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*ARTICOLI IN ITALIANO Da ' un'occhiata al libro del Dott. Tremblay in prossima uscita "The Code for Global Ethics" (‘Il codice per l’etica globale’) all’indirizzo: www.TheCodeForGlobalEthics.com www.LeCodePourUneEthiqueGlobale.com/ (in francese) 11. L’IDOLATRIA
DEL FUCILE NELLA CULTURA AMERICANA D’OGGI 6 febbraio 2011 L’IDOLATRIA DEL FUCILE
NELLA CULTURA AMERICANA D’OGGI DEL PROF.
RODRIGUE TREMBLAY (professore emerito di Economia
all’Università di Montreal) Postato il Sabato, 05 febbraio 2011 “Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità
è un atto rivoluzionario!” George Orwell “Sosteniamo la
causa di un’America libera dalla violenza armata, dove tutti gli
americani vivono sicuri nelle loro case, a scuola, al lavoro e nelle nostre
comunità. Come Brady Campaign lavoriamo per far promulgare ed entrare
in vigore leggi, regolamenti e politiche pubbliche sulle armi attraverso un
attivismo che parte dal popolo, sostenendo l’elezione di pubblici
ufficiali che siano a favore di leggi contro le armi, e incoraggiando la
pubblica consapevolezza della violenza armata”. Missione ufficiale del Brady
Center per la Prevenzione della Violenza Armata[1]. Possiamo davvero affermare che il motto
dell’attuale generazione americana è “In Guns We
Trust” ? Questa è sicuramente l’impressione che si ha se
prendiamo in considerazione gli ultimi avvenimenti. Attualmente in America c’è una
ossessione poco sana per le armi, una forma di idolatria delle stesse come
strumento utile per appianare le differenze tra individui. Sembra che, in
modo crescente, ogni qualvolta un individuo si sente mancato di rispetto la
reazione sia spesso quella di affidarsi alle armi per sistemare le cose. Le
prove di spaventosi incidenti legati all’impiego di armi sembrano
moltiplicarsi e accadere su base giornaliera nell’attuale clima
culturale americano. Un dipendente
scontento esce dal lavoro; va a casa, irrequieto, prende il fucile
e torna in azienda per mettere a segno il suo piano: uccidere delle persone
in una sparatoria scatenata. Uno
squilibrato estremista politico manifesta contro un candidato che
viene comunque eletto; l’estremista, deluso, imbraccia il fucile che si
è procurato senza fatica, spara al politico e uccide un’altra
mezza dozzina di persone. Un fervido
fanatico religioso si mette in testa che in qualche modo la sua
religione e i suoi adepti non sono ben visti: imbraccia il suo fucile e apre
il fuoco a caso contro tutti quelli che gli si trovano attorno. Studenti
frustrati che prendono dei brutti voti a scuola o che vengono
emarginati dai compagni tornano a casa, prendono i fucili dei loro genitori e
ammazzano gli insegnanti e qualche compagno. Ci sono anche dei ragazzini disturbati di dieci anni
che ricorrono alle armi perché sono stati sgridati dai genitori. Le
armi le tengono ben nascoste nelle loro stanze e le puntano contro la madre o
il padre. Molto lontano dal comandamento ‘Onora il padre e la
madre’. Sembrerebbe quasi che ci sia una crisi
omicida da arma da fuoco negli Stati Uniti, ma l’idea che ci sia
bisogno delle armi nella vita quotidiana di ogni individuo è
così ben radicata e diffusa da determinare il persistere di uno stato
di negazione collettiva. Duecento anni fa la maggior parte della popolazione
viveva nelle fattorie. E’ comprensibile come i fucili fossero allora
una necessità, sia per la caccia sia per finalità di protezione
del singolo all’interno di un ambiente ancora selvaggio e relativamente
poco regolamentato. Al giorno d’oggi, la gran parte delle persone vive
in aree urbane sviluppate dove la caccia non è permessa. A che cosa si
ricollega quindi questo bisogno di armi da fuoco, se non a quello di sparare
alla gente? C’è naturalmente il mito
persistente che gli americani hanno il ‘diritto’ di accumulare
grosse quantità di armi e di utilizzarle. E anche questa cosa sembra
un retaggio dei tempi passati in cui la giovane repubblica americana era
minacciata dai suoi precedenti padroni inglesi e correva il rischio di
perdere l’indipendenza appena acquisita a seguito di un’invasione
britannica. In quell’epoca era diffusamente percepita la
necessità di poter creare rapidamente una milizia in grado di
difendere il territorio, e i contadini armati avrebbero potuto assolverla.
Questa è l’interpretazione logica che può essere data al Secondo Emendamento
della Costituzione americana del 1789, il quale recita: “Essendo
necessaria alla sicurezza di uno Stato libero una ben organizzata milizia, il
diritto dei cittadini di detenere e portare armi non potrà essere
infranto”. L’implicazione più logica
è che si possa prendere qualche necessaria precauzione per difendere
lo stato con una milizia armata ‘ben organizzata’, in
un’epoca nella quale il governo federale americano era percepito come
debole e incapace di allestire una risposta militare federale a
un’invasione esterna o a una rivolta armata interna, e questo non
dovrebbe impedire agli stati di creare gruppi armati per mantenere l’ordine.
Questo era il clima costituzionale del tempo. – Le disposizioni della
Costituzione americana non erano strutturate per essere una licenza aperta a
tutti gli individui di armarsi, di ricorrere alle armi a loro piacimento e di
costituire a piacimento una milizia singola ‘non regolata’. Un’interpretazione così
estensiva e stravagante in un contesto urbano moderno costituirebbe
sicuramente la ricetta per l’anarchia politica e sociale. Inoltre, nei
nostri giorni, il governo federale americano ha il pieno controllo della
potente organizzazione militare americana e non ha nessun bisogno di milizie
private per difendere il territorio. Oggigiorno poi le guardie di
stato nazionali hanno di fatto preso il posto che le milizie
private dell’ultim’ora avrebbero potuto occupare in passato. Oggi
non c’è nessun bisogno di avere un esercito privato disponibile
all’occorrenza per la difesa del territorio. Ciononostante, alcuni giudici delle
corti americane hanno stabilito, supportati in questo da alcuni
politici, che il diritto vecchio di cent’anni di formare
delle milizie ‘ben organizzate’ e di portare armi per difendere
il territorio significa davvero che chiunque, nell’attuale
sistema,è titolare di un diritto individuale assoluto di possedere
armi pericolose nella misura e della qualità che vuole, comprese
sofisticate armi d’aggressione, e di utilizzarle, senza che alcun
governo elettivo possa interferire. La pronuncia più recente
sull’argomento è stata resa nel giudizio Parker contro il District
of Columbia, nel quale lo scorso 9 marzo 2007 la Corte
d’Appello del Distretto di Columbia si è pronunciata nel senso
di ritenere che il divieto imposto dal District of Columbia di detenere armi
a mano senza una licenza sia in contrasto con i diritti stabiliti dal Secondo
Emendamento della Costituzione americana. Ecco come stanno le cose…e il
massacro continua. Quante tragedie dovranno ancora
accadere prima che la mentalità cambi? Rodrigue Tremblay è professore emerito di economia alla University of
Montreal, può essere contattato all’indirizzo rodrigue.tremblay@yahoo.com.
Visitate il suo blog www.thenewamericanempire.com/blog
e il suo sito www.thenewamericanempire.com/
: E’ autore del libro 'The New American Empire' . Potete
avere informazioni sul suo prossimo libro, “The Code for Global
Ethics” sul sito www.TheCodeForGlobalEthics.com/ www.LeCodePourUneEthiqueGlobale.com/ (in francese) _________________________________ Tratto
da: L’IDOLATRIA
DEL FUCILE NELLA CULTURA AMERICANA D’OGGI | Informare per Resistere
Nel tempo
dell'inganno universale, dire la verità è un atto
rivoluzionario! 10. La
politica FED di creazione dell’inflazione: un massiccio trasferimento
di ricchezza di Rodrigue Tremblay -
01/03/2011 Fonte: eurasia
[scheda fonte] “Se [la gente]
presterà poca attenzione agli affari pubblici una volta, io e voi, il
Congresso e le Assemblee, i giudici ed i Governatori, diventeremo tutti lupi.
Sembra essere la legge della nostra natura, nonostante le eccezioni
individuali.” Thomas
Jefferson (1743-1826), Terzo Presidente degli Stati Uniti. “Se il popolo
americano permetterà alle banche private di controllare
l’emissione della sua valuta, prima con l’inflazione e poi con la
deflazione, le banche e le corporazioni che gli cresceranno intorno priveranno
il popolo di tutte le sue proprietà, finché i suoi figli si
sveglieranno senza casa sul continente che hanno conquistato i loro
padri.” Thomas Jefferson
(1743-1826), Terzo Presidente degli Stati Uniti [La corruzione nelle alte
sfere seguirebbe dal momento che] “tutta la ricchezza è
racchiusa in poche mani, la Repubblica è distrutta.” Abraham Lincoln (1809-1865), sedicesimo Presidente
degli Stati Uniti “Quando la
rapina diventa lo stile di vita per un gruppo di uomini che vivono insieme
all’interno di una società, col passare del tempo, essi
creeranno un sistema legale che la autorizzi ed un codice morale che la
glorifichi.” Frederic Bastiat
(1801-1850), economista francese “L’inflazione
qui negli Stati Uniti è molto, molto bassa.” Ben Bernanke, Presidente della FED, Giovedì
10 Febbraio 2011 Iniziamo con qualche
indicatore di riferimento macroeconomico. Nell’Ottobre 2010,
il valore mondiale della produzione totale (tutti i Prodotti Interni Lordi o
PIL) è stato stimato in 61.96 trilioni di dollari al valore nominale
corrente. Il PIL degli Stati Uniti è stato stimato a 16.11 trilioni di
dollari, ovvero il 26% del PIL
mondiale. I due maggiori mercati finanziari
in termini di valori di cambio sono il mercato globale di cambio estero
(mercati in tutte le valute), che ha un volume d’affari giornaliero
medio in cambi di transazioni globali estere di 4 trilioni di dollari al
giorno, ed il mercato mondiale dei derivati, per lo più
deregolamentato e con scambi in base a trattative private (tutti i mercati
dei derivati) i cui eccezionali contratti sono stati stimati, dalla Banca dei
Regolamenti Internazionali in Svizzera, avere complessivamente a livello
mondiale un valore nozionale o nominale di circa 791 trilioni di dollari nel
2010. [ In termini di ricchezza
reale, comunque, i due mercati finanziari più importanti sono il Mercato Mondiale delle
Obbligazioni ed il Mercato
Mondiale delle Azioni. Nel 2009 ad esempio, il mercato globale delle
obbligazioni ha avuto l’eccezionale valore di 91 trilioni di dollari
americani, assieme al mercato U.S.A. delle obbligazioni, del valore di 35.5
trilioni di dollari americani, diventando il più grande mercato
interno di obbligazioni. – A metà del 2010, la capitalizzazione
del mercato globale delle partecipazioni sugli scambi regolati è stata
stimata in 54.9 trilioni di dollari, con il mercato azionario degli U.S.A.
del valore di 19.8 trilioni di dollari americani. Con una tale
quantità di beni finanziari, è comprensibile che i cambiamenti
nei prezzi ed i tassi di interesse abbiano effetti importanti su ogni
mercato. Se i tassi d’interesse a lungo termine salgono, il valore
nominale delle obbligazioni scende, e al contrario, quando i tassi
d’interesse sono in ribasso, il prezzo delle obbligazioni sale. Per
quanto riguarda le azioni, molti fattori, come i rendimenti della compagnia,
le prospettive di profitti futuri e le previsioni dell’inflazione,
così come le considerazioni politiche e di tassazione, possono
influenzare il loro valore. In generale, comunque, tendono ad andare meglio
quando i tassi d’interesse a breve termine sono bassi piuttosto che
alti. Qualche volta questi due
importanti mercati finanziari si muovono insieme, specialmente in una
condizione di disinflazione generale, quando i tassi di interesse tendono a
diminuire. Tendono a scendere contemporaneamente quando i tassi di interesse
reali salgono, quindi i prezzi delle obbligazioni e delle azioni
crollano. A volte comunque, possono
muoversi in direzioni diverse, specialmente durante la fase iniziale di un
periodo inflazionistico, essendo questa inaspettata inflazione positiva per
il mercato delle azioni ma negativa per il mercato delle obbligazioni. E’
stato il caso dell’autunno passato, con il mercato delle obbligazioni
in caduta e il mercato delle azioni in salita. La domanda è quanto
questo sdoppiamento possa durare. Come può inserirsi
in una simile condizione di inflazione imminente, la politica monetaria della
FED, e cosa dovrebbe fare? Lo scorso 3 novembre, il
giorno dopo le elezioni di medio termine del 2010, la Fed di Bernanke ha
annunciato che si sarebbe imbarcata in un secondo turno di alleggerimento
quantitativo (QE2)
una parola sofisticata che significa stampare nuova moneta in cambio di
obbligazioni governative – in altre parole, monetizzare il debito
pubblico. Sembra che il Presidente Bernanke ed il consiglio di
amministrazione della FED abbiano sentito che mesi di prestiti di trilioni di
dollari alle maggiori banche americane a tasso d’interesse quasi zero,
pagando lo 0.25% per tenere le loro riserve in eccesso sui suoi libri, non fosse
abbastanza. Hanno annunciato che la Fed avrebbe acquistato obbligazioni del
Tesoro del valore di 600 miliardi di dollari fino a giugno 2011, reinvestendo
circa 300 miliardi dei principali pagamenti dal proprio portfolio azionario
di titoli garantiti da prestiti ipotecari. Facendo questo, la Fed ha
dichiarato di seguire due obiettivi in qualche modo correlati; 1- abbassare i
tassi d’interesse reali così da stimolare
l’attività economica e creare impiego; e 2- aumentare
contemporaneamente le aspettative sull’inflazione per poter evitare gli
effetti della deflazione sul rapporto di indebitamento degli USA. Si dovrebbe ricordare che
dal 1913 al 1977, la Fed ha avuto un solo obiettivo da raggiungere,
cioè la stabilità dei prezzi. Al momento, comunque, la Fed ha ufficialmente
un mandato doppio. Difatti, dal 1977, la rettifica al Federal Reserve Act
del 1913 stipula che la banca centrale americana deve determinare la sua
politica monetaria in modo da promuovere l’occupazione mantenendo la
stabilità dei prezzi. Riporta che la Fed deve promuovere “la
massima occupazione, prezzi stabili, e modesti tassi d’interesse a
lungo termine.” Di certo, una banca
centrale in un sistema monetario a corso legale può sempre creare
inflazione attraverso una politica monetaria e la stampa di banconote ma, in
un’economia di mercato, questo ha poca influenza nella creazione di
posti di lavoro e sui tassi d’interesse a lungo termine.
L’occupazione dipende dagli investimenti, dall’innovazione e
dalle opportunità di mercato nazionali ed estere, mentre i tassi
d’interesse a lungo termine dipendono dall’aumento dei risparmi
disponibili, dalle offerte di investimento e dalle aspettative
d’inflazione a lungo termine, tutti fattori che sono più o meno
fuori dalla portata della banca centrale. E’ facile illudersi pensando
l’opposto, ma la realtà è questa. Ciò che la Fed
può certamente fare, comunque, è creare inflazione espandendo la base monetaria e la
scorta di denaro; può anche imperare nell’inflazione drenando
liquidità dal sistema. Se si esagera per un verso o per l’altro,
si possono anche creare bolle speculative
mantenendo i tassi prefissati d’interesse a breve termine troppo bassi
troppo a lungo, oppure si può creare una stretta del credito
frenando troppo sulla creazione di credito, solitamente nella fretta di
correggere l’errore precedente. Questi movimenti della
politica monetaria a breve termine sono molto destabilizzanti per
l’economia reale, a volte creano un boom temporaneo; a volte un ribasso
economico. Sono anche accompagnati da ingenti trasferimenti di ricchezza tra
creditori e debitori. Innanzitutto, quando la
Fed (o qualunque banca centrale se è per questo) crea troppo denaro
comprando beni finanziari e scrivendosi assegni, ne derivano inflazione e
aspettative di inflazione. Questo abbassa i tassi di interesse a breve
termine e alza quelli a lungo termine (innalzarsi della curva di rendimento)
[ http://en.wikipedia.org/wiki/Yield_curve ] ed il prezzo dei buoni del
Tesoro trentennali scende, con l’effetto di imporre una tassa d’inflazione
[http://en.wikipedia.org/wiki/Inflation_tax ] su di tutti i titolari di
moneta legale. Questa tassa d’inflazione porta ad un trasferimento di
benessere tra ignari possessori di dollari e obbligazionisti che vedono il
valore reale dei pacchetti scendere, mentre i debitori e gli azionisti vedono
il peso del loro debito venire ridotto dall’inflazione e salire il
valore della maggioranza delle azioni nel mercato. In secondo luogo,
può accadere il contrario se l’economia è affamata di
liquidità: la curva di rendita si inverte con tassi d’interesse
a breve scadenza, in salita in confronto ai tassi d’interesse a lungo
termine. Generalmente ne conseguono il crollo del mercato azionistico e una
recessione economica. -
Questo è
più o meno ciò che la Fed ha fatto nei suoi quasi 100 anni di
esistenza, mantenendo i tassi d’interesse a breve termine troppo bassi
per troppo a lungo, creando insostenibili bolle speculative, e poi applicando
i freni monetari per eliminare le previsioni d’inflazione che ha creato
da sé. A volte, la Fed ha mantenuto la stabilità dei prezzi ed
il valore del dollaro americano; ma altre volte, ha volontariamente agito per
distruggere il potere di acquisto del dollaro, stampandone troppo. -
Come principio generale,
se le aspettative d’inflazione crescono più velocemente dei
tassi d’interesse nominali a lungo termine, i tassi d’interesse
reali, cioè il costo reale del capitale per gli investitori ed i
compratori di immobili, dovrebbero diminuire e, si spera, stimolare l’attività
economica e l’occupazione. Sfortunatamente per la
Fed, l’annuncio fatto il 3 novembre si è tradotto in
un’importante perdita di fiducia nella sua abilità di escogitare
e perseguire una politica monetaria appropriata, ed è stata
immediatamente screditata dalle altre banche centrali e dal più grande
creditore dell’America, la Cina, come uno sfacciato tentativo di creare
ed esportare inflazione. Il prezzo delle obbligazioni ha iniziato
immediatamente a crollare e quello delle rendite delle obbligazioni a
crescere. Sembra che gli obbligazionisti abbiano iniziato a vendere i buoni
del Tesoro a lunga scadenza ad a ritmo più veloce di quanto la Fed
potesse comprare. Il presidente Ben Benanke
ed il suo consiglio d’amministrazione sembrano aver dimenticato che gli
U,.S.A. ora sono una nazione
debitrice non una creditrice. Una nazione creditrice potrebbe cavarsela
con un’esplicita politica di creazione d’inflazione – ma
non una nazione debitrice. Soltanto nel 2010, gli U.S.A. hanno registrato
mezzo trilione di dollari di deficit negli scambi con il resto del mondo.
Questo dev’essere finanziato, ed è fatto con i prestiti
stranieri. Per estensione, i creditori stranieri decidono il risultato finale
della politica monetaria americana. La rendita decennale del Tesoro
che ha raggiunto il minimo del 2.40% nell’ottobre 2010, era al 2.63% il
giorno prima dell’annuncio della Fed del 2 novembre 2010. Alla fine,
venerdì 11 febbraio ha chiuso al 3.64%, dopo aver raggiunto un picco
del 3.75% l’8 febbraio. Lo stesso vale per la rendita trentennale del
Tesoro che ha raggiunto il picco del 4.76% l’8 febbraio, avvicinandosi
così alla pericolosa soglia del 4.90%. Quest’ultimo era al 3.93%
il 2 novembre 2010. Ovviamente, la politica
monetaria ultra liberale della Fed è stata controproducente.
L’intenzionale politica di stampare soldi in eccesso rispetto alle
richieste dell’economia è risultata in un aumento dei tassi
d’interesse a lungo termine, non nel loro abbassamento. Infatti, con i
tassi nominali a lungo termine in salita mentre l’inflazione
avrà bisogno di molti mesi per rialzarsi, l’effetto immediato
dell’annuncio di novembre della Fed è stato l’aumento dei
tassi d’interesse reali a lungo termine del Tesoro, non il loro
abbassamento. Le rate dei mutui si sono alzate minacciando di posticipare il
tanto atteso recupero del mercato immobiliare. -
E’ di certo
possibile che si stia entrando in un periodo in cui il già osservato
rialzo dei tassi d’interesse reali può far deragliare il rialzo
del mercato azionario che prosegue dagli inizi di marzo 2009. In seguito
comunque, ci si può aspettare un rallentamento dell’economia,
che insieme alle riduzioni fiscali, faccia ribassare i tassi a lungo termine.
Queste montagne russe non sono vantaggiose per i tassi d’interesse. -
L’attuale consiglio
d’amministrazione della Fed sembra credere che questa sia più di
una banca centrale, che sia una sorta di governo interno che può allo
stesso tempo controllare le condizioni monetarie e risolvere i problemi
strutturali nell’economia reale, senza rispetto per ciò che
pensa il resto del mondo. Questo sembra essere meno realistico. Forse una
dose d’umiltà sarebbe salutare questa volta, prima che vengano
fatti danni irreparabili. (Traduzione di Valentina
Bonvini) Fonte: www.globalresearch.ca/ · Rodrigue Tremblay è
professore emerito di Economia all’Università di Montreal. Rodrigue Tremblay è professore emerito di economia alla
University of Montreal, può essere contattato all’indirizzo rodrigue.tremblay@yahoo.com.
Visitate il suo blog www.thenewamericanempire.com/blog
e il suo sito www.thenewamericanempire.com/
: E’ autore del libro 'The New American Empire' . Potete
avere informazioni sul suo prossimo libro, “The Code for Global
Ethics” sul sito www.TheCodeForGlobalEthics.com/
www.LeCodePourUneEthiqueGlobale.com/ (in francese) Tante altre notizie su www.ariannaeditrice.it 9. L'economia va di bolla in bolla con una
mentalità da casinò ... 10 giu 2008 ... Potete
avere informazioni sul suo prossimo libro, “The Code for Global
Ethics” sul sito
www.TheCodeForGlobalEthics.com/ ... www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=19628 http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=19628 L'economia
va di bolla in bolla con una mentalità da casinò di Rodrigue Tremblay -
10/06/2008 Fonte: Come Don
Chisciotte [scheda fonte] “La strategia
Usa dovrebbe avere come scopo, sopra ogni altra cosa, la rimozione dal potere
del regime di Saddam Hussein”.... [La sua rimozione è
assolutamente vitale per] “la sicurezza del mondo nella prima parte del
ventunesimo secolo” e per “la sicurezza delle truppe americane
nella regione, dei nostri amici e alleati come Israele e i paesi arabi
moderati, e di una porzione significativa delle riserve mondiali di
petrolio”. Lettera del 26 gennaio
1998, indirizzata al presidente Bill Clinton dai neoconservatori. [Sugli iracheni] “Se
accenderanno il loro radar faremo esplodere i loro fottuti missili. Loro
sanno che siamo padroni del loro paese. Possediamo il loro spazio aereo...
Noi dettiamo come devono vivere e parlare. Ed è questo che è
fantastico per quel che riguarda l'America ora. È una buona cosa,
specialmente dato che c'è un sacco di petrolio laggiù di cui
abbiamo bisogno”. Generale di brigata aerea
Usa William Looney, comandante delle operazioni di volo americane e
britanniche a sud del trentaduesimo parallelo sull'Iraq (no-fly zones),
intervista pubblicata dallo Washington Post, il 30 agosto 1999 [citata nel libro di William
Blum Rogue State, Common Courage
Press, 2005, p. 159]. “Focalizzate
le vostre operazioni sul petrolio, specialmente in Iraq e nel Golfo, dato che
questo significherebbe la morte [dell'Occidente]” . Osama
bin Laden, dicembre 2004 “Gli alti prezzi
del greggio non hanno alcuna relazione con la produzione o il
consumo”... [Sono dovuti] “alla perdita di valore del
dollaro” . Mahmoud Ahmadinejad,
presidente dell'Iran, aprile 2008. L'economia
americana sembra andare di bolla in bolla: nel 2000 c'era la bolla
tecnologica; nel 2005 c'è stata la bolla immobiliare; ed oggi
c'è la bolla del petrolio e dei beni. Di fatto l'intero mondo degli
investimenti è oggi un gigantesco casinò dove comandano gli
speculatori e i governi guardano dall'altra parte. Per molte materie prime
commerciabili di base (riso, grano e mais) e beni (petrolio, gas, metalli), i
prezzi non hanno alcuna relazione con il valore intrinseco di quanto viene
commerciato. Tali prezzi sono in gran parte guidati da cattive politiche e
dalla tecnica piramidale detta del “più folle” per cui i
grandi speculatori off-shore navigano tramite i derivati non regolamentati
per spingere sempre più in alto i prezzi sino a che la bolla non
esplode. Nel frattempo possono venire create enormi distruzioni e le vite
delle persone messe in pericolo o perse. L'attuale carestia in molti paesi
è il risultato finale di tali manipolazioni del mercato approvate dai
governi, dall'Opec e da un pugno di altri cartelli e di cosiddetti hedge fund
speculativi. E possibile che
un'economia cresca e prosperi senza essere sempre sulle montagne russe? Di
fatto, l'attuale esplosione del prezzo dei beni e del petrolio riflette reali
spostamenti di domanda e offerta, come distruzioni delle forniture, o
è anche, o persino soprattutto, guidata da fattori geopolitici e
speculazioni finanziarie che alimentano una sempre più grande e
insaziabile domanda artificiale? È mia sensazione
che il crollo del dollaro Usa sta avendo conseguenze economiche serie e non
volute in tutto il mondo. Infatti una tale svalutazione da panico della
valuta chiave più usata sta alimentando un enorme corsa di
allontanamento dai depositi in dollari verso beni più solidi, come il
petrolio, l'oro e altri beni. Banche centrali, aziende e individui stanno
perdendo fiducia nel dollaro cartaceo, che si è andato deprezzandosi
velocemente contro altre valute, ma il cui valore intrinseco ci si aspetta
venga ulteriormente eroso dall'inflazione in arrivo che seguirà
inevitabilmente l'attuale creazione di liquidità voluta dalla Fed.
Tutti questi problemi sono interconnessi. Ricordiamoci che il
problema petrolifero negli Usa è largamente auto-inflitto dal momento
che il governo Usa ha preferito allontanarsi da un'economia basata
sull'autosufficienza e l'energia rinnovabile. Nel 1982, per esempio, il
consumo giornaliero di petrolio negli Usa era stato abbattuto sino 9 milioni
di barili al giorno, dai 14 milioni di barili al giorno precedenti allo shock
petrolifero iniziato dall'Opec nel 1973. Dal momento che gli Usa stavano
producendo circa 9 milioni di barili al giorno si può dire che
l'economia americana allora era autosufficiente per quella forma di bisogno
energetico. L'amministrazione Reagan cambiò tutto ciò: non
più limiti di velocità a 55 miglia orarie; riduzione degli
obblighi per i produttori di macchine di aumentare il numero di chilometri
per litro; non più restrizioni, fiscali o di altro tipo, sull'acquisto
di macchine divoratrici di benzina eccetera. Il risultato è che gli
Stati Uniti, con meno del 5% della popolazione mondiale, consumano ora il 25%
della produzione giornaliera di petrolio, circa 22 milioni di barili su 88
milioni di barili prodotti in tutto il mondo al giorno. Ed ecco il succo del
problema: il 60% di quel petrolio deve essere importato. Per di più,
per il mondo intero, il 60% delle importazioni di petrolio provengono dal
medio oriente instabile. Questo è ciò che chiamiamo giocare col
fuoco! Perciò, dal momento
che l'accesso a petrolio sotto controllo americano ha giocato una parte
importante nella decisione da parte di Bush-Cheney di lanciare, nella
primavera del 2003, una guerra non provocata contro l'Iraq allo scopo di
trasformare quel paese sovrano in un protettorato petrolifero americano sotto
la gestione di alcune grandi compagnie petrolifere anglo americane, si
può dire che i semi per questa guerra illegale fossero stati sparsi
durante l'amministrazione repubblicana di Reagan. Quando la filosofia della
deregolamentazione era rampante e veniva salutata come un successo. Ma, come
conseguenza, sono stati persi 25 preziosi anni per preparare l'economia Usa al
momento in cui il petrolio sarebbe divenuto una fonte di energia
scarseggiante. Ora quel momento è arrivato, ma siamo ancora nell'era
dei veicoli Hummer che camminano solo grazie a grandi quantità di
costoso petrolio importato con grossi rischi. Infatti, negli Usa, vi
sono tre macchine ogni quattro adulti e tali macchine sono più grandi
e hanno motori più potenti che in qualunque altro paese del mondo. Se
solo alcuni paesi, come Cina e India, volessero emulare gli Stati Uniti in
questo, grazie alla crescita dei loro livelli di reddito, il consumo di
petrolio al mondo più che raddoppierebbe. Ma senza riserve petrolifere
note che vengano incontro a una tale incremento di domanda, i prezzi del
petrolio salirebbero alle stelle distruggendo il potere d'acquisto dei
consumatori e facendo crescere l'inflazione. Il risultato sarebbe un enorme
crisi economica mondiale prima che possano essere sviluppate fonti di energia
alternativa sfruttabili. Ciò richiederebbe 10 o 20 anni. Siamo già a quel
punto? Se non lo siamo ci stiamo muovendo velocemente verso il giorno del
brusco risveglio, mentre governi complici che non fanno nulla sperano in un
miracolo o in una qualche soluzione magica. Le maggiori conseguenze saranno
la crescita dell'inflazione, guerre simili a quelle del diciannovesimo secolo
per assicurarsi le risorse, e un rallentamento economico mondiale nella
produzione e nel commercio. I prossimi 20 anni saranno interessanti per
alcuni, ma richiederanno sacrifici per i più. Rodrigue Tremblay è professore emerito di economia alla
University of Montreal, può essere contattato all’indirizzo rodrigue.tremblay@yahoo.com.
Visitate il suo blog www.thenewamericanempire.com/blog e il suo sito www.thenewamericanempire.com/ :
E’ autore del
libro 'The New American Empire' . Potete avere informazioni sul suo prossimo
libro, “The Code for Global Ethics” sul sito www.TheCodeForGlobalEthics.com/ Titolo originale:
" In a Casino Mentality, The Economy Goes From Bubble to Bubble" Fonte:
http://www.globalresearch.ca 14.05.2008 Scelto e tradotto per
www.comedonchisciotte.org da ALCENERO Tante altre notizie su www.ariannaeditrice.it 8. 14-04-2009 La Russia,
la Georgia e John McCain: degli ambiziosi irresponsabili al comando Del Prof. Rodrigue TREMBLAY Tradotto da Alberto Tiepolo “La prosperità apportata dalla guerra è simile
a quella apportata da un terremoto o dalla peste." “… La guerra è nociva, non soltanto per i
conquistati, ma anche per i conquistatori. “ “Per superare gli aggressori non basta rendere la pace
duratura. L'essenziale è di disfarsi dell'ideologia che genera la
guerra. “ “La radice del male non è la costruzione di nuove
armi, più terrificanti. È lo spirito di conquista. “ Ludwig von Mises (1881-1973) C'è gente responsabile che pensa che la provocazione e
l'aggressione possano essere modellii di governo accettabili. Il conflitto
che è appena scoppiato improvvisamente tra l'ex provincia sovietica
della Georgia e la Russia nel Caucaso in Eurasia è un buon esempio. Cosa c'è dietro questo conflitto che scoppiato venerdì
scorso, all'inizio dei giochi olimpici di Pechino? Inizialmente e
soprattutto, occorre conservare allo spirito che il vero e primo aggressore
in questo conflitto è il governo bellicoso della Georgia, diretto da
un uomo politico impulsivo dal nome di Mikhail Saakashvili, che è
apertamente sostenuto dai governi degli Stati Uniti e di Israele. Di buon'ora
il giorno di venerdì, l'8 agosto, dei carri armati e della fanteria
georgiani, assistiti da consulenti militari usamericani e Israeliani, hanno
lanciato un vasto attacco d'artiglieria e di razzi sulla capitale
dell'Ossezia meridionale secessionista, Tskhinvali, provocando così
direttamente la Russia, che aveva soldati in questa provincia. A prima vista, la maggior parte della gente potrebbe facilmente
arrivare alla conclusione che Saakashvili è completamente pazzo ad
aver dichiarato guerra alla sua vicina Russia, un paese oltre 50 volte
più grande della Georgia, allo scopo di rioccupare la provincia russofona
dell'Ossezia meridionale, indipendente de facto dal 1992. La sola spiegazione
logica sembra essere che il presidente georgiano credeva, o aveva una certa
forma d'assicurazione, che l'amministrazione Bush-Cheney sarebbe stata al suo
fianco militarmente. Con lui. Ha realmente creduto che l'amministrazione
Bush-Cheney, già profondamente impegnata in due conflitti militari in
Iraq ed in Afganistan, andasse rischiare una guerra mondiale per salvare un
oleodotto ed una colonia recentemente acquisita in questa lontana parte del
mondo? Questa sembra essere un'altra idea folle. È un fatto poco conosciuto: gli USA e Israele hanno trascinato
ed armato l'esercito georgiano dal 2002. Questa situazione equivale a un
rischio di riapertura della guerra fredda con la Russia. Lei ha ugualmente
seminato il grano di un conflitto molto più importante in questa parte
del mondo incoraggiando la Georgia a lanciarsi in manovre militari. La
piccola Georgia (4,5 milioni di abitanti) ha ancora 2000 soldati in Iraq, che
gli USA stanno ora trasportando rapidamente verso la Georgia. Ciò
spiega fino a che punto l'amministrazione Bush-Cheney ed i suoi sostituti
israeliani sono pronti ad andare per sfidare la Russia. Ed ora, l'orso russo
reagisce. È dell'acrobazia politica molto elevata. Nel corso dell'estate 1914, un errore di calcolo simile si realizzo
ad accendere la prima guerra mondiale. Questo conflitto che era cominciato da
una sola morte (l'assassinio dell'arciduca Franz Ferdinand il 28 giugno 1914)
era arrivato, alla fine, a 40 milioni di morti. La catastrofe fu il risultato
di una reazione a catena di dichiarazioni di guerra da parte dei diversi
paesi implicati negli affari di altri paesi. Ciò resta un esempio nel
modo in cui conflitti regionali relativamente secondari possono degenerare in
conflagrazioni quando teste bruciate sono ai comandi. Il battibecco tra la Georgia e la Russia rappresenta una buona
occasione per il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, di
dare prova di leadership e non lasciare le cose degenerare. In effetti,
c'è sempre una possibilità che un politico dopo l'altro
proverà a non perdere la faccia lasciandosi scavalcare. Ad esempio, il
segretario generale delle Nazioni Unite dovrebbe ottenere dal Consiglio di
sicurezza il mandato di recarsi immediatamente nelle due capitali
direttamente implicate, e dovrebbe tentare di negoziare immediatamente una
cessazione delle ostilità che salverebbe la faccia di tutti. Dovrebbe
persuadere i dirigenti russi a non reagire in modo eccessivo alle provocazioni
del presidente georgiano. Per quanto riguarda quest'ultimo, ha dimostrato che
non è degno di occupare le sue funzioni. Il tempo è essenziale in tali circostanze, poiché ci
sono sempre interessi che potrebbero approfittare di un aggravamento della situazione. Da un lato, il presunto candidato presidenziale repubblicano John
McCain, che non ha mai incontrato una guerra che non gradiva, ha già
tentato di attizzare il fuoco del conflitto chiamando i 26 paesi della NATO
ad implicarsi in ciò che è principalmente un conflitto etnico.
Dando seguito alla sua campagna John McCain ha dichiarato: “Dobbiamo
immediatamente convocare una riunione del Consiglio del Nord Atlantico per
valutare la sicurezza della Georgia ed esaminare le misure che la NATO può
adottare per contribuire a stabilizzare questa situazione molto
pericolosa.„ Il candidato repubblicano tenta in modo incredibile di approfittare
politicamente di questa crisi lontana facendo balenare la prospettiva
spaventosa di un piccolo conflitto regionale trasformato in guerra mondiale.
Ciò potrebbe avere qualcosa a vedere con il fatto che il principale
consigliare in politica estera del Sig. McCain (Randy Scheunemann) è
un vecchio lobbyista per il governo della Georgia ed un vecchio lobbyista
neoconservatore a favore dell'invasione militare in Iraq da parte degli USA.
Ciò sembra costituire un conflitto di interessi diretto ed una ragione
sufficiente per il Sig. McCain di astenersi da gettare olio sul fuoco. Lo ho già scritto, e quest'incidente lo
conferma: quest'uomo (McCain) sembra non essere adatto a prendere la testa di
un paese molto armato. Fonte: http://www.thenewamericanempire.com Articolo originale 14/04/09 Articolo Tradotto per www.risorsetiche.it da DAMIR Autore: Rodrigue
Tremblay Temi | Paesi correlati: [Politica]
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l'articolo ad un amico 1. www.TheNewAmericanEmpire.com/blog 2. www.risorsetiche.it/master_available.php?id=5772&lang=ita 7. http://www.tlaxcala.es/pp.asp?reference=5735&lg=it Perché
semplicemente non abolire la NATO? DEL PROF.
RODRIGUE TREMBLAY
Tradotto
da Manuela Vittorelli [L'obiettivo della NATO è] "tenere i russi fuori, gli
americani dentro, i tedeschi sotto". Lord Ismay, primo segretario generale della NATO "Dovremmo immediatamente convocare una seduta del Consiglio
Nord Atlantico per accertare la sicurezza della Georgia e rivedere le misure
che la NATO può prendere per stabilizzare questa situazione
pericolosissima". Sen. John McCain (8 agosto 2008) "Se avessimo lavorato in maniera preventiva con la Russia,
con la Georgia, facendo sì che la NATO avesse il genere di
abilità, presenza e impegno adatti, forse saremmo riusciti a evitare
tutto questo" [l'invasione dell'Ossezia del Sud e la successiva
reazione russa]. Tom Daschle, ex leader di maggioranza al senato e consigliere del
senatore Barack Obama (17 agosto 2008) "Tra
tutti i nemici delle libertà pubbliche la guerra è forse il
più temibile perché comprende e sviluppa i germi di tutti gli
altri". James
Madison (1751-1836), quarto presidente americano L'Organizzazione
del Trattato Nord Atlantico (NATO)
è una reliquia della Guerra Fredda. Fu costituita il 4 aprile del 1949
come alleanza difensiva dei paesi dell'Europa Occidentale con il Canada e gli
Stati Uniti per proteggere quei paesi dagli sconfinamenti dell'Unione
Sovietica. Dal 1991, però, l'impero sovietico con esiste più e la
Russia ha cooperato economicamente con i paesi dell'Europa Occidentale
fornendo loro gas, petrolio e tutti i tipi di materie prime. Ciò ha
accresciuto l'interdipendenza economica europea e ha dunque ridotto la
necessità di una simile alleanza militare difensiva al di sopra e al
di là dei sistemi militari di auto-difesa dei singoli paesi europei. Ma il governo degli Stati Uniti non la vede così. Preferirebbe
conservare il proprio ruolo di sussiegoso protettore dell'Europa e di unica
superpotenza del mondo. In questo senso la NATO è uno strumento che si
adatta bene allo scopo. Ma forse il mondo dovrebbe preoccuparsi di chi se ne
va in giro per il pianeta con una tanica di petrolio in una mano e una
scatola di fiammiferi nell'altra, fingendo di vendere assicurazioni contro
gli incendi. Ora come ora, è un dato di fatto che il governo e la nomenklatura
degli affari esteri degli Stati Uniti vedono la NATO come un importante
strumento di intervento della politica estera americana nel mondo. Dato che
di fatto molti politici americani non appoggiano più le Nazioni Unite
come organo internazionale supremo dedicato al mantenimento della pace nel
mondo, una NATO controllata dagli Stati Uniti è ai loro occhi un
sostituto più attraente dell'ONU per fornire una copertura legale alle
offensive militari altrimenti illegali da loro intraprese in tutto il mondo.
Preferiscono controllare completamente un'organizzazione come la NATO, anche
se è diventata un'istituzione ridondante, piuttosto che dover scendere
a compromessi alle Nazioni Unite, dove gli Stati Uniti dispongono comunque di
uno dei cinque veti al Consiglio di Sicurezza. È questa la ferrea logica che sta dietro ai propositi di
riorganizzazione, riorientamento e allargamento della NATO per trasformarla
in uno strumento flessibile della politica estera americana. Ed è
un'altra dimostrazione del fatto che le istituzioni ridondanti vivono di vita
propria. E infatti quando lo scopo per il quale sono state inizialmente
create non esiste più si inventano nuovi scopi per farle andare
avanti. Per
quanto riguarda la NATO, il piano è quello di ingrandirla e trasformarla
in un'alleanza politico-militare imperiale e offensiva contro il resto del
mondo dominata dagli Stati Uniti. Secondo questo piano, la NATO si
espanderebbe nell'Europa centro-orientale a includere non solo gli ex-membri
del Patto di Varsavia (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Bulgaria,
Romania, Albania e Ungheria) e molte delle ex-repubbliche sovietiche
(Estonia, Lituania, Lettonia, Georgia e Ucraina), ma anche in Asia a
includere il Giappone, l'Australia, la Nuova Zelanda, la Corea del Sud e forse
anche in Medio Oriente per ammettere Israele. Oggi la NATO, che all'inizio
contava 12 membri, è passata a 26 membri. In futuro, se gli Stati
Uniti raggiungeranno il loro obiettivo, potrebbe arrivare a 40 membri. Negli Stati Uniti sia i Repubblicani che i Democratici vedono la
trasformazione della vecchia NATO in questa nuova alleanza militare offensiva
come una buona idea (neocon) per promuovere nel mondo gli interessi americani
e quelli dei loro stretti alleati come Israele. È un'idea promossa
attivamente non solo dall'amministrazione neocon Bush-Cheney, ma anche dai
consiglieri neo-conservatori di entrambi i candidati alle presidenziali
americane del 2008, John McCain e il senatore Barack Obama. Infatti entrambi
i candidati sostengono con entusiasmo l'interventismo militare, e questo
essenzialmente perché i loro consiglieri vengono dallo stesso ambiente
neo-conservatore. Per esempio, la precipitazione con cui i Bush-Cheney hanno
imprudentemente promesso l'ingresso nella NATO all'ex-repubblica sovietica
della Georgia e le hanno fornito appoggio e rifornimenti militari è un
buon esempio di come viene vista la NATO a Washington da entrambi i maggiori
partiti politici americani. Da una parte, il candidato presidenziale
repubblicano John McCain progetta un nuovo ordine mondiale costruito attorno
a una "Lega delle Democrazie" di ispirazione neo-conservatrice che
sostituirebbe di fatto le Nazioni Unite e attraverso la quale gli Stati Uniti
dominerebbero il mondo. Dall'altra, la posizione del senatore Barack Obama
non è poi così diversa dalle proposte del senatore McCain in
fatto di politica estera. Infatti il senatore Obama promuove l'impiego della
forza militare degli Stati Uniti e degli interventi militari multilaterali
nelle crisi regionali a "scopi umanitari", anche se significa
aggirare le Nazioni Unite. Dunque, se mai dovesse andare al potere, possiamo
tranquillamente scommettere che il senatore Obama non avrebbe alcuno scrupolo
ad adottare la visione del mondo del senatore McCain. Per esempio, entrambi i
candidati probabilmente appoggerebbero l'eliminazione della clausola "no
first strike" dalla convenzione della NATO. Si può stare certi
che con l'uno o l'altro alla Casa Bianca il mondo sarebbe meno basato sul
diritto e meno sicuro, e certo non migliore di come è stato sotto la
sfrenata amministrazione Bush-Cheney. È tuttavia difficile capire come questo nuovo ruolo offensivo
della NATO possa essere negli interessi dei paesi europei o del Canada.
L'Europa Occidentale in particolare ha tutto da temere da un ritorno alla
Guerra Fredda con la Russia e forse con la Cina. La trasformazione della NATO
da organizzazione militare difensiva nord-atlantica a organizzazione militare
offensiva guidata dagli Stati Uniti avrà profonde conseguenze
geopolitiche internazionali in tutto il mondo, ma soprattutto in Europa.
L'Europa ha una forte attrazione economica per la Russia. Dunque
perché imbarcarsi nella politica aggressiva dell'amministrazione
Bush-Cheney, basata sull'accerchiamento militare della Russia attraverso l'espansione
della NATO fino ai confini russi e l'installazione di uno scudo anti-missile
proprio lì accanto? Non sarebbe meglio per l'Europa sviluppare
relazioni politiche ed economiche armoniose con la Russia? Perché
preparare la prossima guerra? Per quanto riguarda il Canada, sotto il governo minoritario del
neocon Harper il paese è diventato di fatto una colonia americana in
materia di politica estera, e questo senza che si sia svolto alcun dibattito
o referendum. L'ultima cosa di cui il Canada ha bisogno è proseguire
su quella strada minata. In conclusione, parrebbe che l'idea umanistica che vede la pace, il
libero scambio e il diritto internazionale alle basi dell'ordine mondiale
venga messa da parte a favore di un ritorno alla grande politica della forza e
alla diplomazia delle cannoniere. Così si torna indietro di cent'anni. È
una vergogna. _________________________________ Originale
da: www.thenewamericanempire.com/tremblay=1093 Articolo originale pubblicato il 20 agosto 2008
Rodrigue Tremblay vive a Montreal, può essere contattato
all'indirizzo mail rodrigue.tremblay@yahoo.com.
E' autore del libro 'The New American Empire' (Il Nuovo
Impero Americano). Visitate il suo
blog thenewamericanempire.com/blog. 6. 07 Febbraio 2008 E’ ARRIVATA LA STAGFLAZIONE
DI RODRIGUE TREMBLAY Global Research La guerra: in fondo, cosa ci
guadagna la gente? Mah, vedove, tasse, gambe di legno e debiti. Samuel B. Pettengill "Eserciti, debiti e
tasse sono gli strumenti conosciuti per ricondurre i molti sotto il dominio
dei pochi.” James Madison, Quarto Presidente degli U.S.A. (20 aprile 1795) La
scorsa estate, ho constatato l'esistenza di una "crisi di
solvibilità" sottostante la continua pressione dovuta
all'indisponibilità di liquidità nei mutui subprime. Le banche
centrali sono in grado di alleviare una "crisi di
liquidità", ma non di risolvere una crisi di solvibilità. Sempre l’anno scorso, prima degli eventi che si sono
verificati, ho avvertito del fatto che gli U.S.A. si stavano dirigendo verso
la stagflazione. Ciò era dovuto a tre fattori fondamentali. Primo, i deficit fiscali strutturali del bilancio federale in un
periodo di prosperità, risultanti dalla continua spesa in disavanzo
della amministrazione Bush-Cheney in relazione alle guerre in Iraq e
Afghanistan e ai sostanziosi sgravi fiscali; Secondo, l’eccesso di indebitamento dell’economia
statunitense nel suo complesso associato ad un saggio di risparmio complessivo
vicino allo zero (nel 1981, era del 12%) e, di conseguenza, il rapido aumento
del debito estero degli U.S.A.; e, Terzo, il crollo del dollaro U.S.A. necessario all'inversione e
correzione della bilancia dei pagamenti americana in deterioramento. Il
secondo fattore annunciava la diminuzione dei consumi privati nei mesi
seguenti, mentre il terzo fattore avrebbe attizzato il fuoco
dell’inflazione generale. E con deficit del bilancio pubblico
già alti, ci sarebbe stato un minor margine per attuare una politica
fiscale aggressiva a sostegno dell’attività economica. Tutto era
quindi pronto per un periodo di stagflazione, ovvero crescita lenta e
inflazione in aumento. Ora la stagflazione è arrivata. — La crescita
economica sta rallentando, i numeri della massa monetaria M3, come misura
della liquidità complessiva nell’economia, sono
nell’intervallo delle due cifre, la curva dei rendimenti si è
invertita diventando negativa (tassi a breve termine superiori ai tassi a
termine più lungo) e il dollaro statunitense è diventato una
delle valute più deboli del mondo. Tutto ciò mentre il doppio
deficit americano (deficit della bilancia commerciale e disavanzo del
bilancio pubblico federale) è a livelli da record. — Come ho fatto
presente l’anno scorso, "Una valuta più debole si traduce
in maggiore inflazione importata e rende più difficile mantenere bassi
i tassi di interesse" anche se, a tempo debito, essa migliorerà
la bilancia commerciale. Ciò significa che ora, a tutti gli effetti,
anche la politica monetaria è gravemente limitata in ciò che
è in grado di realizzare. Per tutto il 2007, l'inflazione ha toccato
il 4,1%, ovvero due terzi in più che nel 2006 quando l'inflazione fu
registrata al 2,5%. Inoltre, l'aumento improvviso dei prezzi all'ingrosso
annuncia una inflazione persino maggiore nei prossimi mesi. Con l'inflazione in aumento e i tassi di interesse reali
già in territorio negativo, un impulso monetario aggressivo
probabilmente si rivelerebbe controproducente perché tassi di interesse
troppo bassi incoraggerebbero fughe di capitali, e farebbero diminuire
ulteriormente il dollaro con il conseguente aumento dell'inflazione
importata. Oltre a ciò, si deve ricordare che le modifiche nelle
politiche monetarie impiegano da nove a dodici mesi per incidere
sull'economia reale. Si deve anche tenere a mente che gli Stati Uniti operano
sempre più in un ambiente internazionale e sono sempre meno in grado
di influenzare l'economia domestica manipolando un'unica variabile quale è
il tasso di interesse. Naturalmente la Federal Reserve aver potuto rivestire un
migliore ruolo di regolamentazione preventiva se fosse intervenuta nel
2003-04 a governare in quelle insane pratiche creditizie che hanno portato
alla batosta dei subprime. Ma ora il latte è versato, e nulla
può cancellare il danno che tale mancanza di supervisione ha causato
al settore dell'edilizia abitativa e ad altri segmenti dell'economia. Dopo sette anni di stravizi continui, di assunzione di
prestiti e costruzione del debito, il governo federale statunitense è
in una situazione spinosa anche dal punto di vista fiscale e troverà
difficile reagire in maniera efficace al rallentamento dell'economia. Di
certo, nel corso degli ultimi sette anni, l'amministrazione Bush-Cheney ha
gestito disavanzi pubblici di 461,29 miliardi di dollari in media all'anno,
per una somma totale di 3.229 miliardi di dollari di deficit in bilancio. Ciò rende più difficile imbarcarsi in una nuova
fase di spesa in disavanzo per stimolare l'economia. Per prima cosa, le
modifiche della politica fiscale presentano un orizzonte temporale ancor
superiore prima di incidere sull'economia reale. Secondariamente, il
rallentamento e la recessione in arrivo peggioreranno un disavanzo pubblico
federale già alto, mentre le entrate governative stanno diminuendo con
l'aumento della disoccupazione e la contrazione nella crescita del reddito.
Sul versante della spesa, la guerra in Iraq, in particolare, è un buco
nero che sottrae oltre 100 miliardi di dollari all'anno, senza che se ne veda
la fine. Anche i prezzi del petrolio sono molto elevati, in parte a causa
della grande domanda mondiale, in parte a causa dell'instabilità
geopolitica, e in parte a causa dell'indebolimento del dollaro. Dopo sette anni di pazzia in politica estera e di costruzione
dell'impero su una montagna di debiti, di pubblici stravizi ed erosione
privata, la crisi finanziaria e la resa dei conti creditizia, il dollaro a
precipizio, ed l'elevato prezzo del petrolio contribuiranno al rallentamento
economico nel 2008, che probabilmente durante la prima metà dell'anno
si trasformerà in recessione, sempre che ciò non sia già
avvenuto fin dallo scorso dicembre. La contrazione nei mercati borsistici
mondiali durante quest'ultimo mese è un'altra chiara indicazione del
fatto che qualcosa non funziona non solo nell'economia statunitense ma anche
in quella mondiale. Tutto ciò sembrerebbe rappresentare una pessima
notizia per i Repubblicani di George W. Bush, proprio come fu una cattiva
notizia per l'amministrazione del Democratico Carter alla fine degli anni
Settanta. Di certo, secondo l'Ufficio Nazionale della Ricerca Economica
(National Bureau of Economic Research), nel corso dell'ultimo secolo è
accaduto quattro volte che l'economia statunitense fosse in recessione
all'inizio dell'anno delle elezioni presidenziali. Ogni volta — nel
1920, 1932, 1960 e 1980 — il partito del presidente in carica ha perso
le elezioni. ____________________________________________ Rodrigue Tremblay è professore emerito di economia
all’Università di Montreal e può essere contattato
all’indirizzo rodrigue.tremblay@yahoo.com è autore del libro 'The New American Empire' (‘Il
nuovo impero americano’) Visita il suo blog all’indirizzo: www.thenewamericanempire.com/blog. Sito internet dell’autore: Da ' un'occhiata al libro del Dott. Tremblay in prossima uscita
"The Code for Global Ethics" (‘Il codice per l’etica
globale’) all’indirizzo: www.thecodeforglobalethics.com Fonte: www.globalresearch.ca Link: www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=7951 31.02.08 5. DECADENZA, SPRECO, CORRUZIONE NEL NUOVO IMPERO AMERICANO
(Parte I) DEL PROF. RODRIGUE TREMBLAY "Un impero è sempre coercitivo e autoritario:
è come un coperchio tenuto premuto su una pentola che bolle. Ad un
certo punto la pressione interna è troppo forte, il coperchio esplode
via e avviene una sorta di eruzione vulcanica". Umberto Eco, medievalista italiano "Un impero è dispotismo, e un imperatore è
un despota, che non è trattenuto da alcuna legge o limitazione che non
sia la sua volontà; è l'estensione della tirannia oltre la
monarchia assoluta". John Adams (1735-1826), secondo presidente americano "Il deterioramento di ogni governo inizia con il declino
dei principi su cui è fondato". Montesquieu (1689-1755), Charles Louis de Secondat, Barone di
Montesquieu Un
sicuro segno della decadenza di un impero si ha quando il denaro duramente
guadagnato sembra perdere ogni significato e viene sprecato a destra e a
manca. Ci sono indizi che ciò è quanto sta accadendo oggi negli
Stati Uniti. Vi è una danza di miliardi che sfida ogni immaginazione e
che nessuno sembra capire. Primo caso: Nel 2006 la banca di investimenti e compagnia di assicurazioni
Goldman Sachs ha pagato l'esorbitante somma di 16.5 miliardi di dollari in
bonus di fine anno per i suoi dirigenti e impiegati. Una tale quantità
di denaro se dovesse essere trasportata in scatole contenenti banconote da
100 dollari richiederebbe circa 50 container da 10 tonnellate. Da questa somma è venuto fuori un regalo di Natale di
625000 dollari per ciascun uomo o donna di tale organizzazione, il cui
maggior lavoro consiste nello spostare fogli di carta. Lo scorso anno la
società pagò i suoi due co-presidenti 54 milioni di dollari
l'uno in stipendi, bonus e benefit. Pensate ci sia un legame tra gli
esorbitanti profitti privati e il potere politico? Beh, potreste chiedervi
perchè Bush abbia nominato un ex presidente e amministratore delegato
della Goldman Sachs come Segretario del Tesoro e abbia scelto un avvocato
proveniente dalla Goldman Sachs come capo del suo staff. Il secondo caso in cui il denaro scorre liberamente è il
Pentagono. Il budget militare del governo degli Stati Uniti per il 2007
ammonta all'enorme somma di 623 miliardi di dollari. Vuol dire più di
2000 dollari per ciascun uomo, donna o bambino in America. Come ha fatto
notare il Rapporto della Commissione sull' 11 Settembre, "Il
Dipartimento della Difesa è un colosso... Con un budget annuale
superiore al PIL della Russia, è un impero". Il vero Nuovo Impero Americano è il Dipartimento della
Difesa USA. Il suo budget annuale rappresenta più del 50% delle spese
militari di tutti gli altri 191 paesi al mondo messi assieme. E' un impero
che allunga i suoi tentacoli in 135 paesi, con truppe in ognuno di essi, e
che ha dispiegato l'incredibile numero di 737 basi militari in questi paesi
stranieri. Questò è veramente un impero fuori controllo che
è diventato una sempre maggiore minaccia per il mondo. Ottenere contratti per la difesa è un modo sicuro per
diventare rapidamente ricchi. Per esempio, un rapporto dell'Ispettore
Generale per la Ricostruzione Irachena ha concluso che la più alta
proporzione di costi operativi consisteva nei contratti, per gli stabilimenti
petroliferi, con la KBR Inc. , la sussidiaria della Hulliburton ed ex azienda
del Vice Presidente Cheney. Per quel che riguarda i legami tra contratti per
la difesa e potere politico, potreste chiedervi perchè Bush abbia
nominato sottosegretario per la Marina il presidente di una delle maggiori
aziende fornitrici di armi. Con così tanto denaro in circolo, non c'è da
stupirsi che un comitato del Congresso, l' House Oversight and Government
Reform Committee [Comitato del Congresso per il Controllo e la Riforma del
Governo n.d.t.], abbia recentemente scoperto che l'equivalente di circa 36
container da 10 tonnellate di biglietti da 100 dollari appena stampati sia
sparito in Iraq (363 tonnellate di contante per un valore di circa 12
miliardi di dollari in base alle ultime stime), senza lasciare traccia. Sono
nelle tasche di qualcuno, ma il Congresso ancora non sa nelle tasche di chi e
non è in grado di seguire il tortuoso tracciato della frode, degli
sprechi, degli abusi e della corruzione che avvengono nella guerra in Iraq. E' ragionevole pensare che parte di questo denaro sia servito
per comprare le famose elezioni irachene del 15 Dicembre 2005 raccontate dal regime
Bush-Cheney come un modello di democrazia per il medioriente. Se i 12
miliardi di cui non si ha traccia fossero stati divisi equamente tra 12
milioni di elettori iracheni, ciascuno di questi abitanti di un paese
impoverito avrebbe ricevuto 1000 dollari in biglietti da 100 appena coniati.
Dobbiamo ricordare che le elezioni del 15 Dicembre 2005 hanno consegnato il
potere, sino al 2009, ad una coalizione di fanatici fondamentalisti e partiti
teocratici sciiti appoggiati dall'Iran, e guidati dal Supreme Council for the
Islamic Revolution in Iraq (SCIRI) [Consiglio Supremo per la Rivoluzione
Islamica in Iraq n.d.t]. Naturalmente il primo e maggiore costo della Guerra in Iraq
è un costo umano e la distruzione di un paese da parte di immorali
invasori stranieri. Ma la corruzione in denaro viene per seconda. In tempo di pace la corruzione è una costante minaccia
alla democrazia. In tempo di guerra, se non vengono intrapresi speciali
passi, diventa endemica. E sotto il regime Bush-Cheney non sono stati intrapresi tali
passi per evitare la corruzione. Al contrario sembrerebbe che tale corruzione
fosse benvenuta, possibilmente sapendo, o sperando, che parte del denaro che
vi gira avrebbe ritrovato la strada per tornare nel sistema politico. Questo è il motivo per cui la corruzione finanziaria pone
una minaccia mortale alla democrazia americana. Benjamin Franklin
(1706-1790), per dirne uno, temeva che la Costituzione USA sarebbe un giorno "caduta...
a causa della corruzione della gente, in un senso generale". Da parte sua, il Presidente Abraham
Lincoln (1809-1865) pensava che la corruzione tra le alte cariche sarebbe
seguita "appena il denaro si sarà accumulato in poche mani e
la Repubblica verrà distrutta". La domanda a cui si deve ancora
rispondere è se la democrazia americana possa essere salvata dalla
corruzione ambientale o se sia già troppo tardi. Di fatto gli Stati
Uniti sono già caduti in un abisso di corruzione così profondo
che non li si può salvare? Rodrigue Tremblay vive a Montreal, può essere contattato
all'indirizzo mail rodrigue.tremblay@yahoo.com. E' autore del libro 'The New
American Empire' (Il Nuovo Impero Americano). Visitate il suo
blog thenewamericanempire.com/blog. Titolo originale: 'Decadence, Waste, Corruption in the New American
Empire - America's "dance of the billions"' Fonte: http://onlinejournal.com/ Link (Parte I):
onlinejournal.com/artman/publish/article_1813.shtml 04.03.2007 Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ALCENERO 4. DECADENZA, SPRECO, CORRUZIONE NEL NUOVO IMPERO AMERICANO
(Parte II) DEL PROF. RODRIGUE TREMBLAY “L’abuso della compravendita di voti
iniziò a prendere piede e il denaro inizio ad avere un importante ruolo
nel determinare l'esito delle elezioni. Successivamente questo processo di
corruzione si diffuse nelle corti di giustizia. E poi all'esercito, e infine
la Repubblica fu sottomessa al governo di imperatori.”—Plutarco (c. 46 A.D.-127
A.D.) “Uno squilibrio tra i ricchi e poveri è la
più antica è la più fatale malattia per qualunque
Repubblica.”—Plutarco
(c. 46 A.D.-127 A.D.) “Non dovrebbe sorprendere che quando i ricchi ottengono
il controllo del governo, fanno passare leggi che sono favorevoli a loro
stessi. La sorpresa è che coloro che non sono ricchi votino per tali
persone, anche se dovrebbero sapere dall'amara esperienza che i ricchi
continueranno a derubare il resto di noi. Forse il motivo è che i
ricchi sono molto abili nel nascondere ciò che fanno.” --Andrew Greeley La
corruzione e la bancarotta morale assumono molte forme. Esse sono solitamente
il risultato finale di un'insaziabile desiderio di denaro, potere e
privilegio, al di là di ogni decenza. E il denaro in politica è
il fulcro di quasi tutte le forme di corruzione. Negli Stati Uniti, per esempio, il grande capitale è
così centrale per la politica e per il funzionamento dei partiti
politici che chiunque sia candidato ad alti incarichi, anche se personalmente
già milionario, è obbligato a corteggiare coloro che possiedono
grandi quantità di soldi. Molti buoni candidati si rifiutano
perciò di intraprendere, o abbandonano presto, le campagne
presidenziali, perché non vogliono sottomettersi a questo genere di
prostituzione.Come conseguenza degli accordi che devono essere fatti per
raccogliere le grandi quantità di moneta necessarie ad avere successo,
è difficile per qualunque amministrazione non rimanere invischiata in
una rete di scandali. Infatti, le grosse somme di denaro sono la chiave per
avere influenza a Washington, e i soldi usati per corrompere i politici
portano infine ad avidità e scandali. E successo all'amministrazione
Nixon (scandalo Watergate), all'amministrazione Carter (scandalo Lance),
all'amministrazione Reagan (scandalo Iran-Contra), all'amministrazione di
George H. W. Bush (scandalo Iraqgate) e ora all'amministrazione di George W.
Bush. C'è stato lo scandalo Enron, lo scandalo Abramoff, e lo
scandalo Tom DeLay. Subito dopo lo scandalo Enron, per esempio, fu reso
pubblico il fatto che la Enron aveva speso un totale di $ 5,8 milioni per
finanziare le elezioni federali americane, su di un periodo di 12 anni, con
il 73% del denaro che andava ai repubblicani. 71 senatori su 100 e 188 membri
del congresso su 435 beneficiarono della generosità dell'azienda. Lo
stesso presidente George W. Bush, un infaticabile oppositore di qualunque
riforma dei finanziamenti per le campagne elettorali, ricevette $ 826.000 da
questa sola azienda del Texas in un periodo di otto anni da che si candidò
per la prima volta come governatore di quello Stato. Tutto ciò sembra
essere parte di una pervasiva cultura della corruzione. La rivelazione che il super lobbysta Jack Abramoff offrì
$ 100.000 per incontrare il presidente George W. Bush e il capo consigliere
Karl Rove per spingere verso leggi di suo piacimento è un'indicazione
di come le cose possano rapidamente degenerare, pure nella democrazia
più solida. Il super lobbysta Abramoff è stato uno dei
principali finanziatori di George W. Bush, e ciò lo ha reso ad honorem
un “pioniere” di Bush. E, in modo tipicamente americano, sia
Abramoff che DeLay dicevano che Dio era in qualche modo dietro le loro
azioni. Da una parte Abramoff confessò : “Io credo che le
risorse che arrivano nelle mie mani siano dovute al fatto che è Dio a
metterle lì”. E nelle parole di DeLay, “Io credo
fermamente di essere innocente dalle accuse che mi vengono rivolte. Crediamo
che sia Dio a controllare le cose, infatti Egli fa in modo che tutto vada
bene per coloro che lo amano”. Questa è un'indicazione che per
alcuni, di fatto si mischiano la corruzione politica e quella religiosa. Infatti ciò che il denaro compra a Washington, è
l'accesso a quelle posizioni di potere, la diretta influenza nel concepimento
delle politiche pubbliche e l'assegnazione preferenziale di posti di lavoro e
succosi contratti. La corruzione degli impiegati pubblici e del Congresso da
parte di lobbysti è ciò che ne segue. La corruzione politica
diventa rapidamente un circolo vizioso: i corruttori scelgono i politici che
vogliono vedere in carica gettando tonnellate di denaro nelle loro campagne
elettorali, mentre i politici così selezionati sono ansiosi di
ripagare i loro benefattori aprendo loro incarichi influenti e servendoli con
remunerativi contratti. E così via. In particolare, perché
pensate che tutti i maggiori candidati presidenziali democratici di
quest'anno non siano contro un attacco non provocato dell'America all'Iran?
E' perché i benefattori del grande capitale che stanno corteggiando
sono tutti pesantemente filo israeliani. Sono coloro che pagano a fare la
politica. Questa potrebbe essere la principale ragione del fatto che il 60%
degli americani non si preoccupa di andare a votare il giorno delle elezioni.
Essi non sono apatici; sanno solo che la plutocrazia non è democrazia
e che non c'è una sola speranza che il sistema si riformi da solo. La
plutocrazia è il governo dei ricchi, per i ricchi e nominato dai
ricchi. Ciò è qualcosa di ben diverso dalla visione di Lincoln
della democrazia come governo “ della gente, per la gente e nominato
dalla gente”. Quando Paul Wolfowitz, il principale architetto della guerra
contro l'Iraq, è andato dal Dipartimento della Difesa Usa a dirigere
la Banca Mondiale, il mondo ha avuto una vivida dimostrazione di quanto possa
essere corrotto il sistema politico americano. Wolfowitz non aveva alcuna
formazione (scienza politica) o esperienza nella finanza, ma è stato
nondimeno nominato presidente dell'importante Banca Mondiale solo per i
servizi che aveva reso. Un altro esempio è quello del curioso spettacolo offerto
da Dick Cheney, membro dell’ American Enterprise Institute ed ex
amministratore delegato della Halliburton Energy Services, che, nel 2001, si
scelse da solo come vice presidente di George W. Bush (egli era il comitato
per la ricerca di un vicepresidente di Bush) e, come direttore della squadra
di transizione del presidente eletto, si trovò nella posizione per
nominare gran parte degli alti funzionari della nuova amministrazione Bush.
Come poteva fare ciò, ci si potrebbe legittimamente chiedere? Inoltre,
perché George W. Bush, il 25 marzo del 2003, firmò l' ordine
esecutivo 13292 che dava a Cheney il potere di declassificare l'intelligence
e garantiva la maggiore espansione dei poteri del vice presidente nella
storia Usa? Perché Dick Cheney ha finito con l'avere così tanto
potere all'interno dell'amministrazione che persino George W. Bush una volta
scherzò sul ‘presidente Cheney’? a quanto ci risulta
nessun scienziato politico ha trovato risposte a queste domande. Un'altra forma di corruzione in America può derivare da
questo primo tipo. Essa proviene dal fatto che mentre i super ricchi si
ingozzano con costosissimi contratti militari e tagli alle tasse, i
più poveri tra gli americani stanno diventando relativamente sempre
più poveri. Infatti, l' ineguaglianza economica negli Usa è
aumentata significativamente tra il 1979 e il 2006: durante questo periodo,
più di un quarto di secolo, i salari, tenuta conto l'inflazione, sono
aumentati del 34% per coloro che sono al vertice, i salari di coloro che
stanno in mezzo sono aumentati dell'11,5% e i salari di coloro che stanno in
fondo sono rimasti stagnanti, aumentando di un misero 4% in 27 anni. I
recenti rapporti hanno anche mostrato che la percentuale degli americani
poveri che vivono in situazioni di forte povertà ha raggiunto il
massimo in 32 anni e il divario tra coloro che hanno e coloro che non hanno
è continuato ad aumentare. Per esempio nel 2005, 35 milioni di americani sono andati avanti
senza avere abbastanza da mangiare. A ciò è dovuto il fatto che
13 milioni di bambini americani, cioè il 17,8%, viveva in forte
povertà. E con l'incremento a due cifre ogni anno dei costi sanitari,
qualcosa come 47 milioni di americani si trovano nella precaria situazione di
non essere coperti da alcuna assicurazione sanitaria, tutto ciò mentre
il loro governo sta sprecando miliardi e miliardi in tutto il mondo. Ma forse la più insidiosa corruzione in una democrazia
avviene quando i funzionari eletti non sono sinceri con la gente e si
affidano a bugie e a propaganda piuttosto che alla verità nei loro
discorsi pubblici. Allora la fiducia e la speranza vengono distrutte, e con
esse la fibra morale della nazione. Tale corruzione pubblica è spesso accompagnata da quella che
alimenta la corruzione politica, cioè la corruzione dei media. Quando
il governo e i media sono entrambi corrotti, ne conseguono tutte le altre
forme di corruzione. La sempre più incestuosa relazione che esiste tra
ampi segmenti dei media americani e il governo è la causa di
ciò che avverrà in futuro. Infatti, le macchine della
propaganda sembrano aver sostituito il genuino giornalismo investigativo in
molte organizzazioni giornalistiche, dove un esercito di “utili idioti”
e urlanti scemi del villaggio si sentono liberi di impegnarsi in campagne
pubbliche di disinformazione ed evidenti bugie. Quando avviene ciò, il risultato è la confusione e
il disordine, ed è allora che vengono commessi i peggiori errori. Il
periodo tra il 2001 e il 2007 entrerà nella storia come il periodo in
cui vennero raccontate menzogne al popolo americano, sia dall'amministrazione
Bush-Cheney che dei maggiori media americani. Ciò ha portato, infatti, ad una dimostrazione di
massiccia incompetenza e alla mostruosa corruzione morale e finanziaria
americana, che è stata vista in Iraq, dove la banda demolitrice
Bush-Cheney-Rumsfeld-Wolfowitz-Feith-Bremer si è data a un orgia di
distruzione che ha causato danni enormi e irreparabili, non solo all'Iraq,
alla sua economia e al suo popolo, ma anche agli Stati Uniti, agli americani
e al sistema internazionale di leggi e giustizia. L'enorme abuso di denaro,
la sospensione del diritto dell’ “Habeas Corpus” e l'
affidarsi a tecniche di tortura nell’ Iraq occupato (Abu Ghraib) sono
solo la punta dell' iceberg di ciò può essere uno dei
più grandi scandali di corruzione nella storia americana. ____________________________________________________________ Rodrigue Tremblay vive a Montreal, può essere contattato
all'indirizzo mail rodrigue.tremblay@yahoo.com. E' autore del
libro 'The New American Empire (Il Nuovo Impero Americano’. Visitate il suo
blog thenewamericanempire.com/blog.
Titolo originale: 'Decadence, Waste, Corruption in the New
American Empire - America's "dance of the billions"' Link (Parte II):
http://onlinejournal.com/artman/publish/article_1837.shtml 12.03.2007 Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ALCENERO 3. UN SISTEMA FINANZIARIO SOTTO ASSEDIO Data: 30/11/2007 Argomento: USA DEL PROF. RODRIGUE TREMBLAY Global Reseearch "Se si includono
questi argomenti [i benefici promessi nella Previdenza Sociale, Assistenza Sanitaria
Nazionale, nella Gestione dei Veterani ed in altri programmi di assistenza],
si stima l'onere totale [del debito] al valore attuale del dollaro sia di
circa 53 trilioni di dollari. Messa diversamente, l'onere totale corrente
stimato è di quasi 175.000 dollari per ogni americano; ed ogni giorno
quell'onere diventa più grande." David Walker, Revisore Generale dei Conti degli Stati Uniti "Le forze
economiche che guidano l'equilibrio globale di risparmio e investimento si
sono sviluppate nel decennio scorso, cosicché la ripidezza del recente
declino nei rendimenti di lunga durata del dollaro e nei tassi a lungo
termine collegati, suggerisce che possa essere in opera qualcosa di
più ampio". Alan Greenspan, ex presidente FED, 20 luglio 2005 "Il buco nero dei
subprime sembra sempre più profondo, più scuro e spaventoso di
quanto [le banche] pensino. Hanno avuto ricadute su... circa il 40 % del
cumulo della parte di prestito speculativo e lì ci sono decisamente
dei segni di disgelo". Tony James, Presidente e CEO del Blackstone Group LP Il sistema finanziario globale basato sul dollaro
è in crisi e sta minacciando la prosperità e la
stabilità di molte economie. Eccessi finanziari di ogni
genere hanno insidiato la sua legittimità e la sua efficienza. Il
dollaro USA sta perdendo la sua predominanza come principale valuta di
riserva internazionale mentre molte banche sono travolte dal subbuglio della crisi dei crediti subprime. Lo scenario generale
è la bolla senza precedenti dei beni immobili che c'è stata in
tutto il mondo dal 1995 al 2005. Negli Stati Uniti, ad esempio, i prezzi
delle case occupate dai proprietari sono aumentati annualmente di una media
di circa il 9 %. Il valore di mercato del capitale delle case occupate dal
proprietario negli Stati Uniti è aumentato da un po' meno di 8
trilioni di dollari del 1995 ad un po' più di 18 trilioni nel 2005. Da
allora si sta contraendo, confermando il funzionamento del ciclo di 18 anni
del mercato immobiliare teorizzato da Kuznets, che va dal picco del 1987 al
picco del 2005. Ciò che rende
questo periodo particolarmente pericoloso è il fatto che è in
gioco anche il ciclo dei 54 anni di Kondratieff di
inflazione-disinflazione-deflazione, iniziato nel 1949 dopo che i
prezzi si erano scongelati. L'inflazione mondiale è poi salita per
venti anni fino al 1980, seguita da un periodo di disinflazione sotto la FED
di Volcker. L'entrata della Cina nella World Trade Organization (WTO)
l'11 dicembre 2001, con i suoi lavoratori in abbondanza e stipendi bassi, ha
liberato notevoli forze deflazionistiche in tutto il mondo. Ciò a sua
volta ha poi condotto ad aspettative di un'inflazione più bassa che
hanno aperto la strada alla FED
di Greenspan per tenere i tassi d'interesse ad un livello
anormalmente basso. Tassi di interesse persistentemente
bassi ed aspettative di bassa inflazione hanno portato ad una frenesia nei
prestiti e ad un vasto aumento nella valutazione del mercato, non solo dei
beni immobili ma anche delle azioni e delle obbligazioni. Le banche ed altri
istituti di credito ipotecario hanno approfittato dell'occasione per
introdurre alcune innovazioni finanziarie per finanziare l'esplosione del
mercato ipotecario. Queste innovazioni hanno provocato lo spaccamento del
tradizionale collegamento diretto fra mutuatario e prestatore e la riduzione
del rischio del prestatore normalmente associato ai prestiti ipotecari. Quindi, con la connivenza
delle agenzie di rating e del Sistema della Federal Reserve, grandi banche
hanno inventato nuovi prodotti finanziari sotto vari nomi tipo
"obbligazioni collateralizzate" (CBOs), "obbligazioni di
debito collateralizzate" (CDOs), anche chiamate "veicoli di investimento strutturati"
(SIVs), che hanno avuto le caratteristiche di cambiale finanziaria a breve
termine fluttuante. Nel mercato delle ipoteche residenziali, ad esempio, i
mediatori di ipoteche ed i prestatori "al minuto" vendevano i loro
prestiti ipotecari alle banche, che a loro volta ne facevano un unico pacco e
lo spezzettavano in differenti classi di titoli garantiti da ipoteche (RMBS),
che portavano differenti livelli di rischio e di guadagno, prima di venderli
agli investitori. Quindi questi nuovi
strumenti finanziari erano il risultato finale di un processo di
"conversione dei beni in titoli" ed erano fette di pacchetti di
prestiti, non solo prestiti ipotecari ma anche debiti delle carte di credito,
prestiti per automobili, prestiti agli studenti ed altri crediti esigibili a
breve termine. Ogni fetta portava un differente onere di rischio ed un
differente rendimento. Con la benedizione delle agenzie di rating, le banche
sono andate persino un po' oltre ed hanno cominciato a riunire le fette
finanziarie più rischiose in pacchetti ancor più rischiosi
dividendoli ancora per venderli agli investitori in cerca di rendimenti
elevati. Vendendo questi nuovi
strumenti di debito agli investitori in cerca di rendimenti sempre più
elevati, compresi i fondi monetari protetti ed i fondi pensione, le banche
sono state doppiamente ricompensate. In primo luogo, per i loro sforzi hanno
riscosso meravigliosi diritti di gestione. Ma in secondo luogo e di maggior
importanza, hanno scaricato il rischio dei prestiti all'ignaro compratore di
tali titoli, perché nel caso di default dei prestiti originali, la
banca l'avrebbe fatta franca. Erano stati già pagati ed erano stati
liberati dal rischio di default e di preclusione sui prestiti originali. Il ruolo residuo delle
banche era di raccogliere e distribuire interesse, finchè i mutuatari
avevano effettuato i loro pagamenti degli interessi. Ma se i pagamenti si
arrestavano, le perdite di capitale incontrate a causa del declino nel valore
di prestiti non performanti sarebbero invece state sostenute dagli
investitori dei CBO e CDO. Le stesse banche non avrebbero sofferto perdite e
sarebbero state libere di usare le loro basi di capitale per impegnarsi in
ulteriori vantaggiosi prestiti. Infatti, gli investitori alla fine della
catena divennero i reali prestatori di ipoteca (senza raccogliere tutte le
ricompense di tali rischiosi prestiti) e le banche poterono riutilizzare il
loro capitale per arricchirsi sempre più con le loro operazioni di
prestito. Questo era il periodo migliore per le banche e si abbuffavano senza
freno. Alcune di loro hanno pagato ai loro impiegati decine di miliardi di
dollari in indennità di fine d'anno. Quindi, ed è qui
che la FED ed altre agenzie di controllo sono venute a mancare, i prestatori
di ipoteca di prima linea sono diventati sempre più aggressivi nei
loro prestiti, con la completa certezza che avrebbero potuto scaricare
proficuamente il rischio a valle. Ciò spiega l'espansione del mercato
di ipoteche "subprime" in cui il prestito è stato fatto
senza pagamenti in acconto, nessun pagamento d'interessi per un certo periodo
e niente domande riguardo reddito e solvibilità del mutuatario. Queste
non erano normali pratiche di prestito. Simili "schemi
di Ponzi" [Charles Ponzi all'inizio del XX secolo divenne
celebre, e venne arrestato, per investimenti fraudolenti ad alto profitto che
presero il suo nome, ndt] non potevano durare per sempre. E quando i prezzi
delle case hanno iniziato a calare, sono aumentati anche i pignoramenti,
scuotendo così fino alle fondamenta la nuova casa finanziaria di
carte. Le banche divennero le riluttanti proprietarie a valori molto
ribassati di parte delle proprietà pignorate. Perchè allora
tante banche sono in difficoltà finanziarie, se il rischio del
prestatore era stato trasferito agli ignari investitori? Essenzialmente,
perché quando è scoppiato il boom delle case, la giacenza delle
banche di "titoli con garanzia collaterale" invenduti era insolitamente
alto. Quando il pifferaio ha smesso di suonare e gli investitori hanno smesso
di comprare i rischiosi investimenti di recente creazione, il loro valore
è precipitato in una notte e le banche sono rimaste con perdite enormi
che non si sono ancora completamente riflesse nei loro bilanci finanziari.
Quindi, le banche che non hanno scaricato i loro stock di pacchetti ipotecari
sono state costrette ad accettare la proprietà di beni pignorati, a
valori molto ribassati. Con poco o nessun collaterale dietro i prestiti, le
perdite per crediti inesigibili sono diventate inevitabili. Poiché nessuno sa
per certo il valore di qualcosa che non è commerciato, serviranno mesi
prima che le banche vengano a capo del totale delle perdite che hanno
sofferto nei loro stock di "titoli basati su beni" preconfezionati
ed invenduti. È più di una normale "crisi di
liquidità" o di un "restringimento del credito " (che
risulta quando la banca presta a breve termine ed investe in beni di lunga
durata non liquidi); è più come una "crisi di solvibilità" se la base
di capitale delle banche è sopraffatta dalla scoperta di enormi
perdite finanziarie incontrate quando le banche sono costrette a vendere beni
ipotecati in un mercato immobiliare in depressione. E' questa confusione di
operazioni bancarie e finanziarie che si sta sviluppando davanti ai nostri
occhi e che sta minacciando il sistema finanziario americano ed internazionale.
Ci sono quattro classi di perdenti. In primo luogo, gli acquirenti di case
che hanno comprato le proprietà a prezzi inflazionati con poco o
nessun acconto e che ora rischiano il pignoramento. In secondo luogo, gli
investitori che hanno comprato cambiali finanziarie garantite con ipoteche
non liquide e che sono in allarme per il rischio di perdere una parte o tutti
i loro investimenti. In terzo luogo, gli azionisti delle banche che hanno
tratto profitto finchè il sistema ha funzionato senza difficoltà
ma che ora devono far fronte a valori delle azioni in declino. E, per
concludere, chiunque tema di diventare vittima, direttamente o
indirettamente, del rallentamento economico prossimo venturo. Rodrigue Tremblay è un economista canadese che vive a
Montreal; può essere raggiunto su rodrigue.tremblay@yahoo.com Visitate il suo blog :
www.thenewamericanempire.com/blog o il suo sito web: www.thenewamericanempire.com Titolo originale:
"A Financial System under Siege" Fonte:
http://www.globalresearch.ca 15.11.2007 Traduzione per
www.comedonchisciotte.org a cura di FILMARI VEDI ANCHE: UNA DEBACLE FINANZIARIA CAUSATA DAI DERIVATI SUL CREDITO 2. Una
selezione di 20 citazioni dal presidente George W. Bush 19.11.2006 1."Credo che Dio voglia
me come presidente." ["I
believe God wants me to be president" is a Bush statement during a meeting
with Rev. Richard Land, head of the public policy
arm of the Southern Baptist Convention, in 1999.] 2.
"Fui scelto dalla grazia di Dio per condurre a quel
momento." ([I was] "chosen by the grace
of God to lead at that moment", is a Bush quotation reported by Michael Duffy in Time magazine immediately after 9/11.) 3. -"Dio mi ha detto di colpire al-qaeda e io li ho colpiti, e
dopo mi ha istruito a colpire Saddam, cosa che ho fatto, e adesso sono
determinato a risolvere il problema nel medio oriente." ["God told me
to strike at al-Qaeda and I struck them, and then he instructed me to strike
at Saddam, which I did, and now I am determined to solve the problem in the
Middle East. "
comes from a remark made by Bush to Palestinian negotiator Nabil Shaath, made
to and reported by BBC News on Thursday, October 6 2005.] 4.
"Credo
che Dio parli attraverso me. Senza non potrei fare il mio lavoro." ["I trust God
speaks through me. Without that, I couldn't do my job" is a Bush remark to a group of Amish people he met with privately on July
9, 2004, and as published by the Lancaster New Era, July 16, 2004.] 5.
"Il
problema col Francese e' che non hanno una parola per 'entrepreneur'." (Nota:
enterpreneur, che significa impresario, e' una parola di origine francese) ["The
problem with the French is that they don't have a word for 'entrepreneur'" comes from a remark made by Bush during
a discussion of the French economy during the 2002 G8 summit in Kananaskis,
Alberta, as reported in The Times (London), July 9, 2002.] 6. "Vedi,
nel mio modo di lavorare devi continuare a ripetere le cose piu' e piu' e
piu' volte ancora perchè la verita' ci sprofondi, come per catapultare
la propaganda." ["See, in my
line of work you got to keep repeating things over and over and over again
for the truth to sink in, to kind of catapult the propaganda." comes
from remarks Bush made during a
Social Security Conversation at the Athena Performing Arts Center in New York
on May 24, 2005.] 7. "Io voglio solamente
che voi sappiate che, quando parliamo di guerra, stiamo in realta' parlando
di pace." ["I just want you to know that,
when we talk about war, we're really talking about peace" is taken from a Bush speech at the
Department of Housing and Urban Development, Washington, D.C., June 18, 2002.] 8. "Questa
nozione che gli stati uniti si stiano preparando ad attaccare l'Iran e'
semplicemente ridicola. E detto cio', tutte le opzioni sono sulla
tavola." ["This notion that the
United States is getting ready to attack Iran is simply ridiculous. And
having said that, all options are on the table" is a widely known remark that Bush made during a press conference, after a
meeting with EU leaders, in Brussels, Belgium, on February 22, 2005.] 9. "La cosa piu'importante
per noi e' di trovare Osama Bin Laden. E' la nostra priorita' numero uno, e
non riposeremo fino a quando non l'avremo trovato." ["The most
important thing is for us to find Osama bin Laden. It is our number one
priority and we will not rest until we find him" was recorded at a Bush
White House press conference in Washington, D.C.,
on September 13, 2001.] 10. "Non so dove bin laden sia. Non ho idea e
sinceramento non mi importa. Non e' cosi' importante. Non e' la nostra
priorita'." ["I don't know where bin
Laden is. I have no idea and really don't care. It's not that important. It's
not our priority" was recorded at George W. Bush's White House press
conference in the James S. Brady Briefing Room, Washington, D.C., on March 13, 2002.] 11. "Trovammo
le armi di distruzione di massa. Trovammo laboratori biologici...per quelli che
dicono che non abbiamo trovato i dispositivi di fabbricazione proibita o armi
proibite, avevano torto, li avevamo trovati." ["We found
the weapons of mass destruction. We found biological laboratories...for those
who say we haven't found the banned manufacturing devices or banned weapons,
they're wrong, we found them" is a statement Bush made in Washington, D.C., on May 29,
2003.] 12. "Oh,
no, non avremo nessuna perdita [in Iraq]." ["Oh, no,
we're not going to have any casualties [in Iraq]" is a statement made by Bush
during a discussion in early
2003 about the Iraq war with Christian Coalition founder Pat Robertson in
Nashville, Tennessee, and as quoted by Robertson himself.] 13. "Brownie (Michael Brown della FEMA), stai facendo un
diamine di lavoro." ["Brownie (Michael Brown of FEMA), you're doing a
heck of a job" is still fresh in everybody's memory; it is a public statement made by Bush about
Michael D. Brown, head of Fema, following Hurricane Katrina, at Mobile
Regional Airport in Mobile, Alabama. on September 2, 2005.] 14. -"Se questa fosse stata una dittatura, sarebbe stato un
sacco piu' facile, solamente purche' sia io il dittatore." ["If this were a dictatorship, it'd be a heck of a
lot easier, just so long as I'm the dictator" is taken from an
audio clip of President-elect George W. Bush, at a photo-op with
congressional leaders during his first trip to Capitol Hill, Washington,
D.C., December 18, 2000; it was also reported on Online NewsHour, Washington, DC,
December 18, 2000.] 15. "Queste
persone stanno cercando di agitare il desiderio dei cittadini iracheni, e
vogliono che noi andiamo via.. Penso che il mondo sarebbe stato piu ricco se
noi fossimo andati via..." ["These people
are trying to shake the will of the Iraqi citizens, and they want us to
leave...I think the world would be better off if we did leave..."/This was said by Bush during the presidential debate of September 20, 2004.] 16.
"I
nostri nemici sono innovativi e pieni di risorse, e cosi'siamo noi. Loro non
smettono mai di pensare riguardo a nuovi mezzi per danneggiare il nostro
paese e il nostro popolo, e neanche noi." ["Our enemies
are innovative and resourceful, and so are we. They never stop thinking about
new ways to harm our country and our people, and neither do we."/Bush's remarks
video clipped in Washington, D.C., as he signed the
Defense Appropriations Act for Fiscal Year 2005, on August 5, 2004.] 17. "Non ho
la piu' pallida idea su cosa penso della politica internazionale." [“I
don’t have the foggiest idea about what I think about international,
foreign policy” can be found in Bob Woodward's book "State of
Denial".] 18.
"Sono
il comandante - vedete, non occorre che spieghi - non ho bisogno di spiegare
perche' dico le cose. E' la cosa interessante dell'essere presidente." ["I'm the commander —
see, I don't need to explain — I do not need to explain why I say
things. That's the interesting thing about being president." can be found in Bob
Woodward's book "Bush at War".] 19. "Anch'io non sono
molto analitico. Sai, io non passo tanto tempo a pensare a me stesso, a
perche' faccio le cose." ["I'm also not very analytical. You know I don't
spend a lot of time thinking about myself, about why I do things" was recorded by
journalists aboard Air Force One, on June 4, 2003.] 20. "Molti iracheni
potranno sentirmi stanotte in una trasmissione radio tradotta, e ho un
messaggio per loro: se dobbiamo iniziare una campagna militare, sara' diretta
contro gli uomini senza legge che governano il vostro paese, e non contro di
voi." ["Many Iraqis
can hear me tonight in a translated radio broadcast, and I have a message for
them: If we must begin a military campaign, it will be directed against the
lawless men who rule your country and not against you" comes from the
transcript of a Bush speech made on March 17, 2003, days before the U.S.-led
invasion of Iraq.] _________________________________ Rodrigue Tremblay è professore emerito di economia
all'Università di Montreal e un frequente contributore di Global
Research. E' autore di 'The New American Empire'. I riferimenti di ogni singola citazione si trovano al link
dell'articolo originale Rodrigue Tremblay Fonte:www.thenewamericanempire.com/blog Link: www.thenewamericanempire.com/tremblay=1046 1. AIPAC,
destra religiosa e politica estera USA 2006-08-21 "La maggior parte dei cittadini è ignara del
fatto sconvolgente che durante gli anni la nostra politica in Medio Oriente
non è stata fatta da esperti guidati dagli interessi nazionali
fondamentali dell'America." Paul Findley, membro Repubblicano del congresso USA, (1961-83) "Grazie a dio abbiamo la AIPAC, il più grande
tifoso ed amico che abbiamo al mondo" Ehud Olmert, Primo ministro di Israele "O io definisco la politica sul Medio Oriente o
è la AIPAC che lo fa." Zbigniew Brzezinski, consulente al National Security
dell'amministrazione Carter Nessuno può
comprendere ciò che avviene politicamente in USA senza essere
cosciente che una coalizione politica, dei principali gruppi pro-Likoud,
degli intellettuali neo-conservatori proisraeliani e dei sionisti cristiani,
esercita un'influenza terribilmente forte sul governo USA e le sue politiche.
Col tempo, questa vasta lobby proisraeliano, la cui punta di diamante
è l'American Israel Public Affairs Committee (AIPAC), ha esteso tutta
la sua influenza su grandi parti del governo USA, compreso l'ufficio del
vicepresidente, il Pentagono ed il dipartimento di Stato, oltre al controllo
dell'apparato legislativo del Congresso. È assistito nel suo compito
da alleati potenti nell'ambito delle due principali parti politiche, grandi
mass media ed alcuni cosiddetti "think tank" riccamente finanziati,
come l'American Enterprise Institute, la Heritage Foundation, o il Washington
Institute for Near East Policy. La
AIPAC è la pietra angolare di questo sistema coordinato. Ad esempio,
conserva le statistiche dei voti su ogni rappresentante della Camera e del
Senato, che sono in seguito comunicate ai donatori politici perché
agiscano di conseguenza. La AIPAC organizza inoltre regolarmente viaggi
tutto-spesato in Israele e riunioni con i ministri israeliani e
personalità per i membri del congresso ed il loro personale, e per
politici Americani locali o di altri stati. Non ricevere questo imprimatur
è un handicap pesantissimo per qualsiasi politico americano ambizioso,
anche se può contare su una fortuna personale. A Washington, per avere
un accesso più facile alle istanze decisionali, la Lobby ha anche
sviluppato l'abitudine di reclutare il personale per gli uffici dei senatori
e dei membri della Camera. E, quando le elezioni arrivano, la lobby si
assicura che i politici tiepidi, propensi all'indipendenza, o dissidenti,
siano puniti e battuti. È una fonte di tale potere politico, con il
finanziamento delle campagne e la propaganda nei mass media, che nessun politico
USA può osare ignorare le sue richieste senza temere di essere
distrutto. Come il cronista veterano Robert Novak ha recentemente segnalato,
grazie all'influenza dell'AIPAC e della lobby, "Washington rimane
soprattutto una zona bipartisan senza critica per Israele." È
comprensibile. Le tecniche dell'AIPAC sono così efficaci che si
può facilmente avere l'impressione che è "un governo
parallelo" a Washington DC. Secondo le parole del suo presidente, Howard
Friedman, consegnate in un bollettino pretenzioso oltre ad ogni misura
destinato ai simpatizzanti, si fonda in particolare su due tecniche: 1 -
"L'AIPAC incontra ogni candidato in corsa per il Congresso. Questi
candidati ricevono briefing dettagliati per aiutarli a comprendere
completamente la complessità della situazione di Israele e
dell'insieme del Medio Oriente. Chiediamo anche ad ogni candidato di scrivere
un "documento di posizione" sui loro punti di vista della relazione
USA-Israele, così la loro posizione a questo riguardo è
chiara." 2 -
"I membri del congresso, il personale ed i funzionari
dell'amministrazione, sono portati a dipendere dagli appunti del AIPAC. Sono
persone molto occupate e sanno che possono contare sulla AIPAC per analisi
chiare. Presentiamo quest'informazione in forma concisa ai funzionari eletti.
Le informazioni e le analisi sono impeccabili - dopo tutto, è in
gioco la nostra reputazione. Ciò ha per conseguenza una politica ed
una legislazione che garantiscono la sopravvivenza di Israele. Dubito
che ci sia un qualunque paese democratico al mondo dove i candidati devono
passare un test ideologico decisivo per avere una possibilità di
essere scelti come candidati e di essere eletti. Così, chi potrebbe
biasimare AIPAC di essere convinto di tenere sotto controllo il congresso
USA? Se la AIPAC fosse un'impresa, potrebbe essere oggetto di una Federal
Trade Commission (FTC), un'indagine federale antitrust ed anti-cartello per
accaparramento del mercato. Di
conseguenza, non dovrebbe essere sorprendente che, a Capitol Hill, "La
Lobby" sembra condurre la barca, a tal punto da avere il controllo quasi
completo della politica estera USA ed altre politiche, come quella della
difesa, sono diventate l'equivalente di uno scherzo. Non siamo alla manipolazione
del consenso, ma piuttosto di una situazione equivalente all'omologazione
totale della volontà di allineare le politiche USA sulle politiche
israeliane, ogni volta che gli interessi di Israele in Medio Oriente sono in
gioco. Un paese totalitario non funzionerebbe differentemente. La AIPAC ha
tale influenza su Washington che a volte si può essere perdonati per
aver confuso Tel-Aviv con Washington DC. Un esempio recente: la AIPAC ha
redatto una risoluzione di sostegno ad Israele nei suoi bombardamenti
selvaggi ed illegali sul Libano. Il 20 luglio 2006, la risoluzione fu votata
all'unanimità dai 100 membri del Senato, ed il voto della Camera fu da
410 ad 8. Caso chiuso. Per
molti anni, l'influenza della Lobby restò nascosta, ignorata o
dissimulata dai mass media che essa stessa controllava e dalla maggior parte
dei commentatori. Tuttavia, il 10 marzo 2006, due rispettati specialisti
americani, i professori Stephen Walt dell'Universita di Harvard e John
Mearsheimer dell'Università di Chicago pubblicarono uno studio su The
London Review Of Books, intitolato "La Lobby israeliana e la politica
estera Americana", sull'influenza sproporzionata che questa Lobby di
interessi particolari esercita sulla politica estera USA. Dice che la AIPAC è
"l'organizzazione più potente e più conosciuta" di
una Lobby pro-israeliana che distorce sistematicamente la politica estera
USA. Lo studio concludeva che Israele aveva svolto un ruolo principale per
spingere l'amministrazione Bush nella guerra contro l'Iraq, ed argomentava
che l'influenza della Lobby proisraeliana sulla politica estera USA era
negativa sia per Israele che per gli USA. Dopo ciò, nessuno
potrà fingere di ignorare l'influenza corrosiva di questa potente
Lobby sulla politica estera USA. Un
altro esempio del tipo di potere che la Lobby detiene al giorno d'oggi a
Washington DC è il suo successo nello stabilimento nel dipartimento di
Stato, con il denaro dei contribuenti, di un'agenzia di interessi
particolari, chiamata "Ufficio sull'antisemitismo globale". In un
movimento che fa pensare a ciò che si è prodotto durante i
secoli passati sotto regimi totalitari, questa nuova "agenzia"
è completamente dedicata alla sorveglianza nel mondo dei casi, tra le
altre cose, di critica di Israele o delle politiche USA proisraeliane. La
creazione di questo nuovo dipartimento d'inquisizione è stata
autorizzata da una legge, (H.R. 4230), che il Presidente George W. Bush ha
firmato il 16 ottobre 2004. Chi dice che la realtà non è
più ignota della finzione! I
cosiddetti Sionisti Cristiani (leggi QUI) esercitano anche un'importante influenza sulla
politica estera USA, specialmente per ciò che riguarda il Medio
Oriente. La loro propaganda ha così ben funzionato che oggi, il
quaranta per cento degli americani credono che Israele è stato
direttamente dato al popolo ebreo da "Dio". Un terzo degli
americani crede anche che la creazione dello Stato di Israele, nel 1948, dopo
una campagna terroristica contro la Gran Bretagna, sia una tappa verso il
"secondo arrivo di Gesù Cristo" e la "fine dei
tempi". Per i più fanatici di loro, la "guerra contro il
terrorismo", qualsiasi cosa significhi, sia una guerra di religioni tra
il Cristianesimo e l'Islam. Con idee simili, il mondo è tornato
quattro secoli dietro, poiché l'ultima guerra di religioni fu la
Guerra dei 30 Anni tra protestanti e cattolici europei, dal 1618 al 1648. Al
giorno d'oggi, la destra religiosa USA ha il suo ufficio di interessi
particolari al Dipartimento di Stato. È chiamato "Office of
International Religious Freedom" (Ufficio per la libertà
religiosa internazionale), e la sua missione principale è di
immischiarsi degli affari interni di altri paesi. Tale agenzia di Stato
sembrerà andare contro la "parete di separazione" tra la
chiesa e lo Stato che il Presidente Thomas Jefferson pensò di avere
stabilito con il primo emendamento alla costituzione USA. Tali incursioni
governative in questioni religiose sono finanziate dallo Stato, oltre
all'Office of Faith-Based and Community Initiatives (Ufficio per le
iniziative confessionali e comunitarie) che l'amministrazione Bush
creò poco dopo il suo insediamento. Da quando l'occupante attuale
della Casa Bianca è un cristiano rinato che cova idee che sono vicine
a quelle avanzate dalla destra cristiana USA, ciò non dovrebbe troppo
stupire se la politica dell'amministrazione Bush in Medio Oriente ha
colorazioni religiose molto forti. In
qualsiasi governo, si deve osservare dietro le tende per vedere chi muove
realmente i fili e chi orienta le politiche. Nel caso dell'amministrazione
Bush-Cheney, si deve essere a conoscenza della Lobby e della "destra
religiosa". Senza questa conoscenza, non si potrà comprendere la
direzione presa da certe politiche. _______________________________ di Rodrigue TREMBLAY, professore emerite di scienze
economiche all'università di Montreal. Può essere raggiunto
alla mail rodrigue.tremblay@yahoo.com. E' autore del libro 'The New American Empire' (Il Nuovo
Impero Americano). Tradotto da Marco M per www.pressante.com. (Home: TheNewAmericanEmpire.com) |