*ARTICOLI IN ITALIANO
Da ' un'occhiata al libro del Dott.
Tremblay in prossima uscita "The Code for Global Ethics" (‘Il
codice per l’etica globale’) all’indirizzo: www.TheCodeForGlobalEthics.com
5.
07
Febbraio 2008
DI
RODRIGUE TREMBLAY
Global
Research
La guerra: in fondo, cosa ci guadagna la gente? Mah, vedove, tasse, gambe di legno e debiti.
Samuel B.
Pettengill
"Eserciti, debiti e tasse sono gli strumenti conosciuti per ricondurre i molti sotto il dominio dei pochi.”
James
Madison, Quarto Presidente degli U.S.A. (20 aprile 1795)
La scorsa estate, ho constatato
l'esistenza di una "crisi di solvibilità" sottostante la
continua pressione dovuta all'indisponibilità di liquidità nei
mutui subprime. Le banche centrali sono in grado di alleviare una "crisi
di liquidità", ma non di risolvere una crisi di solvibilità.
Sempre
l’anno scorso, prima degli eventi che si sono verificati, ho avvertito
del fatto che gli U.S.A. si stavano dirigendo verso la stagflazione.
Ciò
era dovuto a tre fattori fondamentali.
Primo, i
deficit fiscali strutturali del bilancio federale in un periodo di
prosperità, risultanti dalla continua spesa in disavanzo della
amministrazione Bush-Cheney in relazione alle guerre in Iraq e Afghanistan e ai
sostanziosi sgravi fiscali;
Secondo,
l’eccesso di indebitamento dell’economia statunitense nel suo
complesso associato ad un saggio di risparmio complessivo vicino allo zero (nel
1981, era del 12%) e, di conseguenza, il rapido aumento del debito estero degli
U.S.A.; e,
Terzo, il
crollo del dollaro U.S.A. necessario all'inversione e correzione della bilancia
dei pagamenti americana in deterioramento. Il secondo fattore annunciava la
diminuzione dei consumi privati nei mesi seguenti, mentre il terzo fattore
avrebbe attizzato il fuoco dell’inflazione generale. E con deficit del
bilancio pubblico già alti, ci sarebbe stato un minor margine per
attuare una politica fiscale aggressiva a sostegno dell’attività
economica. Tutto era quindi pronto per un periodo di stagflazione, ovvero
crescita lenta e inflazione in aumento.
Ora la stagflazione
è arrivata. — La crescita economica sta rallentando, i numeri
della massa monetaria M3, come misura della liquidità complessiva
nell’economia, sono nell’intervallo delle due cifre, la curva dei
rendimenti si è invertita diventando negativa (tassi a breve termine
superiori ai tassi a termine più lungo) e il dollaro statunitense
è diventato una delle valute più deboli del mondo. Tutto
ciò mentre il doppio deficit americano (deficit della bilancia
commerciale e disavanzo del bilancio pubblico federale) è a livelli da
record. — Come ho fatto presente l’anno scorso, "Una valuta
più debole si traduce in maggiore inflazione importata e rende
più difficile mantenere bassi i tassi di interesse" anche se, a
tempo debito, essa migliorerà la bilancia commerciale. Ciò
significa che ora, a tutti gli effetti, anche la politica monetaria è
gravemente limitata in ciò che è in grado di realizzare. Per
tutto il 2007, l'inflazione ha toccato il 4,1%, ovvero due terzi in più
che nel 2006 quando l'inflazione fu registrata al 2,5%. Inoltre, l'aumento
improvviso dei prezzi all'ingrosso annuncia una inflazione persino maggiore nei
prossimi mesi.
Con
l'inflazione in aumento e i tassi di interesse reali già in territorio
negativo, un impulso monetario aggressivo probabilmente si rivelerebbe
controproducente perché tassi di interesse troppo bassi incoraggerebbero
fughe di capitali, e farebbero diminuire ulteriormente il dollaro con il
conseguente aumento dell'inflazione importata. Oltre a ciò, si deve
ricordare che le modifiche nelle politiche monetarie impiegano da nove a dodici
mesi per incidere sull'economia reale. Si deve anche tenere a mente che gli
Stati Uniti operano sempre più in un ambiente internazionale e sono
sempre meno in grado di influenzare l'economia domestica manipolando un'unica
variabile quale è il tasso di interesse.
Naturalmente
la Federal Reserve aver potuto rivestire un migliore ruolo di regolamentazione
preventiva se fosse intervenuta nel 2003-04 a governare in quelle insane pratiche
creditizie che hanno portato alla batosta dei subprime. Ma ora il latte
è versato, e nulla può cancellare il danno che tale mancanza di
supervisione ha causato al settore dell'edilizia abitativa e ad altri segmenti
dell'economia.
Dopo
sette anni di stravizi continui, di assunzione di prestiti e costruzione del
debito, il governo federale statunitense è in una situazione spinosa
anche dal punto di vista fiscale e troverà difficile reagire in maniera
efficace al rallentamento dell'economia. Di certo, nel corso degli ultimi sette
anni, l'amministrazione Bush-Cheney ha gestito disavanzi pubblici di 461,29
miliardi di dollari in media all'anno, per una somma totale di 3.229 miliardi
di dollari di deficit in bilancio.
Ciò
rende più difficile imbarcarsi in una nuova fase di spesa in disavanzo
per stimolare l'economia. Per prima cosa, le modifiche della politica fiscale
presentano un orizzonte temporale ancor superiore prima di incidere
sull'economia reale. Secondariamente, il rallentamento e la recessione in
arrivo peggioreranno un disavanzo pubblico federale già alto, mentre le
entrate governative stanno diminuendo con l'aumento della disoccupazione e la
contrazione nella crescita del reddito. Sul versante della spesa, la guerra in
Iraq, in particolare, è un buco nero che sottrae oltre 100 miliardi di
dollari all'anno, senza che se ne veda la fine. Anche i prezzi del petrolio
sono molto elevati, in parte a causa della grande domanda mondiale, in parte a
causa dell'instabilità geopolitica, e in parte a causa
dell'indebolimento del dollaro.
Dopo
sette anni di pazzia in politica estera e di costruzione dell'impero su una
montagna di debiti, di pubblici stravizi ed erosione privata, la crisi
finanziaria e la resa dei conti creditizia, il dollaro a precipizio, ed
l'elevato prezzo del petrolio contribuiranno al rallentamento economico nel
2008, che probabilmente durante la prima metà dell'anno si
trasformerà in recessione, sempre che ciò non sia già
avvenuto fin dallo scorso dicembre. La contrazione nei mercati borsistici
mondiali durante quest'ultimo mese è un'altra chiara indicazione del
fatto che qualcosa non funziona non solo nell'economia statunitense ma anche in
quella mondiale.
Tutto
ciò sembrerebbe rappresentare una pessima notizia per i Repubblicani di
George W. Bush, proprio come fu una cattiva notizia per l'amministrazione del
Democratico Carter alla fine degli anni Settanta. Di certo, secondo l'Ufficio
Nazionale della Ricerca Economica (National Bureau of Economic Research), nel
corso dell'ultimo secolo è accaduto quattro volte che l'economia
statunitense fosse in recessione all'inizio dell'anno delle elezioni
presidenziali. Ogni volta — nel 1920, 1932, 1960 e 1980 — il
partito del presidente in carica ha perso le elezioni.
____________________________________________
Rodrigue
Tremblay è professore emerito di economia all’Università di
Montreal e può essere contattato all’indirizzo rodrigue.tremblay@yahoo.com
è
autore del libro 'The New American Empire' (‘Il nuovo impero
americano’)
Visita il
suo blog all’indirizzo: www.thenewamericanempire.com/blog.
Sito
internet dell’autore: www.thenewamericanempire.com
Da '
un'occhiata al libro del Dott. Tremblay in prossima uscita "The Code for
Global Ethics" (‘Il codice per l’etica globale’)
all’indirizzo: www.thecodeforglobalethics.com
Fonte: www.globalresearch.ca
Link: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=7951
31.02.08
4.
DECADENZA,
SPRECO, CORRUZIONE NEL NUOVO IMPERO AMERICANO (Parte I)
DEL PROF.
RODRIGUE TREMBLAY
"Un
impero è sempre coercitivo e autoritario: è come un coperchio
tenuto premuto su una pentola che bolle. Ad un certo punto la pressione interna
è troppo forte, il coperchio esplode via e avviene una sorta di eruzione
vulcanica".
Umberto
Eco, medievalista italiano
"Un
impero è dispotismo, e un imperatore è un despota, che non
è trattenuto da alcuna legge o limitazione che non sia la sua
volontà; è l'estensione della tirannia oltre la monarchia
assoluta".
John
Adams (1735-1826), secondo presidente americano
"Il
deterioramento di ogni governo inizia con il declino dei principi su cui
è fondato".
Montesquieu
(1689-1755), Charles Louis de Secondat, Barone di Montesquieu
Un sicuro segno della decadenza di
un impero si ha quando il denaro duramente guadagnato sembra perdere ogni
significato e viene sprecato a destra e a manca. Ci sono indizi che ciò
è quanto sta accadendo oggi negli Stati Uniti. Vi è una danza di
miliardi che sfida ogni immaginazione e che nessuno sembra capire.
Primo
caso:
Nel 2006
la banca di investimenti e compagnia di assicurazioni Goldman Sachs ha pagato
l'esorbitante somma di 16.5 miliardi di dollari in bonus di fine anno per i
suoi dirigenti e impiegati. Una tale quantità di denaro se dovesse
essere trasportata in scatole contenenti banconote da 100 dollari richiederebbe
circa 50 container da 10 tonnellate.
Da questa
somma è venuto fuori un regalo di Natale di 625000 dollari per ciascun
uomo o donna di tale organizzazione, il cui maggior lavoro consiste nello
spostare fogli di carta. Lo scorso anno la società pagò i suoi
due co-presidenti 54 milioni di dollari l'uno in stipendi, bonus e benefit.
Pensate ci sia un legame tra gli esorbitanti profitti privati e il potere
politico? Beh, potreste chiedervi perchè Bush abbia nominato un ex
presidente e amministratore delegato della Goldman Sachs come Segretario del
Tesoro e abbia scelto un avvocato proveniente dalla Goldman Sachs come capo del
suo staff.
Il
secondo caso in cui il denaro scorre liberamente è il Pentagono. Il
budget militare del governo degli Stati Uniti per il 2007 ammonta all'enorme
somma di 623 miliardi di dollari. Vuol dire più di 2000 dollari per
ciascun uomo, donna o bambino in America. Come ha fatto notare il Rapporto
della Commissione sull' 11 Settembre, "Il Dipartimento della Difesa
è un colosso... Con un budget annuale superiore al PIL della Russia,
è un impero".
Il vero
Nuovo Impero Americano è il Dipartimento della Difesa USA. Il suo budget
annuale rappresenta più del 50% delle spese militari di tutti gli altri
191 paesi al mondo messi assieme. E' un impero che allunga i suoi tentacoli in
135 paesi, con truppe in ognuno di essi, e che ha dispiegato l'incredibile
numero di 737 basi militari in questi paesi stranieri. Questò è
veramente un impero fuori controllo che è diventato una sempre maggiore
minaccia per il mondo.
Ottenere
contratti per la difesa è un modo sicuro per diventare rapidamente
ricchi. Per esempio, un rapporto dell'Ispettore Generale per la Ricostruzione
Irachena ha concluso che la più alta proporzione di costi operativi
consisteva nei contratti, per gli stabilimenti petroliferi, con la KBR Inc. ,
la sussidiaria della Hulliburton ed ex azienda del Vice Presidente Cheney. Per
quel che riguarda i legami tra contratti per la difesa e potere politico,
potreste chiedervi perchè Bush abbia nominato sottosegretario per la
Marina il presidente di una delle maggiori aziende fornitrici di armi.
Con
così tanto denaro in circolo, non c'è da stupirsi che un comitato
del Congresso, l' House Oversight and Government Reform Committee [Comitato del
Congresso per il Controllo e la Riforma del Governo n.d.t.], abbia recentemente
scoperto che l'equivalente di circa 36 container da 10 tonnellate di biglietti
da 100 dollari appena stampati sia sparito in Iraq (363 tonnellate di contante
per un valore di circa 12 miliardi di dollari in base alle ultime stime), senza
lasciare traccia. Sono nelle tasche di qualcuno, ma il Congresso ancora non sa
nelle tasche di chi e non è in grado di seguire il tortuoso tracciato
della frode, degli sprechi, degli abusi e della corruzione che avvengono nella
guerra in Iraq.
E'
ragionevole pensare che parte di questo denaro sia servito per comprare le
famose elezioni irachene del 15 Dicembre 2005 raccontate dal regime Bush-Cheney
come un modello di democrazia per il medioriente. Se i 12 miliardi di cui non
si ha traccia fossero stati divisi equamente tra 12 milioni di elettori
iracheni, ciascuno di questi abitanti di un paese impoverito avrebbe ricevuto
1000 dollari in biglietti da 100 appena coniati. Dobbiamo ricordare che le
elezioni del 15 Dicembre 2005 hanno consegnato il potere, sino al 2009, ad una
coalizione di fanatici fondamentalisti e partiti teocratici sciiti appoggiati
dall'Iran, e guidati dal Supreme Council for the Islamic Revolution in Iraq
(SCIRI) [Consiglio Supremo per la Rivoluzione Islamica in Iraq n.d.t].
Naturalmente
il primo e maggiore costo della Guerra in Iraq è un costo umano e la
distruzione di un paese da parte di immorali invasori stranieri. Ma la
corruzione in denaro viene per seconda.
In tempo
di pace la corruzione è una costante minaccia alla democrazia. In tempo
di guerra, se non vengono intrapresi speciali passi, diventa endemica.
E sotto
il regime Bush-Cheney non sono stati intrapresi tali passi per evitare la
corruzione. Al contrario sembrerebbe che tale corruzione fosse benvenuta,
possibilmente sapendo, o sperando, che parte del denaro che vi gira avrebbe
ritrovato la strada per tornare nel sistema politico.
Questo
è il motivo per cui la corruzione finanziaria pone una minaccia mortale
alla democrazia americana. Benjamin Franklin (1706-1790), per dirne uno, temeva
che la Costituzione USA sarebbe un giorno "caduta... a causa della
corruzione della gente, in un senso generale". Da parte sua, il Presidente Abraham
Lincoln (1809-1865) pensava che la corruzione tra le alte cariche sarebbe
seguita "appena il denaro si sarà accumulato in poche mani e la
Repubblica verrà distrutta".
La domanda a cui si deve ancora rispondere è se la
democrazia americana possa essere salvata dalla corruzione ambientale o se sia
già troppo tardi. Di fatto gli Stati Uniti sono già caduti in un
abisso di corruzione così profondo che non li si può salvare?
Rodrigue
Tremblay
vive a Montreal, può essere contattato all'indirizzo mail
rodrigue.tremblay@yahoo.com. E' autore del libro 'The New American Empire' (Il Nuovo Impero Americano).
Visitate il suo blog
thenewamericanempire.com/blog.
Titolo
originale: 'Decadence, Waste, Corruption in the New American Empire - America's
"dance of the billions"'
Fonte:
http://onlinejournal.com/
Link
(Parte I): http://onlinejournal.com/artman/publish/article_1813.shtml
04.03.2007
Traduzione
per www.comedonchisciotte.org a cura di ALCENERO
3.
DECADENZA,
SPRECO, CORRUZIONE NEL NUOVO IMPERO AMERICANO (Parte II)
DEL PROF.
RODRIGUE TREMBLAY
“L’abuso
della compravendita di voti iniziò a prendere piede e il denaro inizio ad
avere un importante ruolo nel determinare l'esito delle elezioni.
Successivamente questo processo di corruzione si diffuse nelle corti di
giustizia. E poi all'esercito, e infine la Repubblica fu sottomessa al governo
di imperatori.”—Plutarco (c. 46 A.D.-127 A.D.)
“Uno
squilibrio tra i ricchi e poveri è la più antica è la
più fatale malattia per qualunque Repubblica.”—Plutarco (c. 46 A.D.-127
A.D.)
“Non
dovrebbe sorprendere che quando i ricchi ottengono il controllo del governo,
fanno passare leggi che sono favorevoli a loro stessi. La sorpresa è che
coloro che non sono ricchi votino per tali persone, anche se dovrebbero sapere
dall'amara esperienza che i ricchi continueranno a derubare il resto di noi.
Forse il motivo è che i ricchi sono molto abili nel nascondere
ciò che fanno.” --Andrew Greeley
La corruzione e la bancarotta
morale assumono molte forme. Esse sono solitamente il risultato finale di
un'insaziabile desiderio di denaro, potere e privilegio, al di là di
ogni decenza. E il denaro in politica è il fulcro di quasi tutte le
forme di corruzione.
Negli
Stati Uniti, per esempio, il grande capitale è così centrale per
la politica e per il funzionamento dei partiti politici che chiunque sia
candidato ad alti incarichi, anche se personalmente già milionario,
è obbligato a corteggiare coloro che possiedono grandi quantità
di soldi. Molti buoni candidati si rifiutano perciò di intraprendere, o
abbandonano presto, le campagne presidenziali, perché non vogliono
sottomettersi a questo genere di prostituzione.Come conseguenza degli accordi
che devono essere fatti per raccogliere le grandi quantità di moneta
necessarie ad avere successo, è difficile per qualunque amministrazione
non rimanere invischiata in una rete di scandali. Infatti, le grosse somme di denaro
sono la chiave per avere influenza a Washington, e i soldi usati per corrompere
i politici portano infine ad avidità e scandali. E successo
all'amministrazione Nixon (scandalo Watergate), all'amministrazione Carter
(scandalo Lance), all'amministrazione Reagan (scandalo Iran-Contra),
all'amministrazione di George H. W. Bush (scandalo Iraqgate) e ora
all'amministrazione di George W. Bush.
C'è
stato lo scandalo Enron, lo scandalo Abramoff, e lo scandalo Tom DeLay. Subito dopo
lo scandalo Enron, per esempio, fu reso pubblico il fatto che la Enron aveva
speso un totale di $ 5,8 milioni per finanziare le elezioni federali americane,
su di un periodo di 12 anni, con il 73% del denaro che andava ai repubblicani.
71 senatori su 100 e 188 membri del congresso su 435 beneficiarono della
generosità dell'azienda. Lo stesso presidente George W. Bush, un
infaticabile oppositore di qualunque riforma dei finanziamenti per le campagne
elettorali, ricevette $ 826.000 da questa sola azienda del Texas in un periodo
di otto anni da che si candidò per la prima volta come governatore di
quello Stato. Tutto ciò sembra essere parte di una pervasiva cultura
della corruzione.
La
rivelazione che il super lobbysta Jack Abramoff offrì $ 100.000 per incontrare
il presidente George W. Bush e il capo consigliere Karl Rove per spingere verso
leggi di suo piacimento è un'indicazione di come le cose possano
rapidamente degenerare, pure nella democrazia più solida. Il super
lobbysta Abramoff è stato uno dei principali finanziatori di George W.
Bush, e ciò lo ha reso ad honorem un “pioniere” di Bush. E,
in modo tipicamente americano, sia Abramoff che DeLay dicevano che Dio era in
qualche modo dietro le loro azioni. Da una parte Abramoff confessò :
“Io credo che le risorse che arrivano nelle mie mani siano dovute al
fatto che è Dio a metterle lì”. E nelle parole di DeLay,
“Io credo fermamente di essere innocente dalle accuse che mi vengono
rivolte. Crediamo che sia Dio a controllare le cose, infatti Egli fa in modo
che tutto vada bene per coloro che lo amano”. Questa è
un'indicazione che per alcuni, di fatto si mischiano la corruzione politica e
quella religiosa.
Infatti
ciò che il denaro compra a Washington, è l'accesso a quelle
posizioni di potere, la diretta influenza nel concepimento delle politiche
pubbliche e l'assegnazione preferenziale di posti di lavoro e succosi
contratti. La corruzione degli impiegati pubblici e del Congresso da parte di
lobbysti è ciò che ne segue. La corruzione politica diventa rapidamente
un circolo vizioso: i corruttori scelgono i politici che vogliono vedere in
carica gettando tonnellate di denaro nelle loro campagne elettorali, mentre i
politici così selezionati sono ansiosi di ripagare i loro benefattori
aprendo loro incarichi influenti e servendoli con remunerativi contratti. E
così via. In particolare, perché pensate che tutti i maggiori
candidati presidenziali democratici di quest'anno non siano contro un attacco
non provocato dell'America all'Iran? E' perché i benefattori del grande
capitale che stanno corteggiando sono tutti pesantemente filo israeliani. Sono
coloro che pagano a fare la politica. Questa potrebbe essere la principale
ragione del fatto che il 60% degli americani non si preoccupa di andare a
votare il giorno delle elezioni. Essi non sono apatici; sanno solo che la
plutocrazia non è democrazia e che non c'è una sola speranza che
il sistema si riformi da solo. La plutocrazia è il governo dei ricchi,
per i ricchi e nominato dai ricchi. Ciò è qualcosa di ben diverso
dalla visione di Lincoln della democrazia come governo “ della gente, per
la gente e nominato dalla gente”.
Quando
Paul Wolfowitz, il principale architetto della guerra contro l'Iraq, è
andato dal Dipartimento della Difesa Usa a dirigere la Banca Mondiale, il mondo
ha avuto una vivida dimostrazione di quanto possa essere corrotto il sistema
politico americano. Wolfowitz non aveva alcuna formazione (scienza politica) o
esperienza nella finanza, ma è stato nondimeno nominato presidente
dell'importante Banca Mondiale solo per i servizi che aveva reso.
Un altro
esempio è quello del curioso spettacolo offerto da Dick Cheney, membro
dell’ American Enterprise Institute ed ex amministratore delegato della
Halliburton Energy Services, che, nel 2001, si scelse da solo come vice
presidente di George W. Bush (egli era il comitato per la ricerca di un
vicepresidente di Bush) e, come direttore della squadra di transizione del
presidente eletto, si trovò nella posizione per nominare gran parte
degli alti funzionari della nuova amministrazione Bush. Come poteva fare
ciò, ci si potrebbe legittimamente chiedere? Inoltre, perché
George W. Bush, il 25 marzo del 2003, firmò l' ordine esecutivo 13292
che dava a Cheney il potere di declassificare l'intelligence e garantiva la maggiore
espansione dei poteri del vice presidente nella storia Usa? Perché Dick
Cheney ha finito con l'avere così tanto potere all'interno
dell'amministrazione che persino George W. Bush una volta scherzò sul
‘presidente Cheney’? a quanto ci risulta nessun scienziato politico
ha trovato risposte a queste domande.
Un'altra
forma di corruzione in America può derivare da questo primo tipo. Essa
proviene dal fatto che mentre i super ricchi si ingozzano con costosissimi
contratti militari e tagli alle tasse, i più poveri tra gli americani
stanno diventando relativamente sempre più poveri. Infatti, l'
ineguaglianza economica negli Usa è aumentata significativamente tra il
1979 e il 2006: durante questo periodo, più di un quarto di secolo, i
salari, tenuta conto l'inflazione, sono aumentati del 34% per coloro che sono
al vertice, i salari di coloro che stanno in mezzo sono aumentati dell'11,5% e
i salari di coloro che stanno in fondo sono rimasti stagnanti, aumentando di un
misero 4% in 27 anni. I recenti rapporti hanno anche mostrato che la
percentuale degli americani poveri che vivono in situazioni di forte
povertà ha raggiunto il massimo in 32 anni e il divario tra coloro che
hanno e coloro che non hanno è continuato ad aumentare.
Per
esempio nel 2005, 35 milioni di americani sono andati avanti senza avere
abbastanza da mangiare. A ciò è dovuto il fatto che 13 milioni di
bambini americani, cioè il 17,8%, viveva in forte povertà. E con
l'incremento a due cifre ogni anno dei costi sanitari, qualcosa come 47 milioni
di americani si trovano nella precaria situazione di non essere coperti da
alcuna assicurazione sanitaria, tutto ciò mentre il loro governo sta
sprecando miliardi e miliardi in tutto il mondo.
Ma forse
la più insidiosa corruzione in una democrazia avviene quando i
funzionari eletti non sono sinceri con la gente e si affidano a bugie e a
propaganda piuttosto che alla verità nei loro discorsi pubblici. Allora
la fiducia e la speranza vengono distrutte, e con esse la fibra morale della
nazione.
Tale
corruzione pubblica è spesso accompagnata da quella che alimenta la
corruzione politica, cioè la corruzione dei media. Quando il governo e i
media sono entrambi corrotti, ne conseguono tutte le altre forme di corruzione.
La sempre più incestuosa relazione che esiste tra ampi segmenti dei
media americani e il governo è la causa di ciò che avverrà
in futuro. Infatti, le macchine della propaganda sembrano aver sostituito il
genuino giornalismo investigativo in molte organizzazioni giornalistiche, dove
un esercito di “utili idioti” e urlanti scemi del villaggio si
sentono liberi di impegnarsi in campagne pubbliche di disinformazione ed
evidenti bugie.
Quando
avviene ciò, il risultato è la confusione e il disordine, ed
è allora che vengono commessi i peggiori errori. Il periodo tra il 2001
e il 2007 entrerà nella storia come il periodo in cui vennero raccontate
menzogne al popolo americano, sia dall'amministrazione Bush-Cheney che dei
maggiori media americani.
Ciò
ha portato, infatti, ad una dimostrazione di massiccia incompetenza e alla
mostruosa corruzione morale e finanziaria americana, che è stata vista
in Iraq, dove la banda demolitrice Bush-Cheney-Rumsfeld-Wolfowitz-Feith-Bremer
si è data a un orgia di distruzione che ha causato danni enormi e irreparabili,
non solo all'Iraq, alla sua economia e al suo popolo, ma anche agli Stati
Uniti, agli americani e al sistema internazionale di leggi e giustizia.
L'enorme abuso di denaro, la sospensione del diritto dell’ “Habeas
Corpus” e l' affidarsi a tecniche di tortura nell’ Iraq occupato
(Abu Ghraib) sono solo la punta dell' iceberg di ciò può essere
uno dei più grandi scandali di corruzione nella storia americana.
____________________________________________________________
Rodrigue
Tremblay
vive a Montreal, può essere contattato all'indirizzo mail rodrigue.tremblay@yahoo.com.
E' autore del libro 'The New American
Empire (Il Nuovo Impero Americano’.
Visitate il suo blog thenewamericanempire.com/blog.
Titolo
originale: 'Decadence, Waste, Corruption in the New American Empire - America's
"dance of the billions"'
Link
(Parte II): http://onlinejournal.com/artman/publish/article_1837.shtml
12.03.2007
Traduzione
per www.comedonchisciotte.org a cura di ALCENERO
2.
Una selezione di 20
citazioni dal presidente George W. Bush
19.11.2006
1."Credo che Dio voglia me come
presidente."
["I
believe God wants me to be president" is a Bush statement during a
meeting with Rev. Richard Land, head of the public
policy arm of the Southern Baptist Convention, in 1999.]
2. "Fui
scelto dalla grazia di Dio per condurre a quel momento."
([I was] "chosen by the grace of God to lead at that
moment",
is a Bush quotation reported by Michael Duffy in Time
magazine immediately after 9/11.)
3. -"Dio mi ha detto di colpire al-qaeda e io li ho colpiti, e
dopo mi ha istruito a colpire Saddam, cosa che ho fatto, e adesso sono
determinato a risolvere il problema nel medio oriente."
["God told me to strike at
al-Qaeda and I struck them, and then he instructed me to strike at Saddam,
which I did, and now I am determined to solve the problem in the Middle East.
"
comes from a remark made by Bush to Palestinian negotiator Nabil Shaath, made
to and reported by BBC News on Thursday, October 6 2005.]
4. "Credo che Dio
parli attraverso me. Senza non potrei fare il mio lavoro."
["I trust God speaks through me.
Without that, I couldn't do my job" is a Bush remark to a group of Amish people he met with privately on July 9,
2004, and as published by the Lancaster New Era, July 16, 2004.]
5. "Il problema col
Francese e' che non hanno una parola per 'entrepreneur'." (Nota:
enterpreneur, che significa impresario, e' una parola di origine
francese)
["The problem with the French
is that they don't have a word for 'entrepreneur'" comes from a remark made by
Bush during a discussion of the French economy during the 2002 G8 summit in
Kananaskis, Alberta, as reported in The Times (London), July 9, 2002.]
6. "Vedi,
nel mio modo di lavorare devi continuare a ripetere le cose piu' e piu' e piu'
volte ancora perchè la verita' ci sprofondi, come per catapultare la
propaganda."
["See, in my line of work you got
to keep repeating things over and over and over again for the truth to sink in,
to kind of catapult the propaganda." comes from remarks Bush made during a Social
Security Conversation at the Athena Performing Arts Center in New York on May
24, 2005.]
7. "Io voglio
solamente che voi sappiate che, quando parliamo di guerra, stiamo in realta'
parlando di pace."
["I just want you to know that,
when we talk about war, we're really talking about peace" is taken from a Bush speech at the
Department of Housing and Urban Development, Washington, D.C., June 18, 2002.]
8. "Questa
nozione che gli stati uniti si stiano preparando ad attaccare l'Iran e'
semplicemente ridicola. E detto cio', tutte le opzioni sono sulla tavola."
["This notion that the United States is
getting ready to attack Iran is simply ridiculous. And having said that, all
options are on the table" is a widely known remark that
Bush made during a press conference, after a meeting with EU leaders, in
Brussels, Belgium, on February 22, 2005.]
9.
"La cosa piu'importante per noi e' di trovare
Osama Bin Laden. E' la nostra priorita' numero uno, e non riposeremo fino a
quando non l'avremo trovato."
["The most important thing is for
us to find Osama bin Laden. It is our number one priority and we will not rest
until we find him" was recorded at a Bush White House press
conference in Washington, D.C., on September 13,
2001.]
10. "Non so
dove bin laden sia. Non ho idea e sinceramento non mi importa. Non e' cosi'
importante. Non e' la nostra priorita'."
["I don't know where bin Laden
is. I have no idea and really don't care. It's not that important. It's not our
priority" was recorded at George W. Bush's White House press
conference in the James S. Brady Briefing Room, Washington, D.C., on March 13, 2002.]
11. "Trovammo
le armi di distruzione di massa. Trovammo laboratori biologici...per quelli che
dicono che non abbiamo trovato i dispositivi di fabbricazione proibita o armi
proibite, avevano torto, li avevamo trovati."
["We found the weapons of
mass destruction. We found biological laboratories...for those who say we
haven't found the banned manufacturing devices or banned weapons, they're
wrong, we found them" is a statement Bush made in Washington, D.C., on May 29,
2003.]
12. "Oh,
no, non avremo nessuna perdita [in Iraq]."
["Oh, no, we're not going to have
any casualties [in Iraq]" is a statement made by Bush during a discussion in early 2003 about the
Iraq war with Christian Coalition founder Pat Robertson in Nashville,
Tennessee, and as quoted by Robertson himself.]
13. "Brownie
(Michael Brown della FEMA), stai facendo un diamine di lavoro."
["Brownie (Michael Brown
of FEMA), you're doing a heck of a job" is still fresh in everybody's
memory; it is a public statement made by Bush
about Michael D. Brown, head of Fema, following Hurricane Katrina, at Mobile
Regional Airport in Mobile, Alabama. on September 2, 2005.]
14. -"Se questa fosse stata una dittatura, sarebbe stato un sacco
piu' facile, solamente purche' sia io il dittatore."
["If
this were a dictatorship, it'd be a heck of a lot easier, just so long as I'm
the dictator" is taken from an audio clip of President-elect George W.
Bush, at a photo-op with congressional leaders during his first trip to Capitol
Hill, Washington, D.C., December 18, 2000; it was also reported on Online
NewsHour,
Washington, DC, December 18, 2000.]
15. "Queste
persone stanno cercando di agitare il desiderio dei cittadini iracheni, e
vogliono che noi andiamo via.. Penso che il mondo sarebbe stato piu ricco se
noi fossimo andati via..."
["These people are trying to
shake the will of the Iraqi citizens, and they want us to leave...I think the
world would be better off if we did leave..."/This was said by Bush during the presidential debate of September 20, 2004.]
16. "I nostri
nemici sono innovativi e pieni di risorse, e cosi'siamo noi. Loro non smettono mai
di pensare riguardo a nuovi mezzi per danneggiare il nostro paese e il nostro
popolo, e neanche noi."
["Our enemies are innovative and
resourceful, and so are we. They never stop thinking about new ways to harm our
country and our people, and neither do we."/Bush's remarks
video clipped in Washington, D.C., as he signed the
Defense Appropriations Act for Fiscal Year 2005, on August 5, 2004.]
17. "Non
ho la piu' pallida idea su cosa penso della politica internazionale."
[“I don’t have
the foggiest idea about what I think about international, foreign policy”
can be found in Bob Woodward's book "State of Denial".]
18. "Sono il
comandante - vedete, non occorre che spieghi - non ho bisogno di spiegare
perche' dico le cose. E' la cosa interessante dell'essere presidente."
["I'm the commander — see, I don't need to
explain — I do not need to explain why I say things. That's the
interesting thing about being president." can be found in Bob
Woodward's book "Bush at War".]
19. "Anch'io non
sono molto analitico. Sai, io non passo tanto tempo a pensare a me stesso, a
perche' faccio le cose."
["I'm
also not very analytical. You know I don't spend a lot of time thinking about
myself, about why I do things" was recorded by journalists aboard Air Force One, on June 4, 2003.]
20. "Molti iracheni
potranno sentirmi stanotte in una trasmissione radio tradotta, e ho un
messaggio per loro: se dobbiamo iniziare una campagna militare, sara' diretta
contro gli uomini senza legge che governano il vostro paese, e non contro di
voi."
["Many Iraqis can hear me tonight
in a translated radio broadcast, and I have a message for them: If we must
begin a military campaign, it will be directed against the lawless men who rule
your country and not against you" comes from the
transcript of a Bush speech made on March 17, 2003, days before the U.S.-led
invasion of Iraq.]
_________________________________
Rodrigue
Tremblay
è professore emerito di economia all'Università di Montreal e un
frequente contributore di Global Research. E' autore di 'The New American
Empire'.
I
riferimenti di ogni singola citazione si trovano al link dell'articolo
originale
Rodrigue
Tremblay
Fonte:www.thenewamericanempire.com/blog
Link: www.thenewamericanempire.com/tremblay=1046
1.
AIPAC, destra
religiosa e politica estera USA
2006-08-21
"La
maggior parte dei cittadini è ignara del fatto sconvolgente che durante
gli anni la nostra politica in Medio Oriente non è stata fatta da
esperti guidati dagli interessi nazionali fondamentali dell'America."
Paul
Findley, membro Repubblicano del congresso USA, (1961-83)
"Grazie
a dio abbiamo la AIPAC, il più grande tifoso ed amico che abbiamo al
mondo"
Ehud
Olmert, Primo ministro di Israele
"O
io definisco la politica sul Medio Oriente o è la AIPAC che lo fa."
Zbigniew
Brzezinski, consulente al National Security dell'amministrazione Carter
Nessuno può comprendere ciò che
avviene politicamente in USA senza essere cosciente che una coalizione
politica, dei principali gruppi pro-Likoud, degli intellettuali
neo-conservatori proisraeliani e dei sionisti cristiani, esercita un'influenza
terribilmente forte sul governo USA e le sue politiche. Col tempo, questa vasta
lobby proisraeliano, la cui punta di diamante è l'American Israel Public
Affairs Committee (AIPAC), ha esteso tutta la sua influenza su grandi parti del
governo USA, compreso l'ufficio del vicepresidente, il Pentagono ed il
dipartimento di Stato, oltre al controllo dell'apparato legislativo del
Congresso. È assistito nel suo compito da alleati potenti nell'ambito
delle due principali parti politiche, grandi mass media ed alcuni cosiddetti
"think tank" riccamente finanziati, come l'American Enterprise
Institute, la Heritage Foundation, o il Washington Institute for Near East
Policy.
La AIPAC è la
pietra angolare di questo sistema coordinato. Ad esempio, conserva le
statistiche dei voti su ogni rappresentante della Camera e del Senato, che sono
in seguito comunicate ai donatori politici perché agiscano di
conseguenza. La AIPAC organizza inoltre regolarmente viaggi tutto-spesato in
Israele e riunioni con i ministri israeliani e personalità per i membri
del congresso ed il loro personale, e per politici Americani locali o di altri
stati. Non ricevere questo imprimatur è un handicap pesantissimo per
qualsiasi politico americano ambizioso, anche se può contare su una
fortuna personale. A Washington, per avere un accesso più facile alle
istanze decisionali, la Lobby ha anche sviluppato l'abitudine di reclutare il
personale per gli uffici dei senatori e dei membri della Camera. E, quando le
elezioni arrivano, la lobby si assicura che i politici tiepidi, propensi
all'indipendenza, o dissidenti, siano puniti e battuti. È una fonte di
tale potere politico, con il finanziamento delle campagne e la propaganda nei
mass media, che nessun politico USA può osare ignorare le sue richieste
senza temere di essere distrutto. Come il cronista veterano Robert Novak ha
recentemente segnalato, grazie all'influenza dell'AIPAC e della lobby,
"Washington rimane soprattutto una zona bipartisan senza critica per Israele."
È comprensibile.
Le tecniche dell'AIPAC sono così efficaci che si può facilmente
avere l'impressione che è "un governo parallelo" a Washington
DC. Secondo le parole del suo presidente, Howard Friedman, consegnate in un
bollettino pretenzioso oltre ad ogni misura destinato ai simpatizzanti, si
fonda in particolare su due tecniche:
1 - "L'AIPAC
incontra ogni candidato in corsa per il Congresso. Questi candidati ricevono
briefing dettagliati per aiutarli a comprendere completamente la
complessità della situazione di Israele e dell'insieme del Medio
Oriente. Chiediamo anche ad ogni candidato di scrivere un "documento di
posizione" sui loro punti di vista della relazione USA-Israele,
così la loro posizione a questo riguardo è chiara."
2 - "I membri del congresso,
il personale ed i funzionari dell'amministrazione, sono portati a dipendere
dagli appunti del AIPAC. Sono persone molto occupate e sanno che possono
contare sulla AIPAC per analisi chiare. Presentiamo quest'informazione in forma
concisa ai funzionari eletti. Le informazioni e le analisi sono impeccabili
- dopo tutto, è in gioco la nostra reputazione. Ciò ha per
conseguenza una politica ed una legislazione che garantiscono la sopravvivenza
di Israele.
Dubito che ci sia un
qualunque paese democratico al mondo dove i candidati devono passare un test
ideologico decisivo per avere una possibilità di essere scelti come
candidati e di essere eletti. Così, chi potrebbe biasimare AIPAC di
essere convinto di tenere sotto controllo il congresso USA? Se la AIPAC fosse
un'impresa, potrebbe essere oggetto di una Federal Trade Commission (FTC),
un'indagine federale antitrust ed anti-cartello per accaparramento del mercato.
Di conseguenza, non
dovrebbe essere sorprendente che, a Capitol Hill, "La Lobby" sembra condurre
la barca, a tal punto da avere il controllo quasi completo della politica
estera USA ed altre politiche, come quella della difesa, sono diventate
l'equivalente di uno scherzo. Non siamo alla manipolazione del consenso, ma
piuttosto di una situazione equivalente all'omologazione totale della
volontà di allineare le politiche USA sulle politiche israeliane, ogni
volta che gli interessi di Israele in Medio Oriente sono in gioco. Un paese
totalitario non funzionerebbe differentemente. La AIPAC ha tale influenza su
Washington che a volte si può essere perdonati per aver confuso Tel-Aviv
con Washington DC. Un esempio recente: la AIPAC ha redatto una risoluzione di
sostegno ad Israele nei suoi bombardamenti selvaggi ed illegali sul Libano. Il
20 luglio 2006, la risoluzione fu votata all'unanimità dai 100 membri
del Senato, ed il voto della Camera fu da 410 ad 8. Caso chiuso.
Per molti anni,
l'influenza della Lobby restò nascosta, ignorata o dissimulata dai mass
media che essa stessa controllava e dalla maggior parte dei commentatori.
Tuttavia, il 10 marzo 2006, due rispettati specialisti americani, i professori
Stephen Walt dell'Universita di Harvard e John Mearsheimer
dell'Università di Chicago pubblicarono uno studio su The London Review
Of Books, intitolato "La Lobby israeliana e la politica estera
Americana", sull'influenza sproporzionata che questa Lobby di interessi
particolari esercita sulla politica estera USA. Dice che la AIPAC è
"l'organizzazione più potente e più conosciuta" di una
Lobby pro-israeliana che distorce sistematicamente la politica estera USA. Lo
studio concludeva che Israele aveva svolto un ruolo principale per spingere
l'amministrazione Bush nella guerra contro l'Iraq, ed argomentava che
l'influenza della Lobby proisraeliana sulla politica estera USA era negativa
sia per Israele che per gli USA. Dopo ciò, nessuno potrà fingere
di ignorare l'influenza corrosiva di questa potente Lobby sulla politica estera
USA.
Un altro esempio del tipo
di potere che la Lobby detiene al giorno d'oggi a Washington DC è il suo
successo nello stabilimento nel dipartimento di Stato, con il denaro dei
contribuenti, di un'agenzia di interessi particolari, chiamata "Ufficio
sull'antisemitismo globale". In un movimento che fa pensare a ciò
che si è prodotto durante i secoli passati sotto regimi totalitari,
questa nuova "agenzia" è completamente dedicata alla
sorveglianza nel mondo dei casi, tra le altre cose, di critica di Israele o
delle politiche USA proisraeliane. La creazione di questo nuovo dipartimento
d'inquisizione è stata autorizzata da una legge, (H.R. 4230), che il
Presidente George W. Bush ha firmato il 16 ottobre 2004. Chi dice che la
realtà non è più ignota della finzione!
I cosiddetti Sionisti Cristiani (leggi QUI) esercitano anche un'importante influenza sulla politica
estera USA, specialmente per ciò che riguarda il Medio Oriente. La loro
propaganda ha così ben funzionato che oggi, il quaranta per cento degli
americani credono che Israele è stato direttamente dato al popolo ebreo
da "Dio". Un terzo degli americani crede anche che la creazione dello
Stato di Israele, nel 1948, dopo una campagna terroristica contro la Gran
Bretagna, sia una tappa verso il "secondo arrivo di Gesù
Cristo" e la "fine dei tempi". Per i più fanatici di
loro, la "guerra contro il terrorismo", qualsiasi cosa significhi,
sia una guerra di religioni tra il Cristianesimo e l'Islam. Con idee simili, il
mondo è tornato quattro secoli dietro, poiché l'ultima guerra di
religioni fu la Guerra dei 30 Anni tra protestanti e cattolici europei, dal
1618 al 1648.
Al giorno d'oggi, la
destra religiosa USA ha il suo ufficio di interessi particolari al Dipartimento
di Stato. È chiamato "Office of International Religious
Freedom" (Ufficio per la libertà religiosa internazionale), e la
sua missione principale è di immischiarsi degli affari interni di altri
paesi. Tale agenzia di Stato sembrerà andare contro la "parete di
separazione" tra la chiesa e lo Stato che il Presidente Thomas Jefferson
pensò di avere stabilito con il primo emendamento alla costituzione USA.
Tali incursioni governative in questioni religiose sono finanziate dallo Stato,
oltre all'Office of Faith-Based and Community Initiatives (Ufficio per le
iniziative confessionali e comunitarie) che l'amministrazione Bush creò
poco dopo il suo insediamento. Da quando l'occupante attuale della Casa Bianca
è un cristiano rinato che cova idee che sono vicine a quelle avanzate
dalla destra cristiana USA, ciò non dovrebbe troppo stupire se la
politica dell'amministrazione Bush in Medio Oriente ha colorazioni religiose
molto forti.
In qualsiasi governo, si
deve osservare dietro le tende per vedere chi muove realmente i fili e chi
orienta le politiche. Nel caso dell'amministrazione Bush-Cheney, si deve essere
a conoscenza della Lobby e della "destra religiosa". Senza questa
conoscenza, non si potrà comprendere la direzione presa da certe
politiche.
_______________________________
di Rodrigue TREMBLAY, professore emerite di
scienze economiche all'università di Montreal. Può essere
raggiunto alla mail rodrigue.tremblay@yahoo.com.
E'
autore del libro 'The New American Empire' (Il Nuovo Impero Americano).
Tradotto
da Marco M per www.pressante.com.
(Home: TheNewAmericanEmpire.com)