno dei costi sanitari, qualcosa come 47 milioni di americani si trovano nella precaria situazione di non essere coperti da alcuna assicurazione sanitaria, tutto ciò mentre il loro governo sta sprecando miliardi e miliardi in tutto il mondo.

 

Ma forse la più insidiosa corruzione in una democrazia avviene quando i funzionari eletti non sono sinceri con la gente e si affidano a bugie e a propaganda piuttosto che alla verità nei loro discorsi pubblici. Allora la fiducia e la speranza vengono distrutte, e con esse la fibra morale della nazione.

 

Tale corruzione pubblica è spesso accompagnata da quella che alimenta la corruzione politica, cioè la corruzione dei media. Quando il governo e i media sono entrambi corrotti, ne conseguono tutte le altre forme di corruzione. La sempre più incestuosa relazione che esiste tra ampi segmenti dei media americani e il governo è la causa di ciò che avverrà in futuro. Infatti, le macchine della propaganda sembrano aver sostituito il genuino giornalismo investigativo in molte organizzazioni giornalistiche, dove un esercito di “utili idioti” e urlanti scemi del villaggio si sentono liberi di impegnarsi in campagne pubbliche di disinformazione ed evidenti bugie.

 

Quando avviene ciò, il risultato è la confusione e il disordine, ed è allora che vengono commessi i peggiori errori. Il periodo tra il 2001 e il 2007 entrerà nella storia come il periodo in cui vennero raccontate menzogne al popolo americano, sia dall'amministrazione Bush-Cheney che dei maggiori media americani.

 

Ciò ha portato, infatti, ad una dimostrazione di massiccia incompetenza e alla mostruosa corruzione morale e finanziaria americana, che è stata vista in Iraq, dove la banda demolitrice Bush-Cheney-Rumsfeld-Wolfowitz-Feith-Bremer si è data a un orgia di distruzione che ha causato danni enormi e irreparabili, non solo all'Iraq, alla sua economia e al suo popolo, ma anche agli Stati Uniti, agli americani e al sistema internazionale di leggi e giustizia. L'enorme abuso di denaro, la sospensione del diritto dell’ “Habeas Corpus” e l' affidarsi a tecniche di tortura nell’ Iraq occupato (Abu Ghraib) sono solo la punta dell' iceberg di ciò può essere uno dei più grandi scandali di corruzione nella storia americana.

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Rodrigue Tremblay vive a Montreal, può essere contattato all'indirizzo mail rodrigue.tremblay@yahoo.com.

 E' autore del libro 'The New American Empire  

(Il Nuovo Impero Americano’.

 Visitate il suo blog thenewamericanempire.com/blog.

 

Titolo originale: 'Decadence, Waste, Corruption in the New American Empire - America's "dance of the billions"'

 

Link (Parte II): http://onlinejournal.com/artman/publish/article_1837.shtml

12.03.2007

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ALCENERO

 

 

 

3.

 

UN SISTEMA FINANZIARIO SOTTO ASSEDIO

Data: 30/11/2007

Argomento: USA

 

 

DEL PROF. RODRIGUE TREMBLAY

Global Reseearch

 

"Se si includono questi argomenti [i benefici promessi nella Previdenza Sociale, Assistenza Sanitaria Nazionale, nella Gestione dei Veterani ed in altri programmi di assistenza], si stima l'onere totale [del debito] al valore attuale del dollaro sia di circa 53 trilioni di dollari. Messa diversamente, l'onere totale corrente stimato è di quasi 175.000 dollari per ogni americano; ed ogni giorno quell'onere diventa più grande."

David Walker, Revisore Generale dei Conti degli Stati Uniti

 

"Le forze economiche che guidano l'equilibrio globale di risparmio e investimento si sono sviluppate nel decennio scorso, cosicché la ripidezza del recente declino nei rendimenti di lunga durata del dollaro e nei tassi a lungo termine collegati, suggerisce che possa essere in opera qualcosa di più ampio".

Alan Greenspan, ex presidente FED, 20 luglio 2005

 

"Il buco nero dei subprime sembra sempre più profondo, più scuro e spaventoso di quanto [le banche] pensino. Hanno avuto ricadute su... circa il 40 % del cumulo della parte di prestito speculativo e lì ci sono decisamente dei segni di disgelo".

Tony James, Presidente e CEO del Blackstone Group LP

 

Il sistema finanziario globale basato sul dollaro è in crisi e sta minacciando la prosperità e la stabilità di molte economie.

 

Eccessi finanziari di ogni genere hanno insidiato la sua legittimità e la sua efficienza. Il dollaro USA sta perdendo la sua predominanza come principale valuta di riserva internazionale mentre molte banche sono travolte dal subbuglio della crisi dei crediti subprime.

 

Lo scenario generale è la bolla senza precedenti dei beni immobili che c'è stata in tutto il mondo dal 1995 al 2005. Negli Stati Uniti, ad esempio, i prezzi delle case occupate dai proprietari sono aumentati annualmente di una media di circa il 9 %. Il valore di mercato del capitale delle case occupate dal proprietario negli Stati Uniti è aumentato da un po' meno di 8 trilioni di dollari del 1995 ad un po' più di 18 trilioni nel 2005. Da allora si sta contraendo, confermando il funzionamento del ciclo di 18 anni del mercato immobiliare teorizzato da Kuznets, che va dal picco del 1987 al picco del 2005.

 

Ciò che rende questo periodo particolarmente pericoloso è il fatto che è in gioco anche il ciclo dei 54 anni di Kondratieff di inflazione-disinflazione-deflazione, iniziato nel 1949 dopo che i prezzi si erano scongelati. L'inflazione mondiale è poi salita per venti anni fino al 1980, seguita da un periodo di disinflazione sotto la FED di Volcker. L'entrata della Cina nella World Trade Organization (WTO) l'11 dicembre 2001, con i suoi lavoratori in abbondanza e stipendi bassi, ha liberato notevoli forze deflazionistiche in tutto il mondo. Ciò a sua volta ha poi condotto ad aspettative di un'inflazione più bassa che hanno aperto la strada alla FED di Greenspan per tenere i tassi d'interesse ad un livello anormalmente basso.

 

Tassi di interesse persistentemente bassi ed aspettative di bassa inflazione hanno portato ad una frenesia nei prestiti e ad un vasto aumento nella valutazione del mercato, non solo dei beni immobili ma anche delle azioni e delle obbligazioni. Le banche ed altri istituti di credito ipotecario hanno approfittato dell'occasione per introdurre alcune innovazioni finanziarie per finanziare l'esplosione del mercato ipotecario. Queste innovazioni hanno provocato lo spaccamento del tradizionale collegamento diretto fra mutuatario e prestatore e la riduzione del rischio del prestatore normalmente associato ai prestiti ipotecari.

 

Quindi, con la connivenza delle agenzie di rating e del Sistema della Federal Reserve, grandi banche hanno inventato nuovi prodotti finanziari sotto vari nomi tipo "obbligazioni collateralizzate" (CBOs), "obbligazioni di debito collateralizzate" (CDOs), anche chiamate "veicoli di investimento strutturati" (SIVs), che hanno avuto le caratteristiche di cambiale finanziaria a breve termine fluttuante. Nel mercato delle ipoteche residenziali, ad esempio, i mediatori di ipoteche ed i prestatori "al minuto" vendevano i loro prestiti ipotecari alle banche, che a loro volta ne facevano un unico pacco e lo spezzettavano in differenti classi di titoli garantiti da ipoteche (RMBS), che portavano differenti livelli di rischio e di guadagno, prima di venderli agli investitori.

 

Quindi questi nuovi strumenti finanziari erano il risultato finale di un processo di "conversione dei beni in titoli" ed erano fette di pacchetti di prestiti, non solo prestiti ipotecari ma anche debiti delle carte di credito, prestiti per automobili, prestiti agli studenti ed altri crediti esigibili a breve termine. Ogni fetta portava un differente onere di rischio ed un differente rendimento. Con la benedizione delle agenzie di rating, le banche sono andate persino un po' oltre ed hanno cominciato a riunire le fette finanziarie più rischiose in pacchetti ancor più rischiosi dividendoli ancora per venderli agli investitori in cerca di rendimenti elevati.

 

Vendendo questi nuovi strumenti di debito agli investitori in cerca di rendimenti sempre più elevati, compresi i fondi monetari protetti ed i fondi pensione, le banche sono state doppiamente ricompensate. In primo luogo, per i loro sforzi hanno riscosso meravigliosi diritti di gestione. Ma in secondo luogo e di maggior importanza, hanno scaricato il rischio dei prestiti all'ignaro compratore di tali titoli, perché nel caso di default dei prestiti originali, la banca l'avrebbe fatta franca. Erano stati già pagati ed erano stati liberati dal rischio di default e di preclusione sui prestiti originali.

 

Il ruolo residuo delle banche era di raccogliere e distribuire interesse, finchè i mutuatari avevano effettuato i loro pagamenti degli interessi. Ma se i pagamenti si arrestavano, le perdite di capitale incontrate a causa del declino nel valore di prestiti non performanti sarebbero invece state sostenute dagli investitori dei CBO e CDO. Le stesse banche non avrebbero sofferto perdite e sarebbero state libere di usare le loro basi di capitale per impegnarsi in ulteriori vantaggiosi prestiti. Infatti, gli investitori alla fine della catena divennero i reali prestatori di ipoteca (senza raccogliere tutte le ricompense di tali rischiosi prestiti) e le banche poterono riutilizzare il loro capitale per arricchirsi sempre più con le loro operazioni di prestito. Questo era il periodo migliore per le banche e si abbuffavano senza freno. Alcune di loro hanno pagato ai loro impiegati decine di miliardi di dollari in indennità di fine d'anno.

 

Quindi, ed è qui che la FED ed altre agenzie di controllo sono venute a mancare, i prestatori di ipoteca di prima linea sono diventati sempre più aggressivi nei loro prestiti, con la completa certezza che avrebbero potuto scaricare proficuamente il rischio a valle. Ciò spiega l'espansione del mercato di ipoteche "subprime" in cui il prestito è stato fatto senza pagamenti in acconto, nessun pagamento d'interessi per un certo periodo e niente domande riguardo reddito e solvibilità del mutuatario. Queste non erano normali pratiche di prestito. Simili "schemi di Ponzi" [Charles Ponzi all'inizio del XX secolo divenne celebre, e venne arrestato, per investimenti fraudolenti ad alto profitto che presero il suo nome, ndt] non potevano durare per sempre. E quando i prezzi delle case hanno iniziato a calare, sono aumentati anche i pignoramenti, scuotendo così fino alle fondamenta la nuova casa finanziaria di carte. Le banche divennero le riluttanti proprietarie a valori molto ribassati di parte delle proprietà pignorate.

 

Perchè allora tante banche sono in difficoltà finanziarie, se il rischio del prestatore era stato trasferito agli ignari investitori? Essenzialmente, perché quando è scoppiato il boom delle case, la giacenza delle banche di "titoli con garanzia collaterale" invenduti era insolitamente alto. Quando il pifferaio ha smesso di suonare e gli investitori hanno smesso di comprare i rischiosi investimenti di recente creazione, il loro valore è precipitato in una notte e le banche sono rimaste con perdite enormi che non si sono ancora completamente riflesse nei loro bilanci finanziari. Quindi, le banche che non hanno scaricato i loro stock di pacchetti ipotecari sono state costrette ad accettare la proprietà di beni pignorati, a valori molto ribassati. Con poco o nessun collaterale dietro i prestiti, le perdite per crediti inesigibili sono diventate inevitabili.

 

Poiché nessuno sa per certo il valore di qualcosa che non è commerciato, serviranno mesi prima che le banche vengano a capo del totale delle perdite che hanno sofferto nei loro stock di "titoli basati su beni" preconfezionati ed invenduti. È più di una normale "crisi di liquidità" o di un "restringimento del credito " (che risulta quando la banca presta a breve termine ed investe in beni di lunga durata non liquidi); è più come una "crisi di solvibilità" se la base di capitale delle banche è sopraffatta dalla scoperta di enormi perdite finanziarie incontrate quando le banche sono costrette a vendere beni ipotecati in un mercato immobiliare in depressione.

 

E' questa confusione di operazioni bancarie e finanziarie che si sta sviluppando davanti ai nostri occhi e che sta minacciando il sistema finanziario americano ed internazionale. Ci sono quattro classi di perdenti. In primo luogo, gli acquirenti di case che hanno comprato le proprietà a prezzi inflazionati con poco o nessun acconto e che ora rischiano il pignoramento. In secondo luogo, gli investitori che hanno comprato cambiali finanziarie garantite con ipoteche non liquide e che sono in allarme per il rischio di perdere una parte o tutti i loro investimenti. In terzo luogo, gli azionisti delle banche che hanno tratto profitto finchè il sistema ha funzionato senza difficoltà ma che ora devono far fronte a valori delle azioni in declino. E, per concludere, chiunque tema di diventare vittima, direttamente o indirettamente, del rallentamento economico prossimo venturo.

 

Rodrigue Tremblay è un economista canadese che vive a Montreal; può essere raggiunto su rodrigue.tremblay@yahoo.com

Visitate il suo blog : www.thenewamericanempire.com/blog

o il suo sito web: www.thenewamericanempire.com

 

Titolo originale: "A Financial System under Siege"

 

Fonte: http://www.globalresearch.ca

Link

15.11.2007

 

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di FILMARI

 

VEDI ANCHE:

UNA DEBACLE FINANZIARIA CAUSATA DAI DERIVATI SUL CREDITO

 

 

 

 

2.

Una selezione di 20 citazioni dal presidente George W. Bush

Rodrigue TREMBLAY

19.11.2006

 

1."Credo che Dio voglia me come presidente."

["I believe God wants me to be president" is a Bush statement during a meeting with Rev. Richard Land, head of the public policy arm of the Southern Baptist Convention, in 1999.]

 

2. "Fui scelto dalla grazia di Dio per condurre a quel momento."

 ([I was] "chosen by the grace of God to lead at that moment", is a Bush quotation reported by Michael Duffy in Time magazine immediately after 9/11.)

 

3. -"Dio mi ha detto di colpire al-qaeda e io li ho colpiti, e dopo mi ha istruito a colpire Saddam, cosa che ho fatto, e adesso sono determinato a risolvere il problema nel medio oriente."

["God told me to strike at al-Qaeda and I struck them, and then he instructed me to strike at Saddam, which I did, and now I am determined to solve the problem in the Middle East. " comes from a remark made by Bush to Palestinian negotiator Nabil Shaath, made to and reported by BBC News on Thursday, October 6 2005.]

 

4. "Credo che Dio parli attraverso me. Senza non potrei fare il mio lavoro."

["I trust God speaks through me. Without that, I couldn't do my job" is a Bush remark to a group of Amish people he met with privately on July 9, 2004, and as published by the Lancaster New Era, July 16, 2004.]

 

5. "Il problema col Francese e' che non hanno una parola per 'entrepreneur'." (Nota: enterpreneur, che significa impresario, e' una parola di origine francese)

["The problem with the French is that they don't have a word for 'entrepreneur'" comes from a remark made by Bush during a discussion of the French economy during the 2002 G8 summit in Kananaskis, Alberta, as reported in The Times (London), July 9, 2002.]

 

6. "Vedi, nel mio modo di lavorare devi continuare a ripetere le cose piu' e piu' e piu' volte ancora perchè la verita' ci sprofondi, come per catapultare la propaganda."

["See, in my line of work you got to keep repeating things over and over and over again for the truth to sink in, to kind of catapult the propaganda." comes from  remarks Bush made during a Social Security Conversation at the Athena Performing Arts Center in New York on May 24, 2005.]

 

7. "Io voglio solamente che voi sappiate che, quando parliamo di guerra, stiamo in realta' parlando di pace."

["I just want you to know that, when we talk about war, we're really talking about peace"  is taken from a Bush speech at the Department of Housing and Urban Development, Washington, D.C., June 18, 2002.]

 

8. "Questa nozione che gli stati uniti si stiano preparando ad attaccare l'Iran e' semplicemente ridicola. E detto cio', tutte le opzioni sono sulla tavola."

["This notion that the United States is getting ready to attack Iran is simply ridiculous. And having said that, all options are on the table" is a widely known remark that Bush made during a press conference, after a meeting with EU leaders, in Brussels, Belgium, on February 22, 2005.]

 

9. "La cosa piu'importante per noi e' di trovare Osama Bin Laden. E' la nostra priorita' numero uno, e non riposeremo fino a quando non l'avremo trovato."

["The most important thing is for us to find Osama bin Laden. It is our number one priority and we will not rest until we find him" was recorded at a Bush White House press conference in Washington, D.C., on September 13, 2001.]

 

10. "Non so dove bin laden sia. Non ho idea e sinceramento non mi importa. Non e' cosi' importante. Non e' la nostra priorita'."

["I don't know where bin Laden is. I have no idea and really don't care. It's not that important. It's not our priority" was recorded at George W. Bush's White House press conference in the James S. Brady Briefing Room, Washington, D.C., on  March 13, 2002.]

 

11. "Trovammo le armi di distruzione di massa. Trovammo laboratori biologici...per quelli che dicono che non abbiamo trovato i dispositivi di fabbricazione proibita o armi proibite, avevano torto, li avevamo trovati."

["We found the weapons of mass destruction. We found biological laboratories...for those who say we haven't found the banned manufacturing devices or banned weapons, they're wrong, we found them" is a statement Bush made in Washington, D.C., on May 29, 2003.]

 

12. "Oh, no, non avremo nessuna perdita [in Iraq]."

["Oh, no, we're not going to have any casualties [in Iraq]" is a statement made by Bush during a discussion in early 2003 about the Iraq war with Christian Coalition founder Pat Robertson in Nashville, Tennessee, and as quoted by Robertson himself.]

 

13. "Brownie (Michael Brown della FEMA), stai facendo un diamine di lavoro."

["Brownie (Michael Brown of FEMA), you're doing a heck of a job" is still fresh in everybody's memory; it is a public  statement made by Bush about Michael D. Brown, head of Fema, following Hurricane Katrina, at Mobile Regional Airport in Mobile, Alabama. on September 2, 2005.]

 

14. -"Se questa fosse stata una dittatura, sarebbe stato un sacco piu' facile, solamente purche' sia io il dittatore."

["If this were a dictatorship, it'd be a heck of a lot easier, just so long as I'm the dictator" is taken from an audio clip of President-elect George W. Bush, at a photo-op with congressional leaders during his first trip to Capitol Hill, Washington, D.C., December 18, 2000; it was also reported on Online NewsHour, Washington, DC, December 18, 2000.]

 

15. "Queste persone stanno cercando di agitare il desiderio dei cittadini iracheni, e vogliono che noi andiamo via.. Penso che il mondo sarebbe stato piu ricco se noi fossimo andati via..."

["These people are trying to shake the will of the Iraqi citizens, and they want us to leave...I think the world would be better off if we did leave..."/This was said by Bush during the presidential debate of September 20, 2004.]

 

16. "I nostri nemici sono innovativi e pieni di risorse, e cosi'siamo noi. Loro non smettono mai di pensare riguardo a nuovi mezzi per danneggiare il nostro paese e il nostro popolo, e neanche noi."

["Our enemies are innovative and resourceful, and so are we. They never stop thinking about new ways to harm our country and our people, and neither do we."/Bush's remarks video clipped in Washington, D.C., as he signed the Defense Appropriations Act for Fiscal Year 2005, on August 5, 2004.]

 

17. "Non ho la piu' pallida idea su cosa penso della politica internazionale."

[“I don’t have the foggiest idea about what I think about international, foreign policy” can be found in Bob Woodward's book "State of Denial".]

 

18. "Sono il comandante - vedete, non occorre che spieghi - non ho bisogno di spiegare perche' dico le cose. E' la cosa interessante dell'essere presidente."

 ["I'm the commander — see, I don't need to explain — I do not need to explain why I say things. That's the interesting thing about being president." can be found in Bob Woodward's book "Bush at War".]

 

19. "Anch'io non sono molto analitico. Sai, io non passo tanto tempo a pensare a me stesso, a perche' faccio le cose."

["I'm also not very analytical. You know I don't spend a lot of time thinking about myself, about why I do things" was recorded by journalists aboard Air Force One, on June 4, 2003.]

 

20. "Molti iracheni potranno sentirmi stanotte in una trasmissione radio tradotta, e ho un messaggio per loro: se dobbiamo iniziare una campagna militare, sara' diretta contro gli uomini senza legge che governano il vostro paese, e non contro di voi."

["Many Iraqis can hear me tonight in a translated radio broadcast, and I have a message for them: If we must begin a military campaign, it will be directed against the lawless men who rule your country and not against you" comes from the transcript of a Bush speech made on March 17, 2003, days before the U.S.-led invasion of Iraq.]

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Rodrigue Tremblay è professore emerito di economia all'Università di Montreal e un frequente contributore di Global Research. E' autore di 'The New American Empire'.

I riferimenti di ogni singola citazione si trovano al link dell'articolo originale

Rodrigue Tremblay

Fonte:www.thenewamericanempire.com/blog

Link: www.thenewamericanempire.com/tremblay=1046

 

 

 

 

1.

AIPAC, destra religiosa e politica estera USA

Rodrigue TREMBLAY

2006-08-21

 

"La maggior parte dei cittadini è ignara del fatto sconvolgente che durante gli anni la nostra politica in Medio Oriente non è stata fatta da esperti guidati dagli interessi nazionali fondamentali dell'America."

Paul Findley, membro Repubblicano del congresso USA, (1961-83)

 

"Grazie a dio abbiamo la AIPAC, il più grande tifoso ed amico che abbiamo al mondo"

Ehud Olmert, Primo ministro di Israele

 

"O io definisco la politica sul Medio Oriente o è la AIPAC che lo fa."

Zbigniew Brzezinski, consulente al National Security dell'amministrazione Carter

 

 

Nessuno può comprendere ciò che avviene politicamente in USA senza essere cosciente che una coalizione politica, dei principali gruppi pro-Likoud, degli intellettuali neo-conservatori proisraeliani e dei sionisti cristiani, esercita un'influenza terribilmente forte sul governo USA e le sue politiche. Col tempo, questa vasta lobby proisraeliano, la cui punta di diamante è l'American Israel Public Affairs Committee (AIPAC), ha esteso tutta la sua influenza su grandi parti del governo USA, compreso l'ufficio del vicepresidente, il Pentagono ed il dipartimento di Stato, oltre al controllo dell'apparato legislativo del Congresso. È assistito nel suo compito da alleati potenti nell'ambito delle due principali parti politiche, grandi mass media ed alcuni cosiddetti "think tank" riccamente finanziati, come l'American Enterprise Institute, la Heritage Foundation, o il Washington Institute for Near East Policy.

 

La AIPAC è la pietra angolare di questo sistema coordinato. Ad esempio, conserva le statistiche dei voti su ogni rappresentante della Camera e del Senato, che sono in seguito comunicate ai donatori politici perché agiscano di conseguenza. La AIPAC organizza inoltre regolarmente viaggi tutto-spesato in Israele e riunioni con i ministri israeliani e personalità per i membri del congresso ed il loro personale, e per politici Americani locali o di altri stati. Non ricevere questo imprimatur è un handicap pesantissimo per qualsiasi politico americano ambizioso, anche se può contare su una fortuna personale. A Washington, per avere un accesso più facile alle istanze decisionali, la Lobby ha anche sviluppato l'abitudine di reclutare il personale per gli uffici dei senatori e dei membri della Camera. E, quando le elezioni arrivano, la lobby si assicura che i politici tiepidi, propensi all'indipendenza, o dissidenti, siano puniti e battuti. È una fonte di tale potere politico, con il finanziamento delle campagne e la propaganda nei mass media, che nessun politico USA può osare ignorare le sue richieste senza temere di essere distrutto. Come il cronista veterano Robert Novak ha recentemente segnalato, grazie all'influenza dell'AIPAC e della lobby, "Washington rimane soprattutto una zona bipartisan senza critica per Israele."

 

È comprensibile. Le tecniche dell'AIPAC sono così efficaci che si può facilmente avere l'impressione che è "un governo parallelo" a Washington DC. Secondo le parole del suo presidente, Howard Friedman, consegnate in un bollettino pretenzioso oltre ad ogni misura destinato ai simpatizzanti, si fonda in particolare su due tecniche:

 

1 - "L'AIPAC incontra ogni candidato in corsa per il Congresso. Questi candidati ricevono briefing dettagliati per aiutarli a comprendere completamente la complessità della situazione di Israele e dell'insieme del Medio Oriente. Chiediamo anche ad ogni candidato di scrivere un "documento di posizione" sui loro punti di vista della relazione USA-Israele, così la loro posizione a questo riguardo è chiara."

 

2 - "I membri del congresso, il personale ed i funzionari dell'amministrazione, sono portati a dipendere dagli appunti del AIPAC. Sono persone molto occupate e sanno che possono contare sulla AIPAC per analisi chiare. Presentiamo quest'informazione in forma concisa ai funzionari eletti. Le informazioni e le analisi sono impeccabili -  dopo tutto, è in gioco la nostra reputazione. Ciò ha per conseguenza una politica ed una legislazione che garantiscono la sopravvivenza di Israele.

 

Dubito che ci sia un qualunque paese democratico al mondo dove i candidati devono passare un test ideologico decisivo per avere una possibilità di essere scelti come candidati e di essere eletti. Così, chi potrebbe biasimare AIPAC di essere convinto di tenere sotto controllo il congresso USA? Se la AIPAC fosse un'impresa, potrebbe essere oggetto di una Federal Trade Commission (FTC), un'indagine federale antitrust ed anti-cartello per accaparramento del mercato.

 

Di conseguenza, non dovrebbe essere sorprendente che, a Capitol Hill, "La Lobby" sembra condurre la barca, a tal punto da avere il controllo quasi completo della politica estera USA ed altre politiche, come quella della difesa, sono diventate l'equivalente di uno scherzo. Non siamo alla manipolazione del consenso, ma piuttosto di una situazione equivalente all'omologazione totale della volontà di allineare le politiche USA sulle politiche israeliane, ogni volta che gli interessi di Israele in Medio Oriente sono in gioco. Un paese totalitario non funzionerebbe differentemente. La AIPAC ha tale influenza su Washington che a volte si può essere perdonati per aver confuso Tel-Aviv con Washington DC. Un esempio recente: la AIPAC ha redatto una risoluzione di sostegno ad Israele nei suoi bombardamenti selvaggi ed illegali sul Libano. Il 20 luglio 2006, la risoluzione fu votata all'unanimità dai 100 membri del Senato, ed il voto della Camera fu da 410 ad 8. Caso chiuso.

 

Per molti anni, l'influenza della Lobby restò nascosta, ignorata o dissimulata dai mass media che essa stessa controllava e dalla maggior parte dei commentatori. Tuttavia, il 10 marzo 2006, due rispettati specialisti americani, i professori Stephen Walt dell'Universita di Harvard e John Mearsheimer dell'Università di Chicago pubblicarono uno studio su The London Review Of Books, intitolato "La Lobby israeliana e la politica estera Americana", sull'influenza sproporzionata che questa Lobby di interessi particolari esercita sulla politica estera USA. Dice che la AIPAC è "l'organizzazione più potente e più conosciuta" di una Lobby pro-israeliana che distorce sistematicamente la politica estera USA. Lo studio concludeva che Israele aveva svolto un ruolo principale per spingere l'amministrazione Bush nella guerra contro l'Iraq, ed argomentava che l'influenza della Lobby proisraeliana sulla politica estera USA era negativa sia per Israele che per gli USA. Dopo ciò, nessuno potrà fingere di ignorare l'influenza corrosiva di questa potente Lobby sulla politica estera USA.

 

Un altro esempio del tipo di potere che la Lobby detiene al giorno d'oggi a Washington DC è il suo successo nello stabilimento nel dipartimento di Stato, con il denaro dei contribuenti, di un'agenzia di interessi particolari, chiamata "Ufficio sull'antisemitismo globale". In un movimento che fa pensare a ciò che si è prodotto durante i secoli passati sotto regimi totalitari, questa nuova "agenzia" è completamente dedicata alla sorveglianza nel mondo dei casi, tra le altre cose, di critica di Israele o delle politiche USA proisraeliane. La creazione di questo nuovo dipartimento d'inquisizione è stata autorizzata da una legge, (H.R. 4230), che il Presidente George W. Bush ha firmato il 16 ottobre 2004. Chi dice che la realtà non è più ignota della finzione!

 

I cosiddetti Sionisti Cristiani (leggi QUI) esercitano anche un'importante influenza sulla politica estera USA, specialmente per ciò che riguarda il Medio Oriente. La loro propaganda ha così ben funzionato che oggi, il quaranta per cento degli americani credono che Israele è stato direttamente dato al popolo ebreo da "Dio". Un terzo degli americani crede anche che la creazione dello Stato di Israele, nel 1948, dopo una campagna terroristica contro la Gran Bretagna, sia una tappa verso il "secondo arrivo di Gesù Cristo" e la "fine dei tempi". Per i più fanatici di loro, la "guerra contro il terrorismo", qualsiasi cosa significhi, sia una guerra di religioni tra il Cristianesimo e l'Islam. Con idee simili, il mondo è tornato quattro secoli dietro, poiché l'ultima guerra di religioni fu la Guerra dei 30 Anni tra protestanti e cattolici europei, dal 1618 al 1648.

 

Al giorno d'oggi, la destra religiosa USA ha il suo ufficio di interessi particolari al Dipartimento di Stato. È chiamato "Office of International Religious Freedom" (Ufficio per la libertà religiosa internazionale), e la sua missione principale è di immischiarsi degli affari interni di altri paesi. Tale agenzia di Stato sembrerà andare contro la "parete di separazione" tra la chiesa e lo Stato che il Presidente Thomas Jefferson pensò di avere stabilito con il primo emendamento alla costituzione USA. Tali incursioni governative in questioni religiose sono finanziate dallo Stato, oltre all'Office of Faith-Based and Community Initiatives (Ufficio per le iniziative confessionali e comunitarie) che l'amministrazione Bush creò poco dopo il suo insediamento. Da quando l'occupante attuale della Casa Bianca è un cristiano rinato che cova idee che sono vicine a quelle avanzate dalla destra cristiana USA, ciò non dovrebbe troppo stupire se la politica dell'amministrazione Bush in Medio Oriente ha colorazioni religiose molto forti.

 

In qualsiasi governo, si deve osservare dietro le tende per vedere chi muove realmente i fili e chi orienta le politiche. Nel caso dell'amministrazione Bush-Cheney, si deve essere a conoscenza della Lobby e della "destra religiosa". Senza questa conoscenza, non si potrà comprendere la direzione presa da certe politiche.

 

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di Rodrigue TREMBLAY, professore emerite di scienze economiche all'università di Montreal. Può essere raggiunto alla mail rodrigue.tremblay@yahoo.com.

 

E' autore del libro 'The New American Empire' (Il Nuovo Impero Americano).

 

Tradotto da Marco M per www.pressante.com.

 

 (Home: TheNewAmericanEmpire.com)